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Cosa c'è da sapere sul voto in Catalogna

Fra nove giorni, il 21 dicembre, i catalani sono chiamati alle urne per eleggere i vertici della regione autonoma dopo lo scioglimento di Generalitat e consiglio che ha fatto seguito alla proclamazione d’indipendenza dopo il referendum illegale di ottobre. Le elezioni precedenti si erano tenute il 27 settembre 2015 e hanno visto la vittoria della lista indipendentista trasversale Junts pel Sì, che ha ottenuto il 39,6%. Dopo un iniziale tentativo di rieleggere il proprio leader Artur Mas a Presidente della Generalitat, Junts pel Sì ha quindi raggiunto un accordo con l’altro partito indipendentista, la CUP (di estrema sinistra), e ha eletto quindi a presidente Carles Puigdemont, che ha avviato il processo indipendentista.

Nel 2015 Junts pel Sì era formato dall’unione trasversale di quattro partiti, tutti legati dallo spirito indipendentista. Puigdemont venne eletto presidente in rappresentanza del partito di centrodestra PDeCat, mentre suo vice fu nominato il leader del partito di sinistra Esquerra Repubblicana (ERC) Oriol Junqueras. 

Cosa dicono i sondaggi

Secondo gli ultimi sondaggi, i partiti indipendentisti potrebbero avere una maggioranza più bassa di quella uscita dalle urne due anni fa. Gli indipendentisti di ERC sarebbero tra il 26% e il 27% e i nazionalisti di Ciutadans tra il 21% e il 28%. Poi il Partito Socialista tra 14% e 15%; Junts pel Sì tra il 12% e il 15%; Podemos tra l’8% e il 9%; Partito Popolare all’8% e CUP al 6%.
Un altro sondaggio pubblicato dal sito del quotidiano La Vanguardia sottolinea le intenzioni sul dopo-elezioni. Il 46% degli intervistati ritiene che si debba rinunciare al percorso indipendentista, con il 44% che vorrebbe proseguire su questa strada. Ma sono di più (un 46% contro il 43%) quelli che escludono una rinuncia al processo indipendentista e il ritorno automatico alla legalità.

Il negoziato con Madrid lo vuole il 56% dei catalani contro il 39% che la ritiene una via da non seguire. Più del 68% degli intervistati ritiene che l’economia catalana abbia sofferto del desiderio di dichiarare l’indipendenza unilateralmente sebbene quasi il 30% non abbia questa percezione.

La cronologia degli eventi che hanno portato al voto anticipato

  • 6 settembre: il ‘Parlament’ catalano approva la legge per convocare un referendum sull’indipendenza.
  • 7 settembre: La Corte costituzionale spagnola sospende in via cautelare la convocazione del referendum.
  • 23 settembre: il ministero dell’Interno spagnolo assume il coordinamento delle forze di sicurezza spagnole.
  • 27 settembre: La Corte costituzionale ordina il sequestro dei locali in cui si dovrebbe svolgere il voto.
  • 1 ottobre: nonostante la chiusura di molti seggi da parte della Guardia civil spagnola, oltre due milioni e 200 mila catalani votano nel referendum tra tensioni e violenze. Il sì si impone con il 90%.
  • 2 ottobre: il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, chiede una “mediazione internazionale”.
  • 3 ottobre: il re di Spagna, Felipe, lancia un appello a rispettare l’ordine costituzionale e accusa i leader indipendentisti di spaccare la società catalana.
  • 5 ottobre: inizia l’esodo delle aziende dalla Catalogna, in due settimane in 1.200 trasferiranno la sede in altre zone della Spagna.
  • 8 ottobre: a Barcellona grande manifestazione per l’unità della Spagna e il dialogo.
  • 10 ottobre: Puigdemont dichiara di aver ricevuto il mandato per formare uno Stato indipendente ma propone di sospendere gli effetti della dichiarazione per favorire il dialogo.
  • 11 ottobre: Ultimatum del premier Mariano Rajoy: Puigdemont chiarisca entro 5 giorni se ha proclamato l’indipendenza.
  • 21 ottobre: Rajoy annuncia che chiederà l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione per sospendere l’autonomia della Catalogna.
  • 27 ottobre: il ‘Parlament’ catalano approva una mozione per l’indipendenza, il Senato spagnolo da’ il via libera all’applicazione dell’articolo 155.
  • 30 ottobre: Carles Puigdemont e altri quattro membri della Generalitat vanno in Belgio.
  • 3 novembre: mandato d’arresto europeo per Puigdemont e gli altri ‘ministri’ catalani.
  • 17 novembre: prima udienza per estradizione Puigdemont.
  • 4 dicembre: seconda udienza, rinvio al 14.
  • 5 dicembre: la Corte suprema Spagnola ritira la richiesta di estradizione.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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