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Cos'è la Seu, l'infezione intestinale che può essere letale per i bambini

Non ce l’ha fatta Carlotta Trevisan, la bambina di 9 anni ricoverata dall’estate scorsa all’ospedale di Padova, dove fu portata dai genitori e dove le fu diagnosticata la sindrome emolitico-uremica (conosciuta come Seu), una forma gravissima di infezione intestinale che colpisce i bambini piccoli. Carlotta è morta sabato scorso. Ne ha dato notizia il padre, con un post su Facebook. “In questo momento siamo distrutti dal dolore. Il momento di fare altre considerazioni su quello che è accaduto non è questo”, ha dichiarato Trevisan al Mattino di Padova

Carlotta aveva contratto la Seu durante una vacanza in montagna trascorsa con altri compagni della parrocchia. I primi segni, scrive Il Corriere della Sera, della malattia erano comparsi il 31 luglio durante una vacanza nel Bellunese, le sue condizioni si erano aggravate in fretta fino a paralizzarla completamente. Il virus, infatti, in pochi giorni le aveva creato dei danni irreversibili a intestino, reni, pancreas e causato anche lesioni cerebrali. Ma cos’è esattamente la sindrome emolitica-uremica e come ci si ammala?

La Seu è considerata una malattia acuta rara, che rappresenta tuttavia la causa più importante di insufficienza renale acuta nell’età pediatrica, in particolare nei primi anni di vita. È caratterizzata dalla comparsa di tre sintomi tipici: anemia emolitica, trombocitopenia e insufficienza renale a causa dei quali molto spesso è necessario ricorrere alla dialisi. Nei bambini la SEU può avere un decorso grave che in alcuni casi può avere esito fatale.

Sintomi 

Spiegano  Gaia Scavia e Stefano Morabito, dell’Istituto superiore di sanità sul portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica:  “Nella sua forma tipica (circa l’85% dei casi), la SEU si manifesta come una complicanza di un’infezione intestinale batterica, sostenuta da ceppi di Escherichia coli (STEC) produttori di una potente tossina detta vero-citotossina (VT) o Shiga-tossina (Stx), trasmessa principalmente per via alimentare ma che può anche essere veicolata per contatto con animali infetti o ambiente contaminato o per trasmissione interumana attraverso il circuito oro-fecale. Focolai epidemici possono manifestarsi sia in ambito familiare che in comunità (asili nido, scuole, ecc). Le forme atipiche di SEU hanno in genere un’eziologia riconducibile a fattori genetici e pertanto possono colpire, anche a distanza di tempo, persone della stessa famiglia (SEU familiare). Esistono infine rari casi in cui la SEU si sviluppa come una sequela di un’infezione sistemica da Streptococcus pneumoniae”.

Quando si verificano casi di SEU in comunità scolastiche, specialmente scuole materne e asili nido frequentati da bambini sotto i 5 anni è necessario prestare particolare attenzione e osservare rigide misure di igiene (igiene personale, lavaggio frequente delle mani, cambio di indumenti che siano venuti a contatto con le feci, sanificazione delle superfici) per evitare la diffusione dell’infezione per via persona-persona.

Diagnosi

I sintomi e i segni clinici sono riconducibili al danno renale, all’anemia acuta e alla trombocitopenia e, nei casi più gravi, possono comparire manifestazioni di carattere neurologico come sonnolenza, confusione, ottundimento del sensorio, strabismo e convulsioni, coma.

Nei casi di SEU associati a infezione da STEC (SEU tipica), l’infezione può esordire con diarrea (spesso muco-emorragica), vomito, intenso dolore addominale e sonnolenza. Sono tuttavia documentati casi di SEU tipica non preceduti da diarrea prodromica. La febbre non è quasi mai presente o comunque di norma non supera i 38°C.

In fase acuta, la diagnosi di laboratorio è basata sull’isolamento del ceppo STEC dalle feci o sull’identificazione della presenza dei geni codificanti la tossina o della tossina libera nelle feci. La negatività ai test microbiologici o molecolari di laboratorio per STEC in fase acuta non permette di escludere definitivamente l’eziologia da STEC, specialmente di fronte a casi caratterizzati da sintomatologia prodromica caratteristica a carico dell’apparato gastro-enterico. Infatti, è possibile ricorrere alla diagnosi sierologica basata sul rilevamento di anticorpi circolanti sierogruppo-specifici.

Prevenzione

La trasmissione all’uomo, spiegano gli esperti dell’Iss, avviene:

  • per via alimentare (carni contaminate poco cotte, latticini non sottoposti a pastorizzazione o ad altri trattamenti termici, acque contaminate, ortaggi, frutti contaminati con deiezioni animali)
  • per contatto diretto con le specie animali serbatoio (ruminanti)
  • per contatto con ambiente contaminato (es. acque di balneazione)
  • per via oro-fecale da persona a persona.

Per questo motivo è necessario:

  • sottoporre ad adeguata cottura gli alimenti destinati ai bambini piccoli, evitare il consumo di carne poco cotta, specialmente se macinata, e di latte non pastorizzato o suoi derivati (come formaggi freschi da latte non pastorizzato)
  • evitare la contaminazione secondaria di alimenti pronti per il consumo, come le insalate, con carne cruda (per esempio usando lo stesso coltello o lo stesso tagliere)
  • evitare il contatto con le feci dei ruminanti e con acque e suolo contaminati
  • non utilizzare per scopi alimentari acque di pozzo o di serbatoio
  • come per altre infezioni intestinali, è opportuno allontanare le persone con diarrea, soprattutto bambini, dalle comunità fino alla risoluzione dell’episodio. Qualora si abbia un caso di infezione intestinale da STEC, soprattutto se si tratta di un bambino, sia il paziente che i suoi familiari devono osservare attente norme igieniche.

Leggi qui tutto il rapporto dell’Iss.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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