TwitterFacebookGoogle+

Così la Cina prova a scrollarsi di dosso l'immagine di Paese dei tarocchi

Finisce la guerra tra Alibaba e Gucci. La disputa sulle griffe taroccate scoppiata l’anno scorso si è conclusa oggi con una alleanza per contrastare i falsi. Il gruppo globale del lusso Kering ha ritirato la causa legale sporta nel maggio del 2015 nei confronti del colosso guidato da Jack Ma e del suo braccio finanziario, Ant Financial.

Una task force congiunta tutelerà i marchi

Il marchio francese li aveva accusati di incoraggiare la vendita di presunti beni copiati. I due vecchi rivali sono diventati complici: Kering guiderà con Alibaba una task force per monitorare possibili beni falsi venduti sulle piattaforme online. Sarà proprio Alibaba a mettere a disposizione le proprie tecnologie  per identificare eventuali contraffazioni di prodotti gestiti dal gruppo francese, di cui fanno parte marchi famosi a livello internazionale come Gucci, Saint Laurent, Pomellato e Bottega Veneta.

Jack Ma intasca una vittoria importante. Si conclude, almeno in apparenza, la battaglia di Alibaba per scrollarsi di dosso l’immagine di gruppo che promuove il falso attraverso le sue piattaforme online. La disputa con Gucci era infatti iniziata quando la casa di moda italiana aveva deciso di abbandonare l’International Anti-counterfeiting  Coalition (Iacc) in segno di protesta contro l’ingresso di Alibaba nell’organismo di Washington, nato con lo scopo di combattere la contraffazione. Ad annunciare il ritiro dalla coalizione si erano aggiunti altri nomi grossi della moda internazionale, come Michael Kors.
 
Le soddisfazioni per Jack Ma arrivano anche dalla Cina, dove Alibaba il mese scorso ha vinto la prima causa contro due rivenditori locali che, sfruttando le piattaforme del gruppo, avevano messo in commercio prodotti falsi per animali. Una causa simile è in corso dall’inizio dell’anno anche contro rivenditori di finti Swarovski

 La lotta cinese contro la pirateria online

La lotta contro la pirateria online è in cima alle priorità della leadership cinese. “Manterremo un atteggiamento duro nella campagna contro i beni falsi venduti online, il cyberspazio è il principale campo di battaglia” aveva dichiarato un portavoce del Ministero del Commercio (MOC) nel marzo dello scorso anno[1]. Con oltre 700 milioni di utenti collegati a internet (metà del miliardo e 400 milioni di cittadini cinesi) le vendite online sono in continua espansione. Nel 2016, secondo le statistiche ufficiali, sono cresciute del 26,2% raggiungendo quota 5,12 trilioni di yuan (750 miliardi di dollari). Di pari passo crescono i casi di contraffazione, che nel 2016 sono stati più di 170mila portando all’arresto di 20mila persone[3].

 

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.