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Corea, gli appelli del Papa non bastano: Pyongyang minaccia attacchi «spietati»

Soldati sudcoreani al confine con il Nord(©Ansa) Soldati sudcoreani al confine con il Nord

Domenico Agasso jr
Roma

«Non ci sono due Coree, ma un’unica famiglia». In occasione dell’incontro con la gioventù dell’Asia, nel giorno dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, papa Francesco, ha risposto così alla domanda di una ragazza: «Dite al Signore: aiutaci a fare l’unità, che non ci siano vincitori né vinti, soltanto dei fratelli. Ci sono due Coree, no è una, ma la famiglia è divisa… Preghiamo perché i fratelli che parlano la stessa lingua e appartengono alla stessa famiglia si riuniscano e che non ci siano vincitori né vinti, soltanto fratelli». Il giorno precedente, nel primo discorso del suo viaggio apostolico in Corea del Sud, aveva anche detto che il mondo è stanco della guerra, affermando alle autorità di Seul: la pace, in Corea come dovunque, si può ristabilire e custodire con «il paziente lavoro della diplomazia» e non per mezzo di «reciproche recriminazioni e dimostrazioni di forza». Aveva invocato il «dono della pace» da una terra «che ha sofferto e lungamente» a causa della sua mancanza, in cui «l’eredità nazionale è stata messa alla prova nel corso degli anni dalla violenza, dalla persecuzione e dalla guerra».

 

Ma per adesso queste parole del Pontefice argentine non hanno convinto l’altra Corea, quella del Nord. Pyongyang infatti minaccia attacchi «preventivi spietati» contro la Corea del Sud per le «contestate» manovre militari congiunte di Seul e Washington che prenderanno il via domani, nel giorno della partenza del Papa dopo cinque giorni di visita pastorale. È il “messaggio” diffuso dal regime attraverso la tv statale Kctv.

 

Dunque, neanche i ripetuti inviti alla pace rivolti da papa Francesco a due Paesi che «parlano la stessa lingua» e che sono divisi all’altezza del 38° parallelo hanno condotto all’abbandono da parte della Corea del Nord del consueto tono della propaganda. «Dichiariamo ancora una volta che daremo il via a più forti e spietati attacchi preventivi, dal momento che Stati Uniti e Sud hanno minacciato di implementare le loro strategie di deterrenza contro di noi nelle loro esercitazioni», ha riferito Kctv.

 

Seul e Washington hanno in programma di avviare domani le manovre annuali di quattro giorni, denominate “Ulchi Freedom Guardian”, che si concluderanno giovedì.

 

Il Nord ha da settimane denunciato l’iniziativa, vista come il piano di preparazione generale di un attacco ai propri danni, mentre Seul ha rimarcato il carattere «puramente difensivo» delle esercitazioni, tarate su un possibile attacco di Pyongyang.

 

Giovedì il regime ha lanciato, sotto la supervisione del leader Kim Jong-un, cinque razzi «innovativi e di precisione» dalla costa orientale verso il mar del Giappone: tre poco prima dell’atterraggio a Seul di papa Francesco e gli altri due poche ore dopo il suo arrivo. Su questa iniziativa da Pyongyang è arrivata la precisazione: i razzi a corta gittata lanciati nelle ore in cui il Papa metteva piede in Corea non erano collegati alla visita ma celebravano la ricorrenza dell’indipendenza norcoreana.

Fonte

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