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Cosa c'è da sapere sul voto in Olanda

Il voto in Olanda è il primo importante test elettorale di un 2017 nel quale l’Europa si gioca il suo futuro di fronte alla crescente marea euroscettica. I riflettori sono puntati sul candidato dell’ultradestra, Geert Wilders, che gli ultimi sondaggi danno in calo, mentre i liberali del premier Mark Rutte sarebbero in rimonta. La sfiducia nei partiti tradizionali, un quadro frammentato e il sistema di voto proporzionale, con una soglia di sbarramento pari ad appena lo 0,67%, rendono nondimeno la partita apertissima. Saranno però le elezioni in Francia del 23 aprile e del 7 maggio e le politiche in Germania del 22 settembre a far davvero comprendere quanto solide siano le chance dei nazionalisti di imporre al vecchio continente un’inversione a “U”.

Un Parlamento per 28 liste

Complessivamente, ventotto partiti e liste saranno presenti sulla scheda. Secondo le ultime rilevazioni statistiche, nessuna formazione dovrebbe ottenere più del 20% dei voti. Il partito liberale di destra del VVD, guidato da Rutte, sarebbe leggermente in testa. Una vittoria del Partito della Libertà (PVV) del leader anti-islam e anti-Ue Geert Wilders, sarebbe un precedente che avrebbe un impatto radicale sul quadro politico comunitario ma le possibilità di Wilders di andare al potere all’Aja sono scarse. L’esito delle elezioni olandesi dovrebbe semmai confermare il trend della frammentazione politica in Europa, che rende sempre più difficile la formazione di governi politicamente stabili e coerenti. 

Scarsa fiducia nei partiti tradizionali

Negli ultimi anni il panorama politico olandese è cambiato radicalmente. I tre principali partiti di governo – i liberali di destra del VVD, i laburisti della CvdA e i cristiano-democratici della CDA – sono passati dall’avere più dell’80% dei voti negli anni Ottanta a circa il 40% delle intenzioni di voto, secondo i sondaggi di oggi. Anche se nelle ultime settimane i liberali del VVD sembrano aver superato il PVV di Wilders, il partito del premier Rutte è destinato a perdere quasi 10 punti rispetto al 2012, quando ottenne il 26,6% dei voti. L’altro partito nel governo di grande coalizione, i laburisti della PvdA, sembrano destinati a subire un tracollo passando dal 24,8% del 2012 a meno del 10%.

Gli outsider

Tra i ventotto partiti sulla scheda, ci sono quello per il benessere degli animali (il PvdD), 50Plus che difende i pensionati e il movimento degli astensionisti (Niet Stemmers) che promette di rappresentare chi non vota alle elezioni evitando di votare in parlamento. Il voto del 15 marzo potrebbe riservare molte sorprese, compresa la progressione nelle urne di partiti esplicitamente pro-europei come i liberali di sinistra dei D66 o i Verdi. Guidati dal trentunenne Jesse Klaver, gli ecologisti potrebbero quadruplicare la loro presenza alla Camera bassa, dove nel 2012 avevano ottenuto appena 4 deputati. L’estrema sinistra anti-europea del Partito Socialista sembra invece perdere consensi. I sondaggi segnalano anche un recupero dei cristiano-democratici della CDA. 

76 il numero magico ma raggiungerlo è complicato

Il numero magico per conquistare la maggioranza governo è 76 deputati, la metà dei 150 della Camera. Secondo le previsioni, Rutte e Wilders dovrebbero ottenere circa 25 seggi ciascuno, un terzo di quelli necessari a formare una maggioranza. Il leader dell’estrema destra del PVV non sembra interessato a partecipare a un governo di coalizione. La decisione di appoggiare dall’esterno un precedente esecutivo Rutte tra il 2010 e il 2012 aveva fatto precipitare le sorti elettorali di Wilders, con il quale il primo ministro in carica non intende collaborare. Per rimanere premier, invece, Rutte ha detto di voler lavorare con i liberali di sinistra dei D66 e i cristiano-democratici della CDA, oltre che con i laburisti della PvdA che sperano di mantenere Jeroen Dijsselbleom al posto di ministro delle Finanze e presidente dell’Eurogruppo. Rutte ha perfino indicato la possibilita’ di una coalizione con i Verdi, malgrado divergenze di opinioni in particolare nel settore fiscale. In alternativa, potrebbe ricorrere all’Unione Cristiana, piccolo partito ultraconservatore di origine protestante. Alcuni temono tempi lunghi per la formazione del prossimo esecutivo. Nel 2010, ci vollero 127 giorni per formare il primo governo Rutte. Nel 2012 ne bastarono 54, ma solo grazie alla sorpresa del successo nelle urne dei liberali del VVD e dei laburisti del PvdA che negli ultimi giorni di campagna elettorale riuscirono a neutralizzare la minaccia Wilders.

Cosa diconi i sondaggi

Il Partito della Libertà di Geert Wilders potrebbe finire al quinto posto, secondo l’ultimo sondaggio pubblicato dall’istituto I&O Research. La linea dura nella crisi diplomatica con la Turchia avrebbe consolidato il vantaggio del partito liberale conservatore Vvd del primo ministro, Mark Rutte, che sarebbe accreditato di 27 seggi sui 150 della Camera bassa del Parlamento dell’Aia. “Il conflitto tra i governi turco e olandese, il modo in cui il governo (dell’Aja) e in particolare il primo ministro Mark Rutte agiscono in questa crisi sembrano essere decisivi per le elezioni parlamentari”, ha spiegato I&O Research. Al secondo posto – secondo il sondaggio – ci sarebbero i Verdi di GroenLinks con il 13,1% (20 seggi), seguiti dai liberali di sinistra dei D66 con il 13% (20 seggi) e dai cristiano-democratici della CDA con il 12,1% (19 seggi). Il Pvv di Wilders, che il 20 dicembre scorso era dato nettamente in testa da I&O Research con il 21,4% e 33 seggi, alla fine arriverebbe solo in quinta posizione con appena il 10,2% e 16 deputati eletti alla Camera. Altri sondaggi, pur registrando un calo nelle intenzioni di voto a favore del Pvv nelle ultime settimane, continuano a dare il partito di Wilders in seconda posizione. 

Perché Wilders avrebbe perso consensi (e non è l’erede di Fortuyn)

Se Marine Le Pen ha fatto di tutto per eliminare dal suo partito le posizioni apertamente xenofobe, Wilders ha continuato ad alzare il livello della retorica anti-islamica, promettendo ai sostenitori “meno marocchini”. Nell’ultimo dibattito televisivo, il leader del Ppv ha definito Maometto “un signore della guerra e un pedofilo”. Se il Front National è riuscito da tempo a conquistare il voto degli operai, inoltre, la svolta di Wilders verso posizioni da destra sociale, tese a raccogliere consensi tra le fasce più deboli della popolazione, è invece assai meno credibile, alla luce del suo background economico da ultraliberale, corretto solo di recente. Né sono del tutto corretti i paragoni con Pim Fortuyn, il leader del Pdva ucciso da un fanatico animalista nel 2002, un dandy omosessuale che ammirava Kennedy e attaccava l’Islam nel nome dei diritti delle donne e dei gay e adottava retoriche assai meno millenariste. Non solo, Fortuyn veniva dalla sinistra, e partiva quindi da posizioni economiche assai meno liberiste.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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