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Cosa c'è nell'archivio dell'Onu sui crimini di guerra rimasto segreto per 70 anni

Migliaia di documenti che potrebbero “riscrivere la storia”. Provengono dall’archivio delle Nazioni Unite per l’Olocausto, e verranno resi pubblici per la prima volta a Londra da venerdì 21 aprile presso la Wiener Library, che metterà a disposizione di chiunque un catalogo consultabile online.

Decine di migliaia di pagine che non solo rappresentano “risorse immense per combattere il negazionismo, documenti e prove che finora non avevano mai visto la luce del sole” – come spiega lo studioso Dan Plesch, alla ricerca di questi documenti da oltre dieci anni – ma che probabilmente cambieranno molte delle prospettive storiche con cui nel Novecento è stata raccontata non solo la Seconda Guerra Mondiale, ma anche il Dopoguerra e il modo con cui l’Occidente ha “gestito” la realtà e le conoscenze dei campi di concentramento e dello sterminio alla fine del conflitto.

L’archivio nato nel 1943 per sostenere i processi di Norimberga

L’archivio della Commissione per i crimini di guerra delle Nazioni Unite (UN War Crimes Commission – Unwcc) era stato inaugurato nel 1943 anche per raccogliere le prove e la documentazione che poi si sarebbero resi fondamentali nel mettere in piedi i processi di Norimberga. Si tratta di documenti – scrive adesso il Guardianfinora del tutto inaccessibili, in quanto classificati “top secret” presso il Palazzo di Vetro dell’Onu a New York.

Tra le rivelazioni, anticipa il quotidiano britannico, quella secondo cui il governo polacco in esilio fornì all’archivio una quantità di prove “straordinariamente dettagliate” sui lager nazisti, a cominciare da Treblinka e Auschwitz, “prove che furono fatte uscire di nascosto dai territori occupati prima della fine della guerra“. Tra queste, la testimonianza di un soldato britannico, Harry Ogden, che era stato catturato dai nazisti nel 1940 a Narvik, in Norvegia, per poi fuggire e unirsi ad alcuni partigiani polacchi ed essere nuovamente detenuto, questa volta in un campo satellite di Auschwitz.

Le atrocità nei lager erano note già prima della fine della guerra

Altri documenti riguarderebbero invece la responsabilità personale di Adolf Hitler nel “coordinare i massacri effettuati dalle unità naziste in Cecoslovacchia“, con oltre 300 pagine che comprendono i dettagli degli ordini impartiti dal Fuehrer in persona. Non solo. Le prime nazioni a chiedere giustizia rispetto agli orrori del Terzo Reich “furono la Polonia e la Cina, e non la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Russia, che poi invece coordinarono Norimberga”. Sembra di capire, in sostanza, che gli Alleati fossero ben più consapevoli di quale fosse la realtà dei lager nazisti ben prima della fine della guerra.

Alcuni dei file dell’Unwcc sono composti di 2000 pagine ciascuno. Il responsabile dell’archivio, Howard Falksohn, non esclude che “saremo in grado di riscrive capitoli cruciali della storia utilizzando queste nuove evidenze”. Per quanto riguarda Plesch, lo studioso ha potuto consultare tutto il materiale grazie ad un permesso speciale: solo i ricercatori che avevano ottenuto il consenso dei loro rispettivi governi nonché del segretario generale delle Nazioni Uniti potevano studiare queste carte. Documenti “guardati a vista” a New York.

Stop alla fine degli anni ’40, la priorità diventa l’anticomunismo

Le attività dell’archivio furono sospese alla fine degli anni ’40. Il disinteresse sopraggiunto si spiega con la circostanza che “nel frattempo la Germania era diventata un alleato cruciale nel contesto della guerra fredda, e a molti nazisti già condannati fu garantita una rapida liberazione”, come annota sempre il Guardian. Dice Plesch che ormai a Washington e Londra erano cambiate le priorità, e così la ricerca e i procedimenti giudiziari nei confronti dei responsabili degli orrori perpetuati dai nazi-fascisti furono messi in secondo piano. Per il presidente Harry Truman il mantra da seguire era “l’anticomunismo” e non la ricerca della verità sull’abisso più nero del Novecento. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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