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Confessioni religiose in Tv: scandaloso il monopolio vaticano

Articolo di Maria Mantello (blog MicroMega 29.2.16)

“” Min Cul Pap (Ministero Cultura Papista) è il significativo titolo del recente numero di Critica Liberale, che pubblica anche quest’anno il suo dossier sullo spazio dato dalle tv nazionali “generaliste” alle confessioni religiose. Poiché a farla da padrone è la religione cattolica con un crescente accaparramento dell’etere, si spiega il titolo scelto dalla rivista. «Siamo di fronte a un vero e proprio monopolio del Vaticano» – mi dice sconsolato il direttore Enzo Marzo – «Un ingiustificato schiacciamento del pluralismo religioso. Alle altre confessioni religiose non restano che briciole, e spesso neppure quelle. Non si può neppure parlare di informazione religiosa nella comunicazione televisiva. Si tratta semplicemente di una massa enorme di propaganda che non ha nulla a che vedere con la fede religiosa, visto che la trattazione di temi religiosi è affrontata solo dagli ebrei e dagli evangelici, relegata in rubriche autogestite e nei palinsesti notturni». La fondazione Critica Liberale si occupa da anni di queste inchieste, avvalendosi del lavoro della Geca Italia (fa rilievi h24), la stessa società a cui si rivolge l’Agcom.

Questo “V rapporto sulle confessioni religiose e Tv” con annesso il “VI rapporto sui telegiornali” riguarda la stagione televisiva 1 settembre 2014/31 agosto 2015, e ci offre una quantità enorme di notizie a dati, che grafici e tabelle pianificano e raggruppano per tipologie: telegiornali, fiction, opere cinematografiche, rubriche di intrattenimento e informazione, ecc
Nel vederli tutti insieme questi dati, con specificata incidenza percentuale e conteggio ore per le diverse confessioni, fa davvero impressione la dimensione di colonizzazione da parte della Chiesa.
Solo a prendere in considerazione i dati sui programmi di attualità, la religione cattolica occupa l’86%, con un 82,5% di interventi di suoi esponenti.
Non passa inosservato l’incremento di trasmissioni dedicate a miracoli, misteri della fede, apparizioni mariane, guarigioni portentose, visite a santuari, storie di santi… con primato per la star del momento Padre Pio.
Anche lì, dove l’attenzione sembrerebbe volta alla promozione di un incontro tra le fedi: è il caso della super “generalista” Rai1 con la sua rubrica “Dialogo”, fa riflettere l’abbondanza di puntate su: “Le missioni francescane in Messico”, “Papa Francesco a Redipuglia”, “La figura di Papa Francesco”, “Speciale dedicato alla visita di papa Francesco a Scampia”, “La presenza dei cattolici in Cina”, “I cristiani in Cina”, “La comunità francescana nelle Filippine”,“Le missioni francescane in Messico”, “Mostra sui Manoscritti francescani all’ONU”, ecc.
La situazione diventa ancor più inquietante nei telegiornali, dove gli spazi accordati a soggetti cattolici sono oltre il 96%; con l’eccellenza di Rai 1, che si aggiudica una media del 98, 55% negli ultimi sei anni!.
Ma la voce che la dice lunga sull’intento di favorire una normalizzazione alla cattolicità è l’aumento esponenziale delle fiction religiose. Decuplicate dal 2010 ad oggi, sono raddoppiate nell’ultimo anno: quota 630, per un totale di ben 487 ore. Questo ultimo (?) record è per grazia di Rete4 (da 22 a 56 ore); ma soprattutto di Rai2 (da 19 ore a 282 ore) con l’overdose dello sceneggiato: “Il tocco dell’Angelo”: 345 puntate, con repliche spalmate mattina e sera.
In questo rapporto, anche solo a sfogliarlo, colpiscono i colorati grafici a torta, dove l’abbuffata è sempre per la religione cattolica!
«I dati che fornisce “Critica liberale” quest’anno – mi specifica Enzo Marzo – sono particolarmente scandalosi. Ogni stagione che passa il monopolio vaticano sulle trasmissioni si accentua. La comunicazione nelle trasmissioni di informazione e di attualità raggiunge persino il ridicolo. Se pensiamo poi che delle quasi 60 ore di programmi che hanno trattato temi religiosi solo l’1,7 % (pari a un’ora in tutto l’anno) ha informato sulle vicende relative agli scandali vaticani, ai casi di pedofilia, agli illeciti finanziari, alla corruzione».
Ed io gli faccio osservare un poco provocatoriamente: Allora, altro che le tre “ I” del giornalista: Indipendente, Irriverente, Impertinente!
Ed ecco arriva lo spillo sagace di Enzo Marzo: «I dati ci dimostrano che nella tv pubblica i giornalisti hanno ridotto le tre “I” ad una sola: sono solo Inginocchiati».
Ogni cittadino democratico, ovvero laico, dovrebbe sentire quantomeno qualche brivido lungo la schiena!””

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