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Così Emmanuel Macron vuole 'riorganizzare' l'Islam in Francia

Integrare la comunità islamica evitando la creazione di società parallele e spegnendo i possibili focolai di fondamentalismo è una delle principali sfide che i paesi europei con una consistente popolazione musulmana, come la Francia, dovranno affrontare nei prossimi anni. Il presidente transalpino, Emmanuel Macron, si propone di affrontare il problema con un’ambiziosa legge che dovrà regolare l’esercizio del culto nel Paese e della quale ha anticipato alcuni punti chiave in un’intervista con Le Journal du Dimanche. Una legge che, se ben calibrata, potrebbe fare scuola anche in Italia.

“Preservare la coesione nazionale”

L’obiettivo di Macron è “integrare meglio” l’Islam nella società francese e condurlo verso “una relazione più pacifica con lo Stato” attraverso una “completa riorganizzazione dell’Islam in Francia” che ha lo scopo di “combattere il fondamentalismo” e “preservare la coesione nazionale”. Il piano, ha spiegato l’inquilino dell’Eliseo, verrà annunciato nei prossimi sei mesi e sta venendo stilato in collaborazione con il ministero dell’Interno. “Il mio obiettivo e riscoprire cosa giace nel cuore della laicità, ovvero la possibilità di credere come di non credere, allo scopo di salvaguardare la coesione nazionale e la possibilità di avere la libertà di coscienza religiosa”, ha spiegato, “non chiederò mai a nessun cittadino francese di credere ‘moderatamente’ nel suo Dio. Non avrebbe molto senso. Ma chiederò a tutti, costantemente, di avere l’assoluto rispetto per tutte le leggi della Repubblica”. 

Macron ha citato tre linee d’azione principali:

  • Stabilire chi debba rappresentare i musulmani in Francia

Al momento tale funzione è svolta dal Cfcm (Conseil français du culte musulman), che è l’interlocutore ufficiale con cui si rapporta lo Stato. Il Consiglio, creato nel 2003 dall’allora ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, rappresenta circa 2.500 moschee ed è stato spesso criticato perché, nella sua composizione e nel suo meccanismo di presidenza di rotazione, finirebbe per rappresentare più che altro le nazioni d’origine dei cittadini francesi di fede islamica, ponendo così ostacoli all’integrazione. Il Consiglio verrà rinnovato nel 2019 ed occorre quindi che la riforma venga approvata entro la fine dell’anno. Macron ha dichiarato che intende aprirlo ai “musulmani più integrati”. “È tempo di portare dentro una nuova generazione”, ha dichiarato a Liberation il franco tunisino Hakim el-Karoui, tra i consulenti che Macron ha reclutato per la stesura della legge, “abbiamo assistito a quindici anni di dibattito per la difesa degli interessi di Stati stranieri”. 

Più complicata sembra l’annunciata istituzione di un “Grande Imam di Francia”, sul modello del Rabbino capo, che abbia “l’autorità morale” di rappresentare l’Islam di fronte allo Stato. Tale figura infatti dovrebbe mettere d’accordo le diverse scuole in cui si articola l’Islam.

  • Chiarire come possono essere finanziate le attività religiosa

Macron intende poi imprimere un giro di vite sugli stanziamenti di Paesi stranieri per la costruzione di moschee e centri culturali stranieri in Francia allo scopo di “ridurre l’influenza dei Paesi arabi” che, secondo Macron, “impediscono l’Islam francese di tornare alla modernità”. Tra i finanziatori più generosi vi sono peraltro nazioni, come l’Arabia Saudita, che propugnano il wahabismo, una ramificazione ultraconservatrice dell’Islam sunnita. Inoltre il finanziamento delle moschee non verrebbe più regolato dalle leggi sulle associazioni no profit ma da quelle sulle associazioni culturali, che richiedono una maggiore trasparenza. La costruzione di nuove moschee diventerebbe quindi a carico dei contribuenti. A tale proposito, Macron suggerisce di imporre una tassa sui prodotti halal.

  • Fissare i criteri di formazione degli imam

Migliaia di imam che predicano in Francia vengono retribuiti da governi stranieri. “Bisogna intervenire”, ha detto a Les Echos il ministro dell’Interno Gerrard Collomb, che vuole “imam della Repubblica Francese”, non “imam di Paesi stranieri”. Stabilire delle vere e proprie scuole controllate dallo Stato, ha proseguito Collomb, consentirebbe di superare una situazione nella quale “oggi chiunque può proclamarsi imam”. E gli “imam improvvisati” sono tra le principali cause del diffondersi dell’estremismo salafita in Europa.

Le proposte sono ancora troppo poco dettagliate per essere valutate ma in Francia il dibattito è già acceso. Il franco-algerino Ghaleb Bencheikh, ex presidente della Grande Moschea di Parigi, ha trovato l’annuncio di Macron “legittimo” e “interessante”. “C’è un terribile paradosso da superare”, ha dichiarato Bencheikh a Radio France Info, “siamo in uno Stato laico e questo principio sacrosanto stabilisce che l’autorità politica non dovrebbe interferire nella struttura di un culto, qualunque esso sia. Allo stesso tempo, devono esserci strutture e interlocutori privilegiati del potere politico”.

Da parte sua, la leader del Front National, Marine Le Pen, in un’intervista a Les Echos ha mostrato apprezzamento per il blocco dei finanziamenti dall’estero ma ha definito “inaccettabili” alcune delle proposte di Macron, come quella di un vero e proprio Concordato, simile a quello stretto con la Chiesa cattolica. Più netto il giudizio dell’ex vicepresidente del Front National, Florian Philippot, secondo il quale Macron intende “proteggere i musulmani” piuttosto che salvaguardare la laicità della Repubblica.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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