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Concorsi truccati e spartizione di cattedre. Cosa sappiamo dell'inchiesta di Firenze

Un’inchiesta destinata a fare scuola, quella che ha portato oggi a 150 perquisizioni e all’arresto di sette docenti in tutta Italia, con l’accusa di essersi spartiti cattedre universitarie e di aver truccato concorsi. L’operazione parte dalla procura di Firenze, guidata da Giuseppe Creazzo. Oltre agli arresti, effettuati dalla Guardia di Finanza, anche 52 indagati interdetti allo svolgimento delle funzioni di professore universitario.

L’inchiesta partita dalla denuncia di un ricercatore

L’operazione è stata denominata ‘Chiamata alle armi’ e ha preso le mosse dal tentativo di alcuni professori universitari di indurre un ricercatore universitario, candidato al concorso per l’Abilitazione Scientifica Nazionale all’insegnamento in Diritto tributario, a ‘ritirare’ la propria domanda, per favorire un terzo soggetto in possesso di un profilo curriculare notevolmente inferiore, con la promessa che si sarebbero adoperati con la competente Commissione giudicatrice per la sua abilitazione in una successiva tornata, come ricostruisce il Corriere della Sera. È stata proprio la denuncia del ricercatore a far partire un’indagine a valanga che ha portato ad attivare le misure cautelari per sette docenti di diritto tributario: Guglielmo Fransoni, tributarista di uno studio fiorentino e professore a Lecce; Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese); Fabrizio Amatucci, professore a Napoli; Alessandro Giovannini (Università di Siena); Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino); Adriano Di Pietro (Università di Bologna); Valerio Ficari (professore a Sassari, supplente a Tor Vergata-Roma).

Tra gli indagati anche un ex ministro

Repubblica spiega che tra gli indagati c’è anche l’ex ministro Augusto Fantozzi. “Il professore è completamente e indubitabilmente estraneo ai fatti in contestazione in primo luogo perché era già andato in pensione all’epoca degli avvenimenti oggetto di indagine. La sua integrità è altresì testimoniata da una limpida e unanimemente apprezzata carriera accademica”, ha affermato l’avvocato Antonio D’Avirro, difensore di Fantozzi. “Il professore – prosegue l’avvocato – sarà lieto di fornire tutti i chiarimenti necessari nell’incontro con  i magistrati, che auspica possa avvenire il prima possibile”.

In una cena tra docenti di diritto tributario, avvenuta nel giugno del 2014 in un ristorante di Roma, Fantozzi aveva sottolineato la necessità “Di trovare persone di buona volontà”, che “ricostituiscano un gruppo di garanzia che riesca a gestire la materia dei futuri concorsi”, riporta Il Secolo XIX. L’ex ministro definisce questo gruppo, seppur scherzosamente, “la nuova cupola”.

“Sistematici accordi corruttivi”

Questa circostanza sembrerebbe confortare la nota della Guardia di Finanza, riportata dal Sole 24 Ore, che spiega come le indagini abbiano consentito di accertare “sistematici accordi corruttivi tra numerosi professori di diritto tributario”, alcuni dei quali pubblici ufficiali poiché componenti di diverse commissioni nazionali nominate dal Miur, finalizzati a rilasciare abilitazioni “secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori”, per soddisfare “interessi personali, professionali o associativi”.

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha fatto sapere di voler vedere la fine dell’inchiesta e ha anche anticipato che entro ottobre sarà introdotto un codice di comportamento sull’università sul quale il Miur sta già lavorando. “La bozza è pronta da luglio, ora è in consultazione e vogliamo concludere assolutamente entro ottobre”, ha spiegato precisando che i fatti che hanno dato spunto all’inchiesta Gdf si riferiscono a procedure di abilitazione relative al 2012/2013.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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