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“Così gli 007 inglesi lasciarono tornare i jihadisti in Libia”

Una politica della “porta girevole”, quella che secondo alcune rivelazioni fatte al quotidiano online Middle East Eye avrebbe adottato il Regno Unito nei confronti dei cittadini britannici di origine libica e dei libici in esilio in Gran Bretagna. A partire dal 2011 l’Mi5, il servizio di controspionaggio britannico, avrebbe permesso a questi ultimi di uscire ed entrare dal Paese per unirsi alle rivolte contro Gheddafi, nonostante su alcuni di loro pendessero sospetti su possibili attività terroristiche. Alcuni testimoni – combattenti ribelli attivi oggi in Libia, oppure rientrati in Regno Unito – avrebbero rivelato di essere partiti dall’Inghilterra per unirsi alle rivolte contro Gheddafi, senza essere soggetti ad alcun interrogatorio o indagine. Persone potenzialmente come Salman Abedi, il 22enne autore della strage di Manchester, la cui famiglia era rientrata in Libia per prendere parte alla rivoluzione contro il Rais.

Anche Abedi era rientrato nel Paese nordafricano nel 2011 per poi fare ritorno a Manchester in diverse occasioni. La polizia inglese è certa che Abedi sia parte di un più ampio network, certezza che ha portato all’arresto di numerose persone a lui collegate, incluso il fratello maggiore Ismail. Il fratello minore del kamikaze, Hashem, era stato arrestato invece dalle forze di sicurezza libiche poiché intendeva commettere attentati a Tripoli. In manette per presunti legami con jihadisti era stato anche il padre, Ramadan, uno dei tantissimi libici in esilio il cui rimpatrio sarebbe stato facilitato dal governo inglese per ingrossare le fila dei rivoltosi contro Gheddafi.

Da Londra a Tripoli, senza interrogatorio

Un cittadino britannico di origini libiche in condizioni di anonimato sostiene di essere rimasto sorpreso per il fatto di esser riuscito a volare facilmente in Libia nel 2011, nonostante fosse stato fino a pochi giorni prima agli arresti domiciliari per sospette attività terroristiche. “Mi hanno fatto partire, senza farmi alcuna domanda”, rivela, aggiungendo di aver incontrato nel 2011 a Londra molti altri cittadini britannici di origine libica, le cui ordinanze di custodia cautelare erano appena state rimosse, proprio in corrispondenza dell’inasprirsi della guerra contro Gheddafi, in cui Regno Unito, Francia e Stati Uniti in particolare sostenevano i ribelli con una campagna aerea. 

“Le autorità britanniche sapevano”

“Si trattava di ragazzi dell’al Jama’a al Islamiyah al Muqatilah bi Lybia (Gruppo dei combattenti islamici libici, LIFG, fondato negli anni ’90 da veterani libici per combattere i sovietici in Afghanistan), e le autorità britanniche lo sapevano”. Il Regno Unito aveva inserito il LIFG tra le organizzazioni terroristiche nel 2005, descrivendoli come una formazione che vuole “stabilire uno Stato islamico radicale”, come “parte di un più ampio movimento estremista ispirato ad Al Qaeda”. Belal Younis, un altro cittadino britannico recatosi in Libia nel 2011, racconta di essere stato fermato al suo ritorno dalla Libia secondo il “programma 7”, che permette alla polizia e agli agenti dell’immigrazione di detenere e interrogare chiunque passi ai controlli di frontiera portuali o aeroportuali, per determinarne il possibile coinvolgimento in attività terroristiche. Younis poi aggiunge che le autorità, nel chiedergli se aveva intenzione di combattere in Libia, gli avevano chiaramente detto di non avere alcun problema con chi volesse andar a combattere contro Gheddafi. Younis conclude rivelando di aver addirittura intimidito due agenti dell’Mi5 che lo avevano fermato di nuovo al suo ritorno dalla Libia, confidando loro il nome e il numero dei loro colleghi che invece avevano quasi caldeggiato la sua partenza per la Libia. 

Ma Abedi non c’entrava

“Gran parte dei ragazzi partiti per la Libia aveva circa vent’anni e veniva perlopiù da Manchester. Va precisato che secondo Younis questa politica della “porta girevole” adottata dal Regno Unito non avrebbe un ruolo nei fatti di Manchester, visto che nel 2011 l’Isis ancora non esisteva nella sua forma definitiva, e in ogni caso non c’era in Libia. “Io sono andato in Libia a combattere solo per la liberta’”, aggiunge. 

La gran parte dei combattenti libici partiti dalla Gran Bretagna si recava prima in Tunisia, per poi passare il confine libico, oppure viaggiava passando da Malta. “Sono andato e tornato dalla Libia più volte nel 2011, e non sono mai stato né fermato né interrogato”, afferma un altro cittadino britannico di origine libica, che sostiene di aver incrociato Salman Abedi nella moschea di Didsbury e che però quest’ultimo “non era parte della comunità e rimaneva sulle sue”. “Un giorno sono spacciatori, il giorno dopo diventano musulmani”, sostiene un altro libico di Manchester, aggiungendo di essere quasi certo che Abedi fosse in contatto con Anil Khalil Raoufi, un reclutatore dell’Is proveniente dal quartiere di Manchester, morto in Siria nel 2014. 

Miliziani minorenni con “un forte accento di Manchester”

Un altro testimone rivela di aver svolto un lavoro di “pubbliche relazioni” in Inghilterra per il fronte ribelle prima delle rivolte contro Gheddafi, occupandosi di montare i video che mostravano i programmi di addestramento dei ribelli da parte delle SAS britanniche e delle Forze speciali irlandesi. Poi aggiunge di aver incontrato una volta in un campo di addestramento di ribelli a Misurata un gruppo di circa otto britannici di origine libica come lui, che gli avrebbero confidato di non essere mai stati in Libia prima di quel momento. “Sembrava avessero 17-18 anni, forse 20. Avevano un forte accento di Manchester”. 

Quel “patto nel deserto” tradito

Con l’inizio del ventunesimo secolo, molti libici in esilio in Regno Unito, che avevano legami con il LIFG, erano stati messi sotto sorveglianza in seguito alla firma di un accordo di collaborazione – il “patto nel deserto” – nel 2004 tra Tony Blair e Muammar Gheddafi. Poco prima dell’inizio delle rivolte contro Gheddafi, i servizi di sicurezza britannici avrebbero onorato l’accordo arrestando vari dissidenti libici sul suolo del Regno Unito, oltre a riconsegnare a Gheddafi due leader del LIFG, Abdel Hakim Belhaj e Sami al Saadi, che poi sarebbero stati torturati a Tripoli. Più avanti, Behlaj sarà uno dei leader della rivolta contro Gheddafi, mentre secondo alcune testimonianze un altro ex esiliato libico già segnalato dai servizi inglesi si occuperà addirittura dell’organizzazione della sicurezza per i dignitari in visita in Libia, come David Cameron, Nicolas Sarkozy e Hillary Clinton. Ziad Hashem, ex membro del LIFG a cui era stato dato asilo in Regno Unito, nel 2015 sosteneva di essere stato arrestato senza capi d’imputazione per 18 mesi prima del 2011, sulla base di informazioni fornite a Londra dai servizi libici. “Quando è iniziata la rivoluzione, le cose sono cambiate in Gran Bretagna”, spiega Hashem. “Le autorità hanno cambiato il loro modo di rivolgersi a me e mi trattavano diversamente, offrendomi benefit, o la possibilità di lasciare il Paese, o quella di rimanere e di ottenere la cittadinanza”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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