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Conclusa con successo la settima edizione delle Giornate della laicita’ di Reggio Emilia

Si sono concluse domenica 24 aprile le Giornate della Laicità 2016, aperte venerdì da un frizzante incontro con l’irriverente Premio Nobel Dario Fo e chiuse da una stimolante lezione magistrale della filosofa femminista Annarosa Buttarelli. Le Giornate sono state un momento molto importante di riflessione e incontro, con un grande successo di pubblico in termini di partecipazione e soddisfazione.
Vorremmo portarvi, a mo’ di chiusura, una breve sintesi dei pensieri espressi nell’ultimo appuntamento da Annarosa Buttarelli, la quale ha argomentato su “Governare il mondo senza appropriarsene. Nuove democrazie per una nuova parità”.

“”Come il femminismo può aiutare il discorso della laicità è stato il motivo conduttore della sua intensa esposizione; il punto centrale ha ruotato intorno al male che ha prodotto nella società il tema dell’identità e dell’appartenenza, intesa come identificazione in un gruppo, in una comunità, in una appartenenza, appunto. Se da una parte bisogna riconoscere e proteggere gli aspetti irrinunciabili di coscienza di ciascuno di noi che ci orientano in ogni momento della nostra vita, dice Buttarelli, dall’altra per avere una postura laica occorre testimoniare nessuna appartenenza per essere a disposizione della fluidità dei contesti e delle relazioni. Le forme radicali (nel senso di radici) che orientano la nostra vita (la tensione verso la giustizia, la libertà…) sono state piegate nelle forme identitarie secondo la mentalità dicotomica… Questa modalità di pensiero funziona per inclusione ed esclusione, sostiene che “chi non è dentro, è fuori”, proprio nel senso di “non essere”.
Essere laici significa muoversi nel desiderio di trasformazione, significa portare avanti una politica del desiderio, non estranea all’idea di conflitto, inteso nella sua accezione costruttiva. Questo è l’apporto radicale che il movimento delle donne ha da sempre portato come contributo alla laicità.
Il femminismo della libertà rifugge dall’identificarsi in una cultura esclusiva del femminile contrapposta a una maschile. È possibile tracciare un percorso che ha un valore umano radicale importante, senza appartenere a nulla, né a una storia né a una cultura codificata. Le donne dei diversi femminismi, a partire da quello dell’emancipazione risalente ai primi del novecento, si sono mosse così, generando un tesoro di saggezza, di pensiero e di pratiche che tutti dovremmo conoscere leggendo di più.
Ad arricchire questa traiettoria di pensiero Buttarelli introduce la differenza tra potere e autorità e da qui un riferimento al suo ultimo saggio “Sovrane”, dove un’altra declinazione di laicità coincide con l’autorità di riconoscersi capaci di un agire sensato indipendentemente dalla costrizione istituzionale.
Lo snodo si produce nel de-costruire il discorso dell’appartenenza a favore del merito delle questioni.
È una magistrale lezione di laicità che la filosofa ha portato alla platea attenta e partecipe di uomini e donne presenti alle Giornate, ribadendo più volte che anche la laicità può diventare una chiesa se non presta attenzione al pensiero e alla pratica che porta avanti.””

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