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Cosa c'è scritto nelle motivazioni della condanna di Bossi per appropriazione indebita

Umberto Bossi, fondatore della Lega, è stato “consapevole concorrente, se non addirittura istigatore, delle condotte di appropriazione del denaro” del partito, proveniente “dalle casse dello Stato”, “per coprire spese di esclusivo interesse personale” suo e della sua “famiglia”. Condotte tanto più eclatanti in quanto portate avanti “nell’ambito di un movimento” cresciuto “raccogliendo consensi” come opposizione “al malcostume dei partiti tradizionali”. È quanto si legge nelle motivazioni della condanna a due anni e 3 mesi inflitta al “senatùr” lo scorso 10 luglio dai giudici dell’Ottava sezione penale del Tribunale di Milano, che hanno riconosciuto colpevoli dello stesso reato il figlio Renzo Bossi (un anno e sei mesi) e l’ex tesoriere del partito, Francesco Belsito (due anni e sei mesi).

“La decisione del giudice Maria Luisa Balzarotti è arrivata al termine del processo denominato “The Family”, così ribattezzato per il nome scritto sulla cartella di documenti sequestrata allora a Belsito in cui comparivano quelle che sono state giudicate spese private della famiglia Bossi pagate però con i soldi del Carroccio arrivati anche dai rimborsi elettorali”, sottolinea Repubblica, “la tesi della procura è che per Bossi “sostenere i costi della sua famiglia” con il patrimonio della Lega è stato ‘un modo di agire consolidato e concordato’. Nelle carte della motivazione si elencano le spese private sostenute dagli imputati per centinaia di migliaia di euro: multe, cartelle esattoriali, cene al ristorante, trattamenti di bellezza, casse di vino”. 

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I fondi del partito per pagare le multe del “Trota”

Il tribunale ha accolto tutte le richieste del pm Paolo Filippini, il quale – ricostruisce il Fatto – “aveva argomentato che per Bossi ‘sostenere i costi della sua famiglia’ con il patrimonio della Lega era ‘un modo di agire consolidato e già concordato dal Segretario federale’ con il tesoriere da lui scelto ‘come persona di fiducia’, e cioè prima con Maurizio Balocchi e poi con Belsito. Il Tribunale aveva condannato Bossi, il figlio (pena  sospesa) e Belsito a una multa rispettivamente di 800 euro, 500 euro e 900 euro. Per alcuni episodi il reato era stato rideterminato da appropriazione indebita a tentata appropriazione indebita, per altri episodi è stata dichiarata la prescrizione, per altri ancora l’assoluzione”. Stando alle indagini, tra il 2009 e il 2011, Belsito si sarebbe appropriato di circa 2,4 milioni di euro e l’ex leader del Carroccio avrebbe speso oltre 208mila euro di fondi del partito, mentre Renzo Bossi, detto “Trota”, avrebbe intascato più di 145mila euro, tra cui migliaia di euro spesi per pagare multe, 48mila euro per comprare un’auto e 77mila euro per l’ormai famosa “laurea albanese”.

Il giudice – leggiamo ancora sul Fatto – “parla di ‘completezza e coerenza’ delle prove raccolte di fronte alle quali ‘ben poca strada riesce a fare la tesi difensiva’ di ‘un Umberto Bossi dedito in maniera esclusiva e totalizzante alle questioni politiche e, per converso, per nulla interessato alle vicende economiche della Lega’. In ballo c’era, infatti, la ‘erogazione di fondi nell’interesse dei più stretti congiunti’ del Senatur, ‘erogazione autorizzata dal segretario federale e risalente alla gestione del precedente tesoriere’ Maurizio Balocchi. Ciò di cui ‘Umberto Bossi non si rendeva conto, secondo i discorsi tra Belsito, Dagrada e Cantamessa (ex segretarie del leaderr) era solamente l’ammontare di tali spese’.”
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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