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Corsa a quattro per l'Eliseo. Chi sono e chi devono (ancora) convincere

Una poltrona per quattro, una manciata di voti di differenza e l’ombra del terrorismo sul voto. Alla vigilia dal primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, con quasi tre elettori su dieci ancora indecisi, la corsa per eleggere l’ottavo presidente della V Repubblica è apertissima a ogni risultato.

I candidati che hanno buone chances di superare il primo turno del 23 aprile e giocarsi l’Eliseo al ballottaggio sono appunto quattro, e si muovono tutti all’interno di una forchetta di cinque punti percentuali. Pochissimo, se si considera il margine di errore messo in conto dagli istituti demoscopici. I due favoriti al primo turno rimangono la leader del Front National, Marine Le Pen, che secondo diversi analisti potrebbe ‘beneficiare’ del clima nel Paese all’indomani dell’attacco a Parigi, e il centrista Emmanuel Macron

I ‘PICCOLI’ IN CORSA

Le previsioni di voto

Macron si conferma in prima posizione nelle intenzioni di voto, secondo un sondaggio dell’istituto Elabe per BFMTV e l’Express effettuato il 19 e 20 aprile, dunque prima dell’attacco sugli Champs Elysees.

  • il candidato centrista otterrebbe il 24% dei voti, stabile rispetto a un’inchiesta analoga realizzata il 16 e 17 aprile
  • la candidata di estrema destra registra un calo di 1,5 punti con il 21,5%. Il suo vantaggio sugli altri due favoriti si assottiglia
  • il candidato del centrodestra, Francois Fillon recupera lo 0,5% e arriva al 20%
  • il candidato di estrema sinistra, Jean-Luc Melenchon, fa un balzo di 1,5 punti e si attesta al 19,5%.

Il distacco tra i tre inseguitori di Macron è talmente ridotto che l’esito del voto del primo turno è “molto incerto”, riconosce l’istituto Elabe in una nota. Il 23% delle persone interrogate ha detto di poter ancora cambiare idea.

Staccato e ormai quasi senza chances, stando ai sondaggi, il candidato ufficiale dei socialisti, Benoit Hamon, il ‘frondista’ ex ministro del governo Valls che ha subito un contrappasso perfetto all’interno del suo partito e ha visto di giorno in giorno assottigliarsi il numero di personalità di primo piano della gauche (e anche di elettori, stando ai sondaggi) che lo hanno abbandonato per salire sul carro di Macron. Le intenzioni di voto a favore di Hamon sono ormai attorno al 7-7,5% e l’entusiasmo dell’elettorato di sinistra nei confronti di Melenchon lascia pensare che la percentuale non si muoverà di molto. 

L’INCOGNITA DELLA MAGGIORANZA

Il ‘fenomeno’ Macron

Il leader di ‘En marche!’ è giovane, ha meno 39 anni, si candida per la prima volta all’Eliseo, ed è la vera e assoluta novità di queste presidenziali. Ma Macron guida un movimento nato poco più di un anno fa che non ha alcuna alcuna presenza strutturata sul territorio nè nessun riferimento ideologico forte.

Le cifre del suo discorso pubblico sono:

  • europeismo
  • anti-populismo

accompagnate da una serie di proposte che vanno dall’aumento della spesa sociale alla sicurezza e che sembrano voler accontentare tutto lo spettro moderato dell’elettorato francese, di destra e di sinistra.

Uno studio esclusivo pubblicato la settimana scorsa dal Nouvelle Observateur traccia un identikit delle aree di provenienza dell’elettorato potenziale di Macron: 

  • la gran parte dei consensi arrivano da chi aveva votato per Francois Hollande, circa il 40%.
  • una buona fetta, il 20%, alle scorse presidenziali aveva votato per Nicolas Sarkozy
  • il 15% circa proviene dal bacino elettorale di Francois Bayrou, il centrista che ha già concesso a Macron il suo endorsement
  • un 3% arriverebbe dall’elettorato di Marine Le Pen
  • il 2% da quello di Melenchon

La volatilità dell’elettorato di Macron è il punto di forza ma anche di debolezza del candidato di ‘En marche!’. Anzi, gran parte degli osservatori considerano da sempre l’ambiguità dei suoi programmi come un limite. 

Sempre secondo l’Observateur, a votare per Macron è la fascia di elettorato francese più istruita e più ricca. Se si considera che un elettore francese su tre non ha ancora deciso se andare a votare e cosa, è evidente che l’estrema mobilità del potenziale elettorato di Macron farà la differenza.

Lo ‘spettro’ Le Pen

Antieuropeismo, sovranismo, lotta all’immigrazione, sicurezza sono le parole d’ordine del Front National da molto prima che diventassero di moda. Marine Le Pen sta solo raccogliendo i frutti, approfittando dello spirito dei tempi e di una battaglia iniziata dal padre almeno 25 anni fa con toni decisamente xenofobi e in posizione di assoluta minoranza. Lo ‘sdoganamento’ attivo di buona parte del lessico e della sostanza delle proposte dell’ultradestra francese, che alcuni studiosi attribuiscono alla crescita della cosiddetta ‘fasciosfera’, e’ ormai una realta’ consolidata.

Leggi anche: Cosa è la ‘fasciosfera’ che spinge Marine Le Pen

Votare Front National non costituisce più una macchia di cui vergognarsi. E il fatto che due francesi e mezzo su dieci lo dichiarino apertamente ai sondaggisti (cifra che potrebbe salire a 4 su 10 in caso di ballottaggio), lascia pensare che le chance di Marine Le Pen di giocarsi la partita finale al secondo turno sia del tutto verosimile.

L’elettorato della leader del Fn non è stata minimamente scalfito dalle inchieste giudiziari che hanno lambito il suo entourage per i presunti impieghi fittizi e pagati con soldi pubblici all’Europarlamento di Strasburgo. Al contrario, l’attacco della magistratura è stato letto in chiave politica, come un tentativo delle elite dominanti di fermare l’arrivo del Front National nella stanza dei bottoni. La magistratura francese ha chiesto al Parlamento europeo di decidere per la revoca dell’immunità nei confronti della Le Pen, ma anche questo passaggio probabilmente non inciderà sulla decisione di chi ha già scelto di votare la candidata del FN.

Secondo alcuni osservatori, il clima di paura creato dagli attentati di Parigi alla vigilia del voto, potrebbero favorire l’ascesa della le Pen. Altri ritengono invece che l’attacco sugli Champs Elysees non sposterà molti voti. Di certo, dopo il voto su Brexit, l’eventualità di una vittoria della Le Pen viene guardata con grande timore in Francia e in Europa e l’addio di Parigi alla Ue minacciato dalla leader del Fn è considerato l’inizio della fine della costruzione comunitaria. 

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PAURA FREXIT

Fillon, azzoppato dall”anatra’ ma in recupero

Fino alla fine dell’anno scorso, i dubbi erano pochi: Francois Fillon era il candidato più forte per la conquista della presidenza della Repubblica francese: politico di esperienza, moralmente inattaccabile, vincitore delle primarie del suo partito e capace dunque di mettere d’accordo le varie anime del neogollismo, Fillon venica guardato dalla maggior parte dei francesi e degli osservatori come il più probabile successore di Francois Hollande.

Ma a gennaio il settimanale satirico di inchiesta “Le Canard Encheine” pubblica una notizia destinata a stravolgere la campagna elettorale e il destino politico dello stesso Fillon. Il candidato della destra repubblicana avrebbe retibuito con soldi pubblici la moglie e i figli in qualità di assistenti parlamentari, senza che però quel lavoro fosse mai stato effettivamente svolto.

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Le cifre emerse sono enormi, sfiorano il milione di euro, e le indiscrezioni su Fillon si sono susseguite nei mesi. I Republicains, soprattutto di tendenza sarkozista, hanno provato a convincerlo a farsi da parte, ma l’operazione non è riuscita. L’ex primo ministro ha attaccato a testa bassa la stampa, la magistratura e lo stesso Hollande, affermando che gli attacchi contro di lui erano stati orchestrati da una regia occulta, manovrata dall’Eliseo, con l’ausilio dei servizi. Morale: stando ai sondaggi Fillon non è più il favorito, ma anche le ultimissime rilevazioni lo danno in crescita, collocandolo oltre il 20%. Per lui potrebbe esserci ancora una chance.

Il ‘ribelle’ Melenchon

I mercati finanziari sono in allerta da giorni, da quando cioè Jean Luc Melenchon ha superato Francois Fillon nei sondaggi collocandosi saldamente al terzo posto nelle intenzioni di voto dei francesi, lo spread dei titoli di stato della Republique e il Bund tedesco si è allargato e la borsa di Parigi è nervosa. La destra tradizionale lo paragona a Hugo Chavez, la sinistra riformista lo ha già inscritto da tempo nella lista nera dei tribuni e dei demagoghi. Pochi giorni fa perfino Francois Hollande ha invitato l’elettorato socialista a guardare con sospetto alle proposte “populiste” del leader della ‘Francia ribelle’ (France Insoumise è il nome del suo movimento).

Ma Melenchon piace molto ai giovani e all’opinione pubblica francese di sinistra che si sente tradita dalle posizioni del Ps. Liberation due giorni fa gli ha dedicato l’apertura del giornale, pubblicando a tutta pagina le immagini del trionfale comizio di Marsiglia e titolando ‘Momento Melenchon’.

Lui negli ultimi giorni ha abbassato i toni, presentandosi come figura più rassicurante rispetto ai proclami della prima fase della campagna elettorale. Ma le sue proposte restano molto forti e chiare:

  • rinegoziare la permanenza della Francia in Europa, senza escludere una uscita di Parigi dalla Ue
  • tassare con aliquote robuste i redditi alti
  • ridurre l’orario di lavoro anche al di sotto dell 35 ore
  • abbassare l’età pensionabile

E’ ancora presto per ipotizzare che la lotta per il ballottaggio sia riaperta. Ma se Melenchon dovesse arrivare terzo sarebbe un risultato storico: per la prima volta, infatti, il candidato di estrema sinistra finirebbe davanti a quello del Ps. E considerato che molti elettori francesi non hanno ancora deciso se andranno a votare e per chi, l’eventualità che l’exploit di Melenchon possa non essere un fuoco di paglia è molto concreta. 

Hamon, il ‘frondista’ tradito dalla ‘fronda’

Salvo soprese clamorose, il candidato ufficiale del partito socialista francese è già da considerarsi fuori dai giochi e rischia di arrivare quarto. I sondaggi lo danno al di sotto dell’8%, ma data la volatilità dell’elettorato di sinistra che potrebbe decidere all’ultimo momento di orientarsi per Melenchon o per Macron optando per il voto utile, c’è l’eventualità che i consensi per Hamon possano addirittura ridursi.

Lo spauracchio è quello del 5%, soglia al di sotto della quale non vengono rimborsate le spese elettorali.

Hamon è stato a lungo definito ‘frondista’ dalla sua parte politica a causa delle continue prese di distanza dalle politiche del governo e dalla linea dettata da Hollande. Il che gli ha consentito di vincere le elezioni primarie socialiste contro lo stesso Valls. Ma i suoi compagni di partito gli hanno riservato lo stesso trattamento e, settimana dopo settimana, hanno preso sempre di più le distanze dal candidato ufficiale per spostarsi su Macron. Non si contano più ormai i pezzi da 90 dell’establishment socialista che hanno più o meno pubblicamente fatto sapere che non voteranno per Hamon. Lui continua a battersi, ma il suo destino sembra segnato. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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