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Cosa c'è nelle carte dell'inchiesta sulla nave Ong sequestrata a Lampedusa

La nave Iuventa dell’Ong tedesca Jugend Rettet, bloccata a Lampedusa e sequestrata su richiesta della Procura di Trapani con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, non solo collaborava con gli scafisti ma manifestava una vera e propria ostilità contro l’Italia, tanto da aver posizionato a prua un cartello con la scritta “Fuck Imrcc”, ovvero “affanculo l’Italian Maritime Rescue Coordination Centre”. A raccontare a La Stampa i retroscena dell’inchiesta sui legami tra Ong e trafficanti di essere umani è un agente sotto copertura imbarcato su una nave di Save The Children, una delle due sigle, tra le nove impegnate nel soccorso nel Mediterraneo, ad aver siglato il codice di condotta proposto dal Viminale.

“Le 147 pagine del decreto di sequestro preventivo della Iuventa, firmato dal gip Emanuele Cersosimo, sono lo specchio della loro collaborazione con i trafficanti di esseri umani, dai quali prelevavano i migranti invece di intervenire solo in casi di pericolo”, si legge sul quotidiano torinese, “e le intercettazioni rappresentano anche un campanello d’allarme sugli interessi delle Ong e la complicità della guardia costiera libica”.  

Iuventa aiutava gli scafisti a riportare indietro i gommoni

L’equipaggio della Iuventa aiutava gli scafisti a riportare indietro i gommoni per poterli usare nuovamente. Gli operatori della Iuventa hanno consentito a non meglio individuati soggetti operanti al confine con le acque territoriali libiche di recuperare tre imbarcazioni utilizzate dai migranti per la partenza da quelle coste, una delle quali poi certamente riutilizzata il successivo 26 giugno per un nuovo sbarco”, racconta l’agente. Una foto immortala le “due barche in legno dei trafficanti legati in precedenza con una cima dagli operatori della Iuventa”.

Quella bandiera libica sull’albero di poppa

La sequenza fotografica pubblicata da ‘La Stampa’ è inequivocabile: “Dapprima si incontravano in acque internazionali con trafficanti libici a bordo delle rispettive imbarcazioni, quindi facevano momentaneo ritorno presso la motonave Iuventa (mentre i trafficanti libici si dirigevano nuovamente verso le acque libiche), e, da ultimo, si incontravano nuovamente con i trafficanti libici che questa volta scortavano un’imbarcazione con a bordo dei migranti che venivano poi trasbordati sulla motonave Iuventa”, è il racconto dell’agente, “Il recupero dei migranti, in accordo con i trafficanti, avveniva anche a 1,3 miglia dalla costa libica“. L’intesa era talmente forte che il 26 giugno scorso alle 17 sull’albero a poppa della Ong tedesca Jugend rettet, “è stata issata la bandiera libica”. Ferrea la volontà di non attraccare nei porti italiani: “Facevano persino il pieno di gasolio a Malta pur di non avvicinarsi all’Italia”.

Volontari a 10 mila euro al mese

Dalle intercettazioni dei due collaboratori di ‘Save the Children’, pubblicate dal giornale, si evince poi come l’impegno di certe Ong sia tutt’altro che disinteressato. Uno chiede all’altro: “Quali erano secondo te le cose strane che hai visto?”. E lui risponde: “Innanzitutto il fatto che venissero pagati così tanto, il fatto che ci facessero fare queste c… di foto come …”. L’amico chiede: “Perché loro, aspè perché loro erano pagati come stipendio dici?”. Sorprendente la risposta: “Eh, si, cioè .. cioè uno che fa il volontario che si piglia 10.000 euro mi sembra …”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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