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Contadino annega 7 cuccioli, il dna potrebbe incastrarlo

Sono morti annegati in un torrente gelido delle colline chieresi, a mezz’ora d’auto da Torino. Sette cuccioli meticci di appena due settimane, troppo piccoli per risalire quei pochi centimetri d’acqua in cui qualcuno, senza pietà, ha deciso di gettarli. A ritrovare i cagnolini, riversi sul fondo del rio, sono stati alcuni passanti, che hanno contattato il personale dell’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, che gestisce il vicino canile di Chieri.

Giunti sul posto insieme ai carabinieri, i dipendenti del canile hanno recuperato i cuccioli, adagiandoli su una stuoia distesa sul terreno. Il pelo morbido inzuppato d’acqua e nessun segno di violenza, probabile fossero ancora vivi quando sono finiti in acqua. 

Le indagini su sette piccoli corpi

I volontari del canile, che conoscono come le loro tasche il territorio e le usanze di chi abita nelle cascine, avanzano subito un’ipotesi: a uccidere i cagnolini potrebbe essere stato qualche contadino della zona. Perché sfamare sette cuccioli costa, più facile abbandonarli o eliminarli. In campagna, purtroppo, si fa così da secoli. Dal 2014, però, le cose sono cambiate e l’uccisione di animali è diventato un reato, previsto dall’articolo 544-bis del Codice penale e punito con la reclusione da 4 mesi a due anni.

«Abbiamo portato i cuccioli in canile – racconta Alessia Peruccio, dipendente del canile di Chieri – riponendoli in una cella frigorifero all’interno della nostra struttura. Quando i carabinieri ci hanno contattato per sapere che idea ci eravamo fatti dell’episodio, abbiamo subito pensato ai contadini e abbiamo fornito un elenco con le cascine del circondario». Proprio in una casa di campagna, abitata da un contadino di sessant’anni, i carabinieri e l’Enpa hanno notato una cagnetta con evidenti segni di un recente parto. Accanto, due cuccioli molto simili a quelli morti. «La cagnolina si trovava all’esterno dell’abitazione, incatenata, senza ciotola dell’acqua – riferiscono dall’Enpa – con i cuccioli vicini, riparati da una piccola tettoia in lamiera. Quando abbiamo comunicato al contadino che portavamo via il suo cane, non ha opposto nessuna resistenza».

Una barbara consuetudine

Un paio di anni fa, nello stesso corso d’acqua, era stata ritrovata un’altra cucciolata, ma per fortuna faceva caldo e i soccorritori erano riusciti a mettere in salvo i piccoli. «Episodi simili di abbandono sono frequenti – spiegano dall’Enpa – e interessano anche i gatti. Stavolta, però, sembra esserci la chiara intenzione di uccidere, non dei cuccioli appena nati, ma cagnolini con almeno quindici giorni di vita». «Non vogliamo demonizzare nessuno – aggiunge Alessia Peruccio – ma comunicare il nostro messaggio a tutti coloro che si ritrovano ad avere a che fare con situazioni simili. Il consiglio è sterilizzare le femmine, così da evitare cucciolate inattese».

Una volta sequestrata la possibile madre dei cagnolini, i carabinieri hanno chiesto al magistrato che si occupa del caso di predisporre un esame incrociato del dna, così da provare l’effettiva parentela tra l’esemplare requisito e i cuccioli uccisi.

Un esame che potrebbe essere eseguito all’Istituo zooprofilattico di Torino, che già è stato messo al corrente della vicenda.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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