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Consultazioni: istruzioni per l'uso

Con l’avvio delle consultazioni si apre una fase delicata della politica italiana. I media seguono l’evolversi della situazione, ma spesso utilizzando termini che per politici e giornalisti sono ovvi come una chiave inglese per un idraulico, mentre per chi nella vita si occupa d’altro o non è appassionato della materia sono spesso oscure. Ecco dunque un manuale per seguire passo passo la vicenda.

SALIRE AL QUIRINALE (o al Colle): non è una passeggiata di salute, ma la decisione del presidente del Consiglio, che lavora nella sede del governo a palazzo Chigi, di andare a confrontarsi con il presidente della Repubblica. Quest’ultimo, che attualmente è Sergio Mattarella, lavora nella sede della presidenza della Repubblica, che è il palazzo del Quirinale. Il tratto di strada tra i due palazzi è, appunto, in salita poiché il Quirinale sorge sull’omonimo colle di Roma.

CONSULTAZIONI: quando c’è una crisi di governo il Presidente della Repubblica chiama uno a uno al Quirinale gli ex presidenti della Repubblica e i capigruppo delle diverse forze politiche (eventualmente accompagnati dai rispettivi leader) per consultarli sulla loro volontà. Ogni gruppo spiega al Capo dello Stato se intende sostenere un governo, quale, con quali altre forze politiche.Oppure se preferisce che si vada a elezioni anticipate. Ci possono essere più giri di consultazioni prima che si giunga a una soluzione.

STUDIO ALLA VETRATA: è lo studio al piano nobile del Quirinale dove il Capo dello Stato riceve i politici per le consultazioni.

MANDATO ESPLORATIVO: il presidente della Repubblica, se nelle consultazioni non è emerso il nome di un possibile presidente del Consiglio condiviso da una maggioranza di parlamentari, può dare a una personalità terza (magari istituzionale come uno dei presidenti delle Camere) l’incarico di verificare se almeno esiste una maggioranza che sostenga un governo a un esponente non troppo caratterizzato politicamente e quindi divisivo. Il mandato esplorativo, se ha esito positivo, può diventare incarico di formare il governo.

PREINCARICO: il Presidente della Repubblica può decidere (come fece Napolitano con Bersani nel 2013) di affidare un incarico non pieno a chi ha maggiori possibilità di trovare una maggioranza pur non avendo tutti i numeri necessari. Se trova anche gli ultimi voti il preincarico si può trasformare in incarico pieno per diventare premier, altrimenti deve tornare al Quirinale e il Presidente cercherà una altra personalità a cui affidare il tentativo di dar vita a un governo. 

GOVERNO POLITICO: è un governo che ha una maggioranza politica coesa, uscita dal voto delle elezioni politiche in base ad accordi sul programma e, in linea di massima, sul nome del presidente del Consiglio.

GOVERNO ISTITUZIONALE: è un governo che, nell’impossibilità di avere un governo politico, viene guidato da una figura istituzionale (di solito uno dei due presidenti di Camera o Senato).

GOVERNO DEL PRESIDENTE: è un governo il cui presidente del Consiglio è scelto dal presidente della Repubblica in quanto figura di spicco e prestigiosa, anche se non politica. Anche il programma di governo è fortemente suggerito dal Capo dello Stato.

GOVERNO TECNICO: governo guidato da una personalità tecnica, di solito proveniente dal mondo economico e non eletto alle elezioni, chiamato dal Capo dello Stato in una fase di fibrillazione delle istituzioni per una crisi economica.

GOVERNO DI SCOPO: è un governo che può esser guidato da un politico, un tecnico o una carica istituzionale, ma ha un programma chiaro e delimitato a pochissimi punti. Solitamente si tratta di uno o due punti di programma, che vanno dall’approvazione della legge di bilancio a una riforma istituzionale o elettorale. 

APPOGGIO ESTERNO: alcuni gruppi parlamentari possono decidere di non far parte della maggioranza, di non entrarvi, ma di permettere comunque che il governo nasca. I parlamentari di questi gruppi non votano contro la fiducia, ma nemmeno a favore: di solito o si astengono o non partecipano al voto.

ELEZIONI ANTICIPATE: se dopo una crisi di governo nessuno dei mille tentativi possibili ha successo si va ad elezioni politiche prima che termini il tempo naturale previsto di 5 anni. 

FIDUCIA AL GOVERNO: quando il governo (o esecutivo) si presenta alle Camere, dopo un discorso del presidente del Consiglio che espone il suo programma, deputati e senatori
votano la fiducia. Se il governo la ottiene governa, altrimenti cade e si apre una crisi.

PASSAGGIO PARLAMENTARE: è l’occasione in cui il governo si presenta alle Camere, solitamente con un discorso del presidente del Consiglio (attualmente Matteo Renzi) e chiede ai parlamentari di dare un voto (si, no o astensione) al discorso e quindi al governo medesimo. Può anche concludersi senza un voto se il presidente del Consiglio, sentiti gli interventi dei capigruppo in Aula, decide di evitare che i parlamentari si esprimano e trae le sue conclusioni. Di solito dopo tale passaggio sale di nuovo al Colle per riferire al Capo dello Stato le sue intenzioni.

RIMPASTO: quando un governo ottiene di nuovo la fiducia dalle Camere, dopo aver però cambiato qualche ministro o sostituito uno o più partiti di maggioranza con altri. Si parla in questo caso di ‘bis’ (ad esempio Gentiloni bis).

REINCARICO: per avere un rimpasto il presidente della Repubblica deve dare di nuovo l’incarico di formare il governo allo stesso presidente del Consiglio che si è appena dimesso. E dunque gli affida il reincarico.

RIMANDARE ALLE CAMERE: il presidente della Repubblica chiede al presidente del Consiglio di verificare se ha ancora la maggioranza e lo manda alle Camere per ottenere il voto di
fiducia.

VERIFICA DELLA MAGGIORANZA: nel passaggio alle Camere si ha una verifica della tenuta della maggioranza, solitamente serve il voto dei deputati, ma in teoria può anche bastare il pronunciamento dei capigruppo.

CRISI DI GOVERNO: quando per diversi motivi il governo non ha più la fiducia della sua maggioranza o il presidente del Consiglio si dimette. Comincia un iter gestito dal presidente della Repubblica che porta o a un nuovo governo o a elezioni.

DIMISSIONI: quando il presidente del Consiglio, salito al Quirinale, comunica al presidente della Repubblica che non intende proseguire nel suo incarico. Il Capo dello Stato può chiedere al premier (presidente del Consiglio) di provare a formare un nuovo governo (e gli affida il reincarico) oppure accetta le sue dimissioni.

DIMISSIONI IRREVOCABILI: il presidente del Consiglio non accetta il reincarico e lascia definitivamente palazzo Chigi. Il presidente della Repubblica può dare l’incarico a un altro, dopo aver svolto le consultazioni, o può sciogliere le Camere se non c’è nessuna maggioranza per un altro governo.

PARLAMENTARIZZAZIONE DELLA CRISI: in passato le crisi di governo sono state spesso gestite tutte in consultazioni più o meno formali e non sono passate dal voto delle Camere. Ultimamente, salvo rari casi, si preferisce seguire alla lettera la Costituzione e decretare la crisi di governo con un voto di sfiducia di Camera o Senato. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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