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Consip: truccati i nastri su Tiziano Renzi e Romeo. Sospetti su un carabiniere

Giampaolo Scafarto, capitano del Noe, è indagato dalla Procura di Roma per il reato di falso per aver riferito in una informativa, girata alla magistratura, della presenza di soggetti legati ai servizi segreti nel corso di alcuni accertamenti svolti in ambito Consip e per aver attribuito all’imprenditore Alfredo Romeo la frase (riportata nell’informativa e legata a una conversazione ambientale intercettata nel dicembre scorso negli uffici della Romeo Gestioni) “… Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato”.

Come riporta Repubblica, l‘analisi dei nastri disposta dal procuratore Pignatone e dal sostituto Palazzi ha rivelato che in reraltà quella frase era stata pronunciata dall’ex parlamentare Italo Bocchino. Dal che si deduce che non vi sarebbero prove di un incontro fra Tiziano Renzi e Romeo al contrario di quanto sostenuto nell’informativa trasmessa ai pm. Ieri Scarfato è stato convocato in Procura e si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’indagine condotta dal Nucleo Tutela Ambiente dell’arma del Carabinieri sul caso Consip è stata deliberatamente manipolata in due significativi passaggi allo scopo di accreditare falsamente una attività di disturbo dei Servizi segreti –  e dunque implicitamente di Palazzo Chigi – sulle indagini che l’Arma stava conducendo sull’imprenditore Alfredo Romeo e sui suoi rapporti con Tiziano Renzi, padre dell’allora premier Matteo.

Compiuto un vero e proprio depistaggio

A differenza di quanto sostenuto nell’informativa trasmessa ai pubblici ministeri, – si legge sul Corriere della Sera – non c’è alcuna prova che Romeo, tuttora in carcere per corruzione di un funzionario della Consip, e Renzi si siano incontrati. Gli atti sarebbero stati falsificati, secondo l’accusa, anche attribuendo ai Servizi segreti un ruolo di pedinamento nei confronti degli investigatori dell’Arma. In realtà gli stessi carabinieri avevano accertato che la persona notata mentre venivano recuperati i “pizzini” nella spazzatura adiacente gli uffici della “Romeo Gestioni” era un cittadino residente nella stessa strada. Secondo la Procura sarebbe stato compiuto dunque un vero e proprio depistaggio prima della decisione, presa dagli stessi magistrati romani, di ritirare la delega al Noe e affidarla ai carabinieri del Comando Provinciale di Roma.


I protagonisti

  • Alfedo Romeo, imprenditore. Indagato per corruzione
  • Marco Gasparri, dirigente della Consip. Indagato per corruzione
  • Luca Lotti, ministro dello Sport. Indagato per rivelazione di segreto d’ufficio
  • Tullio Del Sette, comandante generale dei Carabinieri. Indagato per rivelazione di segreto d’ufficio
  • Italo Bocchino, ex parlamentare Pdl e consulente di Romeo. Indagato per traffico di nfluenze
  • Tiziano Renzi, imprenditore, padre dell’ex premier Matteo. Indagato per traffico di influenze
  • Carlo Russo, imprenditore farmaceutico. Indagato per traffico di influenze
  • Emanuele Saltalamacchia, comandante della legione Toscana dei Carabinieri. Indagato per rivelazione di segreto d’ufficio

Che cosa è la Consip

E’ una società per azioni del Ministero dell’Economia che ne è l’azionista unico e ne decide gli indirizzi strategici, lavorando al servizio esclusivo della Pubblica Amministrazione. Nata nel 1997 svolge attività di consulenza, assistenza e supporto nell’ambito degli acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche. Una ‘centrale di committenza’ che realizza il programma di razionalizzazione degli acquisti, supporta le singole amministrazioni su tutti gli aspetti del processo di approvvigionamento.

Secondo quanto ricostruito dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzi, sulla base delle intercettazioni telefoniche e ambientali, dei documenti sequestrati, dei ‘pizzini’ che il titolare della Romeo Gestioni spa usava per comunicare con Gasparri sapendo già di essere oggetto di una indagine e della confessione resa mesi fa agli inquirenti dallo stesso dirigente Consip, l’imprenditore campano puntava ad aggiudicarsi almeno un lotto da 143 milioni di euro (dei 18 messi in gara) per l’affidamento di servizi in una serie di palazzi istituzionali della Capitale.

Pur di vincere quell’appalto e riscattarsi dalle sonore batoste maturate anni prima in Consip, Romeo era disposto a tutto: dal pagamento di tangenti da destinare a un soggetto interno alla Consip che fosse a sua disposizione (il ‘prototipatore’ Gasparri, abile nel confezionare bandi ‘ad hoc’ per favorire un’impresa piuttosto che un’altra) alla ricerca di appoggi all’interno della cosiddetta ‘alta politica’, contando principalmente sulle conoscenze acquisite da Bocchino (consulente ‘facilitatore’ di Romeo). Il tutto – rileva il gip Gaspare Sturzo nella sua ordinanza di custodia cautelare – “al solo scopo di indurre i vertici della Consip ad assecondare le mire dell’illecita concorrenza degli imprenditori piu’ avvezzi a tali sistemi”.

La Consip spiegata dal suo amministratore delegato

“Romeo, ultimamente, e cioè subito dopo l’estate – ha riferito agli inquirenti lo scorso dicembre Gasparri – mi disse che aveva fatto un intervento sui vertici Consip attraverso il massimo livello politico; non mi disse chi era il politico o i politici presso i quali era intervenuto ma mi disse che si trattava del ‘livello politico più alto'”. Secondo Gasparri, denunciato a piede libero per corruzione, le pressioni esercitate sui vertici di Consip da parte di Romeo erano frutto di una “ossessione” dell’imprenditore che “riteneva di essere vittima di un complotto all’interno di Consip e di essere discriminato, nel senso che riteneva che i vertici Consip favorissero la società Cofely, capogruppo di un raggruppamento temporaneo di imprese di cui faceva parte anche una società riconducibile a tale Bigotti, imprenditore che, a suo dire, era legato all’onorevole Verdini”.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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