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Cos'è e come funziona la legge Cociancich che fa “navigare italiano” 

Chi naviga italiano? Solo le navi di Vincenzo Onorato. O almeno questo è quello che denuncia lui stesso, 61enne e presidente del gruppo omonimo che include Moby, Tirrenia Cin e Toremar.

Onorato, orgoglioso del suo personale tutto italiano, plaude la promulgazione della legge Cociancich, diventata efficace l’11 giugno a distanza di 18 mesi dalla sua promulgazione.  Si tratta del decreto 221/2016 che emenda la legge 30/1998 e il testo unico delle imposte, per disciplinare il regime fiscale per gli armatori italiani . “Un piccolo ma significativo passo avanti per ripristinare la legalità nel settore marittimo italiano e la tutela dei diritti dei marittimi italiani”, spiega Onorato.

Cosa prevede la legge Cociancich

La nuova legge limita i benefici fiscali del Registro internazionale alle navi traghetto che imbarcano solo equipaggi italiani o comunitari sulle rotte di cabotaggio (quelle tra due porti nazionali) e di continuità. Imbarcare personale extra-comunitario non è vietato, ma implica la rinuncia ai relativi vantaggi.

Disegnata dal senatore del Pd Roberto Cociancich, la normativa nasce come emendamento alla legge europea 2015 (ddl 2228), che limita i benefici fiscali del Registro internazionale alle sole navi che imbarcano in via esclusiva equipaggi italiani o comunitari. Ma cosa dice nello specifico? Ecco il testo: “Per quanto attiene alle navi traghetto adibite a traffici commerciali tra porti appartenenti al territorio nazionale, continentale e/o insulare, anche a seguito o in precedenza di un viaggio proveniente da o diretto verso un altro Stato, attribuzione dei benefici fiscali e degli sgravi contributivi di cui agli articoli 4 e 6 della Legge 27 febbraio 1998 n. 30 ed all’articolo 157 del DPR 22 dicembre 1986 n. 917 alle sole imprese che imbarcano sulle stesse esclusivamente personale italiano o comunitario”.

“Extra comunitari ancora sulle navi”

Ora, però, “la legge va fatta applicare”, avverte Onorato, che lancia l’ allarme perché altrimenti “quel passo avanti rischia di essere vanificato”. “Se è vero che un numero consistente di marittimi extra-comunitari è stato sbarcato, è altrettanto vero che la presenza di extra-comunitari su navi con bandiera italiana continua a essere la regola”, denuncia Onorato che si dice “orgoglioso” del personale a bordo delle sue navi. “Tutto italiano”, ad eccezione di chi lavora sulle crociere nell’area del Baltico, straniero per questioni linguistiche, anche se “a tutti è garantito un contratto italiano”, che “spesso costa fino a 4 volte di più” dei contratti offerti a filippini, cingalesi o nordafricani. Chi continua a imbarcare extra comunitari, deve rinunciare ai vantaggi fiscali, insiste l’armatore e sollecita gli organismi competenti a effettuare “attività di vigilanza e controllo”.

Una battaglia vecchia anni

La battaglia navale personale di Onorato comincia parecchi anni fa. “Grazie a una vecchia legge del 1998 gli armatori in Italia godono, fra gli altri privilegi, della quasi totale defiscalizzazione. La contropartita a tanta generosità era l’impegno a imbarcare prevalentemente marittimi italiani, oggi comunitari”, ricorda il presidente di Moby.

“Negli anni gli armatori, anche con accordi sindacali ad hoc, hanno cominciato ad imbarcare marittimi extra-comunitari a contratti minori”. Con il risultato è che “migliaia di marittimi italiani sono rimasti a casa disoccupati. Noi abbiamo scelto di imbarcare prevalentemente marittimi italiani. E le nostre compagnie danno lavoro a circa 5 mila famiglie”.

Quanto costa navigare italiano

Il costo di navigare italiano non pesa in bilancio, come segnala il miglioramento dei conti del gruppo, che ha chiuso il 2017 con ricavi a 586 milioni, in crescita del 9% rispetto all’ anno prima, utile netto triplicato a 24,5 milioni, Ebitda a 131,8 milioni (+11%), e passeggeri a quota 6,5 milioni (ì13%). Tanto che Moby progetta di investire in “almeno 4 nuove navi”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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