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Così il tabacco è diventato l'oppio dei poveri 

Negli Stati Uniti il tabacco è un affare per poveri. Sono le classi meno abbienti a tenere vivo il mercato del fumo, con danni incalcolabili per la salute. Se il tasso di fumatori in percentuale è sceso, la popolazione è comunque aumentata, trasformando la nazione in un fruttuoso business in espansione: a livello nazionale sono circa 45 milioni gli americani che fumano. Basti pensare che per la British american Tobacco (Bat), il colosso multinazionale che ha da poco acquisito anche Reynolds american, gli Stati Uniti restano, dopo la Cina, il mercato più imponente. 

Tante le ragioni: leggi fluide, supporto politico grazie all’influenza delle lobby e tasse basse sulle sigarette. E’ il Guardian a raccontare, con un ampio reportage, la mappa del tabacco americano. Le bandierine rosse sono puntate sugli Stati a reddito più basso. Come la Virginia Occidentale, che detiene il triste primato di Cenerentola d’america con salari e condizioni di vita inferiori alla media nazionale. E’ qui che si registra probabilmente la più alta concentrazione di fumatori, che arrivava addirittura al 37% in alcune contee lo scorso anno. Questa percentuale cosi’ alta segue un consolidato trend nazionale. Quello che è cambiato negli ultimi 50 anni, infatti, è il ritratto del fumatore tipo.

Fumatori? Poveri, poco istruiti e marginalizzati

Oggi gli americani benestanti non fumano molto come prima e le percentuali calano anche tra la classe media. Il tasso più alto di tabagisti è tra “poveri, meno istruiti e marginalizzati”. Ovviamente questi numeri si traducono in una vera e propria crisi, con centinaia di casi di persone costrette a fare i conti con problemi di salute come tumori alla bocca, alla gola e ai polmoni, bronchiti croniche, asma.
Tom Takubo dirige a Charleston, la capitale, la più importante clinica pneumatologica della Virginia Occidentale. Il medico visita ogni giorno almeno una trentina di pazienti con queste patologie. La spiegazione è nei numeri diffusi dalla Robert Wood Johnson Foundation. a livello nazionale il tasso di fumatori è sceso dal 42,4% del 1965 al 16,8% del 2014, ma in questo angolo degli Stati Uniti la percentuale complessiva resta ferma al 26%. 
Il dottor Takubo, oltre ad essere uno pneumologo, è anche un senatore dello Stato, in forze al partito repubblicano. In questa doppia veste aveva provato a far passare una legge che punisse gli adulti che fumano in macchina in presenza di bambini, colpito dalla storia di una giovane paziente ammalatasi per colpa delle sigarette del padre. Eppure i suoi colleghi del Gop hanno bocciato la proposta. Non bastano morti e malati a scalfire lo strapotere della lobby del tabacco, capace di comprare consensi a qualsiasi livello in uno Stato colpito da una emergenza sanitaria dopo l’altra.
 

Tabacco, l’oppio dei poveri

La Virginia Occidentale, infatti, detiene anche un altro triste primato: questa aerea è anche quella più colpita dalla cosiddetta “crisi degli oppioidi”, con il numero maggiore di overdose a livello nazionale. Eppure, nonostante ciò, i tumori legati all’abuso di tabacco seminano più sofferenza e distruzione delle droghe. Se l’abuso di stupefacenti ha portato via la vita di 41 persone su centomila nel 2015, il cancro alla gola e ai polmoni ha seminato il triplo delle morti. 
 

La città dove fuma un abitante su due

Il caso più emblematico è quello della contea di Calhoun con 123 morti su centomila per cancro. In questa città fuma quasi la metà della popolazione. In pratica un decesso su cinque, tra adulti di eta’ superiore ai 35 anni, è provocato dal fumo. Una tassa sul tabacco potrebbe senz’altro migliorare la situazione, sia scoraggiando il consumo che facendo respirare le finanze di uno Stato in cui ogni anno si spendono 277 milioni di dollari in assistenza medica. 
Lo spettro di una controriforma sanitaria in programma al Senato, che limiti l’assistenza sino ad ora garantita ai malati indigenti, fa tremare più di un polso. Si’, perchè a pagare saranno sempre i poveri. Negli Stati Uniti, infatti, il problema è oggi legato essenzialmente al reddito e al grado di istruzione: il 34% dei diplomati fuma, ma solo il 3,6% dei laureati dipende dalla sigaretta. E tutto cio’ accade sotto lo sguardo immobile della politica. Il giro di denaro delle lobby e dei gruppi di pressione è notevole, nonostante le multinazionali del tabacco spendano meno in attivita’ persuasive di quanto accadeva in passato. Qualche numero: lo scorso anno nel Dakota del Nord e in Colorado sono stati investiti rispettivamente 4 e 7 milioni in attivita’ di comunicazione e lobby per bloccare una tassa sulle sigarette
 

I soldi per la prevenzione sono bloccati 

Le compagnie sono anche costrette a pagare agli Stati i danni per le conseguenze sulla salute, eppure una frazione minima, solo l’1,8%, di questo denaro che entra nelle casse pubbliche è utilizzato per campagne contro il fumo. Il caso della Carolina del Nord, lo Stato leader nella produzione del tabacco, è emblematico. I 139 milioni ricevuti annualmente dovevano essere ripartiti tra campagne di prevenzione, sostegno alle comunita’ rurali e alle aziende di tabacco. 
Eppure nel 2011 i soldi destinati alla salute sono stati bloccati, ma non così quelli destinati allo sviluppo dell’industria del tabacco. In questo stato, a Winston-Salem, si trova anche la sede del gigante Reynolds american. La citta’, con 5000 abitanti impiegati nella compagnia, ha costruito sulle foglie verdi del tabacco la sua fortuna e la sua possibilita’ di sopravvivenza. La Reynolds, infatti, in un rapporto indissolubile tra benefici e danni, non solo ha creato lavoro, ma ha anche dotato Winston-Salem di strutture come scuole, ospedali, parchi, teatri, campi sportivi. Ma resta il problema di chi lavora nei campi di tabacco, dove le paghe sono basse e spesso incerte, determinate dall’altalena stagioni. Non solo. 
 
Nelle aziende agricole dello Stato il lavoro dei bambini dai 12 anni in poi è perfettamente legale. Il fenomeno dei piccoli contadini “è una conseguenza dei salari troppo bassi. Una famiglia non puo’ vivere con 7,25 dollari all’ora” dice Catherine Crowe, che lavora con un sindacato. In sostanza non si puo’ impedire ai bambini di lavorare, se al contempo non si aumentano gli stipendi degli adulti. Il circolo è vizioso. Dal gigante Bat, intanto, si attendono le risposte.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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