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Così i trafficanti di migranti stanno utilizzando la nuova rotta tunisina  

Il flusso di migranti può conoscere uno stop in un Paese ma troverà altre strade per arrivare a destinazione. Così se dalla Libia le partenze sono drasticamente diminuite, altre rotte (ri)acquistano importanza. È il caso di Algeria e soprattutto Tunisia. 

Come riferisce la Reuters, citando fonti locali, “circa 3mila migranti, in maggioranza uomini, sono arrivati dalla Tunisia negli ultimo due mesi, con circa 1.500-1.800 arrivi sulla costa meridionale della Sicilia e il resto sulle piccolo isole di Lampedusa o Linosa. Sono ancora pochi rispetto agli sbarchi dalla Libia, che hanno totalizzato ben oltre 10mila persone negli ultimi due mesi, ma simili numeri non si vedevano dalla la rivoluzione in Tunisia nel 2010-2011”.

La voce circola tra i migranti che arrivano sulla costa

L’apertura di una nuova ‘rotta’ che attraversa il confine tra Tunisia e Libia è stata confermata da Reem Bouarrouj, responsabile immigrazione di Ftdes, una Ong tunisina che si occupa dei diritti economici e sociali, ripreso da La Stampa. “Tra gli immigrati in Libia sta iniziando a circolare la voce. Sanno che la Guardia Costiera e le milizie impediscono le partenze dalla costa e così puntano alla Tunisia”.

Gli sbarchi in arrivo da questo Paese maghrebino sono aumentati: sette migranti sono stati fermati al largo di Sfax dalla Guardia costiera tunisina nei giorni scorsi, oltre venti bloccati vicino a Biserta, nel nord, in due operazioni a Cap Zbib e sulle coste di Demna. Come sottolinea il quotidiano, “si tratta principalmente di tunisini, ma il timore è che la nuova rotta che arriva dalla Libia si agganci a questo sistema già collaudato di imbarchi”.

La rotta ha preso piede alla metà di agosto

Un cambiamento raccontato anche da Il Sole 24 Ore, che ricorda come dalla Libia, a luglio sono arrivate circa 11mila persone, ad agosto poco più di 2mila. “Questa diminuzione è stata tuttavia accompagnata da un aumento degli arrivi da due paesi del Nord Africa. Il primo è l’Algeria: ad agosto 153 persone hanno puntato su questo paese per raggiungere l’Italia (a luglio nessuno). Segno più anche per la rotta che unisce la Tunisia con il nostro Paese: 166 persone a luglio; 366 ad agosto”.

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Che la situazione per la Tunisia sia cambiata, dopo il blocco degli imbarchi dalla Libia, lo conferma Stefano Argenziano, responsabile dei progetti migrazione per Medici Senza Frontiere, citato sempre da Il Sole 24 Ore: “Non si vedeva dagli anni ‘90. Mentre infatti partire dall’Algeria è quasi una “tradizione”, con algerini e migranti originari del Sahel che salpano dalla città di Annaba, la rotta dalla Tunisia alla Sardegna e alla Sicilia si è sviluppata dalla metà di agosto, da quando cioè è cresciuta la stretta sulla Libia”.

“Le condizioni di vita di chi rimane in Libia sono il mio assillo”

“Sui flussi migratori si gioca una partita cruciale – ha affermato venerdì il ministro dell’Interno, Marco Minniti, intervenendo alla Festa dell’Unitàdi Torino – Innanzitutto quella del confronto tra destra e sinistra del mondo e poi quella che ha a che fare con il futuro della nostre democrazie. E il futuro della democrazia – ha aggiunto Minniti – non si gioca con un più o un meno 0,5% dei voti alle prossime elezioni, ma con la stabilità della nostra democrazia e se il Pd non si cura del futuro della democrazia del Paese viene meno il suo compito”.
 

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Le condizioni di vita di chi rimane in Libia sono il mio assillo e l’assillo del governo italiano – ha aggiunto il ministro – L’accoglienza ha un limite nella capacità di integrazione. L’accoglienza illimitata che non integra rischia di creare problemi drammatici per il futuro. La prossima settimana insieme alla Farnesina incontreremo le Ong italiane e con loro ragioneremo se possiamo coordinare le attività, accanto alle operazioni di salvataggio in mare che naturalmente continuano, e lavorare con loro su una iniziativa con organizzazioni non governative direttamente in Libia, per affrontare il tema dei diritti umani e delle condizioni di vita. Sarebbe molto bello se ogni Ong italiana potesse impegnarsi su questo, e già lo stanno facendo, e adottare una organizzazione non governativa in Libia”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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