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Cos'è il contratto per l'Italia che Di Maio chiede ai partiti (ma non quello del Cav)

Non è il bis del contratto con gli italiani di Silvio Berlusconi firmato in diretta tv nel salotto di Porta a Porta nel lontano 2001. Anzi, secondo quanto viene raccontato, ieri Luigi Di Maio ha tenuto a fare le dovute differenze davanti ai deputati e senatori riuniti a Montecitorio in assemblea: “Niente a che vedere con certi contratti firmati davanti agli italiani in passato…” ha ironizzato il candidato premier M5s senza citare direttamente Berlusconi che – come ha ribadito ancora una volta – non sarà mai legittimato dal Movimento. Il capo politico 5 stelle, più seriamente, ha spiegato ai neoeletti pentastellati che l’obiettivo è quello di un contratto alla tedesca da scrivere con le altre forze politiche.

O meglio con quelle che decideranno di sedersi al tavolo dei 5 stelle, a patto che non ci sia Forza Italia con il Cavaliere e nemmeno Matteo Renzi per il Pd. Di Maio ha parlato a lungo ai suoi nell’assemblea di ieri durata quasi 4 ore (25 tra interventi e domande alle quali il candidato premier M5s ha risposto senza sottrarsi) e lo ha ribadito oggi, nero su bianco, in un lungo post sul Blog delle stelle: non si tratta di alleanze, inciuci o accordi tra forze politiche ha precisato. E ha spiegato così la sua proposta: “Proponiamo di scrivere insieme questo contratto di governo alla Lega o al Partito Democratico”. 

Punti programmatici chiari, come si fa in Germania

L’obiettivo è di individuare quei temi su cui sia possibile trovare delle convergenze anche se al momento dal Pd sono arrivate solo risposte negative. “Punti programmatici come si fa in Germania” spiegano in ambienti M5s lasciando intendere che non si tratta di fare un elenco scarno di 10 o 20 punti ma di stilare un vero e proprio programma articolato – “in Germania sono migliaia di pagine, noi ne faremo di meno…” viene sottolineato – nel quale scrivere che cosa si vuole fare e soprattutto come, con quali ricette.

E per fare questo lavoro, Di Maio ha detto di più: la volontà dichiarata è di incontrare il Pd o la Lega – questi gli unici interlocutori indicati – il più presto possibile “per vedere chi ci sta” , ascoltare anche le loro proposte e poi trovare una sintesi organica che possa dar vita ad un programma di lungo respiro. Inoltre, sempre secondo quanto viene riferito, M5s partendo dai suoi punti chiave di programma sarebbe pronto ad accogliere tutti i temi che “servano per risolvere i problemi del paese”. Tutto andrebbe sottoscritto e firmato e qualora gli altri partiti non lo rispettassero, viene spiegato in ambienti M5s, sarebbero i 5 stelle ad abbandonare il tavolo.

Le inchieste sul voto di scambio in Sicilia non raffreddano i rapporti con la Lega

Ma a fronte della chiusura del Pd, la corsia preferenziale con il Carroccio resta in piedi. Nonostante l’inchiesta sul voto di scambio in Sicilia che ha toccato esponenti del Carroccio compreso il deputato neo eletto alla Camera, Alessandro Pagano, per il quale la procura di Termini Imerese ha chiesto l’autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni emerse nei suoi confronti. Qualche pentastellato eletto in Sicilia – uno dei gruppi più numerosi alla Camera, oltre 50 i deputati – sostiene che non è un problema perché “si tratta di un singolo, un deputato, mica stiamo parlando di Giorgetti o di Salvini”. E quindi, questo il ragionamento in casa 5 stelle, non si fa saltare una possibile intesa di governo per questo.

Anche sul fronte degli umori dell’elettorato si registrano diverse sfumature: la base pentastellata è ancora divisa tra chi non vuole assolutamente dialogare con il Pd e chi con la Lega. Ma il timore che un esecutivo grillo-leghista possa avere reazioni negative sul consenso degli elettori al sud viene ormai escluso da molti meridionali che, così raccontano, hanno avuto un feedback opposto. “Non perdete tempo e andate a governare, va bene con la Lega, ma andate a governare” sarebbe stato l’incoraggiamento di molti elettori 5 stelle del Mezzogiorno.

Anche se al contrario, sempre secondo quanto riferito, qualche deputato del nord nel corso dell’assemblea di ieri avrebbe espresso preoccupazione per un’intesa con il Carroccio citando la questione banche venete. Ma dall’altra parte c’è chi vede come fumo negli occhi la possibilità di un governo con il Pd, anche senza Renzi.

Tutti d’accordo invece sul fatto che i 5 stelle non debbano dialogare nè governare con Forza Italia, con o senza Berlusconi. Intanto, domani la delegazione M5s salirà al Quirinale: insieme ai capigruppo Giulia Grillo e Danilo Toninelli – forse a piedi anche loro come già oggi il presidente della Camera, Roberto Fico – Di Maio illustrerà questo metodo che, per usare le sue parole, vuole “mettere al centro i temi, cioè le soluzioni per risolvere i problemi del paese”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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