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Cosa dice la legge sui vitalizi che sarà votata il 20 al Senato

I vitalizi tornano a infiammare il dibattito politico nell’ultimo scorcio della legislatura. Ormai affossata – per problemi di calendario, ma soprattutto di mancanza di volontà politica – la proposta di legge a prima firma Richetti (Pd), per i 5 Stelle l’ultima chance è il Consiglio di presidenza di palazzo Madama, che si riunirà mercoledì 20 dicembre alle 14.

I pentastellati annunciano battaglia: “Faremo l’ultimo estremo tentativo”, è il proponimento. Ma i margini sono stretti e, con ogni probabilità, l’unico intervento che potrebbe vedere la luce è una delibera sulla falsa riga di quella già approvata dall’Ufficio di presidenza di Montecitorio lo scorso 22 marzo. La delibera, proposta dal Pd, introduce un “contributo di solidarietà per tre anni” e porterebbe un risparmio per le casse della Camera di circa 2,5 milioni di euro l’anno.

Nello specifico, il provvedimento adottato da Montecitorio dispone l’applicazione, a partire dal 1 maggio 2017 e per tre anni, di un contributo straordinario di solidarietà da ‘pescare’ dagli assegni vitalizi e dai trattamenti previdenziali, diretti e di reversibilità, corrisposti ai deputati cessati dal mandate e ai loro aventi diritto. Il contributo va ad incidere sui vitalizi in essere relativi alle precedenti legislature sulla parte eccedente l’importo di 70mila euro lordi annui.

E, precisamente, il contributo di solidarietà sarà:

  • pari al 10 per cento per i vitalizi compresi tra 70mila e 80mila euro lordi l’anno;
  • del 20 per centro per quelli fino a 90mila euro;
  • del 30 per cento per quelli fino a 100mila;
  • del 40 per quelli superiori a 100mila euro.

Una misura che ha fatto infuriare i 5 Stelle, in quanto ritenuta troppo blanda e fatta solo per evitare un vero intervento definitivo sulle pensioni degli ex parlamentari, soprattutto quelle ‘baby’, ovvero quelle maturate prima della riforma pensionistica del 2012, che ha abolito i vitalizi futuri senza però incidere su quelli già in essere.

Inoltre, con la riforma del 2012, i parlamentari percepiranno la pensione a 65 anni e dopo 4 anni e 6 mesi di legislatura. Prima della riforma, invece, i parlamentari percepivano la pensione anche se avevano fatto pochi mesi di legislatura. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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