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Corona si difende, "soldi nascosti per problemi di sicurezza"

Milano – I soldi nel controsoffitto non erano in nero. Al contrario rappresentavano il frutto di un “lavoro incessante di diversi mesi” e furono nascosti lì per “problemi di sicurezza”. Questa, in sintesi, la difesa di Fabrizio Corona durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Milano nel carcere di San Vittore. L’ex fotografo dei vip è stato arrestato lunedì con l’accusa di intestazione fittizia di beni riferita dopo il ritrovamento di 1 milione e 700mila euro nel controsoffitto dell’abitazione di una sua collaboratrice, Francesca Persi, titolare della società ‘Atena’. 

“Quei soldi erano leciti, frutto del lavoro incessante e frenetico di mesi. Dopo il 21 settembre volevo dare una svolta alla mia vita e avevo intenzione di pagare le tasse”, ha assicurato Corona, stando a quanto riferito dal suo legale, Ivano Chiesa. Il 21 settembre è la data in cui era stata fissata l’udienza davanti al tribunale della sorveglianza di Milano per discutere sull’affidamento in prova dell’ex agente fotografico. “Fabrizio ha risposto a qualunque domanda – ha sottolineato l’avvocato Chiesa – e ha chiarito tutti gli aspetti, fornendo addirittura elementi che la Procura non conosceva”.

Secondo la versione di Corona, il denaro fu nascosto “per problemi di sicurezza”. Il riferimento è, con ogni probabilita’, all’origine dell’inchiesta della Dda di Milano che ha portato in carcere l’ex re dei paparazzi e la sua collaboratrice: una denuncia di tentata estorsione da parte dello stesso Corona. Secondo quanto ricostruito dal gip nell’ordinanza di custodia cautelare, il 16 agosto scorso, poco lontano dall’abitazione dell’ex fotografo, era scoppiato un ordigno che aveva distrutto i vetri delle finestre del suo appartamento. Agli agenti di polizia intervenuti sul posto, Corona aveva riferito che “nei giorni precedenti aveva incontrato nel vicino corso Como due soggetti di origine calabrese” i quali “gli avevano chiesto di consegnargli la somma di denaro di 50mila euro“. Da quel momento, erano partite le intercettazioni telefoniche che, scrive il gip, hanno fatto emergere un “quadro di illeciti” attribuibili a Corona e alla sua collaboratrice.

Secondo l’avvocato, Corona ha anche precisato che “i conti in Austria sono due e lui e Francesca Persi hanno dato il consenso alla rogatoria. In questo modo, la procura non farà nessuna fatica ad andare a prendere il denaro. Denaro che – ha ribadito Chiesa – è frutto del lavoro incessante e frenetico iniziato quando Fabrizio ha ottenuto l’affidamento in prova e proseguito fino al giorno prima dell’arresto”. La versione dei due conti in Austria, tuttavia, non collima con quella dell’avvocato Cristina Morrone, difensore della Persi, secondo cui ci sarebbe solo un conto, quello citato nell’ordinanza di custodia cautelare dal gip. (AGI)

 

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