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Cosa difendono i ferrovieri che hanno deciso di paralizzare i treni in Francia

I ferrovieri francesi hanno incrociato le braccia per protestare contro la riforma della Société Nationale des Chemins de fer Français (Sncf), cioè le Ferrovie dello Stato, e la mobilitazione rischia di paralizzare il traffico su rotaie fino alla fine di giugno.

Trentasei giorni di sciopero tra aprile e giugno, articolati su un calendario che prevede tre giorni di lavoro alternati a due di protesta. I ferrovieri protestano contro la proposta di riforma della Sncf che, tra le altre cose, intende aprire alla concorrenza e abolire lo statuto dei ferrovieri per chi entrerà nella società in futuro.

Quest’ultimo punto è uno di quelli su cui i sindacati protestano maggiormente: il cosiddetto statut de cheminots – statuto dei ferrovieri – è il contratto che regola il lavoro degli impiegati di Sncf, una serie di tutele che vanno dal contratto a tempo indeterminato (anche se il periodo di prova prima dell’assunzione è piuttosto lungo, potendo arrivare a due anni e mezzo), alla certezza di non poter essere licenziati per motivi economici, fino alla pensione anticipata (50 anni per i conducenti dei treni, 55 per gli altri). Senza considerare alcuni vantaggi come la gratuità dei biglietti di trasporto per sé e alcuni familiari. Dei 150 mila dipendenti, il 92% gode dello statuto.

In ballo, con la riforma, non c’è però soltanto il discorso delle tutele dei lavoratori

#SNCF “A la mi-mars, nous déposerons un projet de loi d’habilitation au Parlement.”

Edouard Philippe estime que le recours aux ordonnances lors de la réforme du Code du travail a “prouvé que cette méthode ne confisquait aucunement le dialogue”https://t.co/OrAgaJGbIx pic.twitter.com/g9Ev6Y8neL

— franceinfo (@franceinfo) 26 febbraio 2018

Una questione privat(izzat)a

La riforma intende anche aprire alla concorrenza, cioè all’ingresso di attori privati in un mercato, quello del trasporto ferroviario, finora monopolizzato dallo Stato. L’apertura al mercato è un passo inevitabile, indicato dall’Unione Europea che ne ha stabilito nel 2019 la scadenza per le linee regionali e per il 2020 per l’alta velocità. Quella francese è l’unica realtà tra quelle continentali a non aver ancora provveduto a muoversi in questo senso. Oltretutto la Sncf non naviga in buone acque dal punto di vista economico: ha un debito di 46,6 miliardi di euro a fine 2017, e le previsioni indicano quota 62 miliardi per il 2026.

I primi giorni di picchetto

Dopo un primo giorno di sciopero il 22 marzo scorso, poco dopo l’annuncio del progetto di riforma, la mobilitazione è cominciata martedì 3 aprile e proseguita nelle ventiquattro ore successive.

Grève nationale | Point Infotrafic #SNCF du mercredi 4 avril pic.twitter.com/ExAQJjuJOK

— SNCF (@SNCF) 3 aprile 2018

A mezzogiorno di mercoledì, allo sciopero aveva aderito il 29,7% dei dipendenti, quattro punti percentuali in meno rispetto al giorno precedente. Meno di un terzo dei lavoratori, ma i disagi sono stati comunque notevoli, con circa 4 milioni di passeggeri francesi coinvolti. “Ci sono grandi disparità tra le diverse categorie del personale Sncf – ha spiegato Benjamin Raigneau, responsabile delle risorse umane dell’azienda -; ad esempio tra i guidatori dei treni, indispensabili alla circolazione, il tasso di adesione è stato molto alto”, riporta Le Monde.

Dopo la dibattuta riforma del lavoro dello scorso autunno, per Macron si preannuncia un’altra stagione politica calda per le manifestazioni di piazza. Non tutti però sono a fianco dei ferrovieri: secondo un sondaggio di cinque settimane fa, il 69% dei francesi è favorevole all’eliminazione dello statuto. Nel frattempo, c’è chi preferisce schivare le polemiche e sfrecciare in bicicletta. È Vincent Delahaye, vicepresidente del Senato, che su Twitter ha incoraggiato i connazionali a muoversi in maniera alternativa, sulle due ruote.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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