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Cosa ci fa Steve Bannon in missione segreta a Pechino?

Mentre il regime di Kim Jong-un definisce “un insulto inaccettabile” la minaccia lanciata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di “distruggere totalmente” la Corea del Nord, e scrive a partiti e parlamenti stranieri per chiedere un’alleanza contro gli Stati Uniti, Pechino e Washington si stanno “preparando bene” per il prossimo incontro tra Xi Jinping e Donald Trump. Come ha detto di recente il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, per capire come trattare il presidente Usa, i dirigenti cinesi non si affidano solo agli incontri diplomatici di alto livello. E a Zhongnanhai, il cuore del potere politico a pochi passi da piazza Tian’anmen, è arrivato la settimana scorsa Steve Bannon, l’ex chief strategist di Trump, tornato a dirigere il sito web di estrema destra Breitbart News.

Quel discorso a porte chiuse a Hong Kong

Nel blindatissimo Cremlino cinese, secondo fonti che hanno parlato della visita al Financial Times, Bannon ha incontrato il capo della Commissione Disciplinare, il potentissimo Wang Qishan, incuriosito da alcuni cavalli di battaglia di Bannon: il nazionalismo economico e i movimenti populisti, toccati in un suo discorso a porte chiuse agli investitori durante il viaggio di pochi giorni prima a Hong Kong. 

Gli approcci (falliti) di Pechino

L’incontro, precisa il quotidiano della city, non era collegato alla prossima visita di Trump in Cina, ma Pechino è alla ricerca di interlocutori tra gli uomini dell’amministrazione Usa, o vicini a essa. Mentre la stella di Jared Kushner sembra appannarsi, dopo che il senior advisor di Trump ha declinato l’invito a Pechino, anche i successivi tentativi della Cina non sembrano avere partorito risultati apprezzabili: il segretario al Commercio Usa, Wilbur Ross, non è riuscito a fare passare alle orecchie di Trump l’offerta cinese di un taglio alla sovrapproduzione di acciaio, presentatagli a luglio scorso dal vice premier di Pechino, Wang Yang, incontrato a Washington durante un meeting sui rapporti economici tra Cina e Stati Uniti. Trump avrebbe detto a Ross di preferire la via dei dazi. Rex Tillerson, il segretario di Stato Usa, è impegnato soprattutto nell’opera di coinvolgimento di Pechino per il contenimento della Corea del Nord, tema di cui ha discusso settimana scorsa con il numero uno della diplomazia cinese, il consigliere di Stato Yang Jiechi, a Washington per una tappa dopo una visita ufficiale in Giamaica.

Bannon è uno dei più duri critici della Cina, paragonata di recente alla Germania degli anni Trenta, ma anche un uomo a lungo vicino a Trump, e in grado di interpretarne il pensiero. L’incontro tra Bannon e Wang, che nei giorni scorsi ha visto anche il primo ministro di Singapore, Lee Hsien-long, in visita a Pechino, ha riacceso i riflettori anche sul futuro del capo della Commissione Disciplinare. Wang, 69 anni, sarebbe fuori dai giochi per un secondo mandato al prossimo Congresso del Partito Comunista Cinese di ottobre, per raggiunti limiti di età, ma in molti lo vorrebbero comunque al fianco di Xi, nel prossimo futuro, per il suo talento in materia di economia e finanza e per i suoi rapporti di lunga data con gli Stati Uniti. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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