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Cosa ha detto Di Battista a Mattarella e perché si parla di “caso istituzionale”

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le 17,30 al Quirinale il giurista Giuseppe Conte, indicato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini come premier del governo giallo-verde. Prima della convocazione, il capo dello Stato ha sentito i due leader per avere conferma del nome proposto. “Finalmente inizia la terza Repubblica”, esulta Di Maio. E la Lega esprime “soddisfazione” e si dice “pronta a partire”.

Per il capo politico pentastellato, il governo “non si baserà sui voltagabbana” e Conte “sarà il presidente del Consiglio più politico che abbiamo mai avuto”. Ma a segnare la giornata del possibile conferimento dell’incarico a Conte è la polemica che scoppia dopo le parole di Alessandro Di Battista, che chiama in causa direttamente il Colle lanciando una sorta di avvertimento: non si opponga alla volontà degli italiani (Il Fatto Quotidiano).

L’ex deputato M5s scrive su Facebook: “Il Presidente Mattarella ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica ovvero ai cittadini ai quali appartiene la sovranità”. “Per settimane, in una fase delicatissima dal punto di vista istituzionale, ha ricordato ai partiti politici le loro responsabilità. Per giorni ha insistito sull’urgenza di formare un governo nella pienezza delle sue funzioni. Ebbene, finalmente, una maggioranza si è formata, una maggioranza che piaccia o non piaccia al Presidente Mattarella o al suo più stretto consigliere, rappresenta la maggior parte degli italiani”.

L’ex parlamentare dei 5 stelle ha ribadito quindi la necessità di dare vita a “un governo forte, un governo capace di intervenire, se necessario con la dovuta durezza, per ristabilire giustizia sociale. Un governo capace soprattutto di ristabilire un principio sacrosanto in democrazia: il primato della politica sulla finanza […] Mi rendo conto che ristabilire questo principio possa far paura a qualcuno ma non dovrebbe intimorire chi ha l’onore di rappresentare l’unità nazionale. Il Presidente della Repubblica non è un notaio delle forze politiche ma neppure l’avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento. Anche perché si tratterebbe di una causa persa, meglio non difenderla”. Il politico romano ha poi invitato i cittadini a farsi sentire con l’hashtag #VoglioIlGovernoDelCambiamento per sollecitare il Quirinale.

Durissima la reazione del Pd, che con Stefano Ceccanti definisce la posizione del pentastellato “eversiva e intimidatoria”, mentre il vicepresidente dem della Camera, Ettore Rosato, invita Di Battista a mantenere fede alla sua promessa e partire per il Sudamerica (La Repubblica).

Al Colle si rivolge anche il grillino Angelo Tofalo, che si dice certo che il Capo dello Stato “saprà trovare una sintesi” e sottolinea che “la maggioranza è solida”. Nel giorno del possibile incarico a formare il governo, e all’indomani delle numerose polemiche che hanno travolto proprio il professor Conte a causa del suo curriculum, torna a farsi anche Beppe Grillo, che blinda Di Maio (“ha tutto il mio appoggio”) e liquida le critiche come “il brulicame di microscopici colpi di coda, davvero un brutto spettacolo, inscenato senza alcuna regia preordinata. È la casta che decade, che si agita per puro istinto di sopravvivenza”.

Padre e figlio #DiBattista che hanno la stessa cultura fascista provano ad intimidire il Presidente della Repubblica #Mattarella. Mi auguro che gli altri esponenti del #M5s si dissocino da questa follia #vergogna pic.twitter.com/daT6usMIpi

— Alessia Morani (@AlessiaMorani) 23 maggio 2018

Sul caso è intervenuto anche Francesco Giro, senatore e membro dell’ufficio di presidenza di Forza Italia. “Dopo la grottesca vicenda del curriculum farlocco di Conte, oggi Di Battista bacchetta il presidente Mattarella e impartisce lezioni di educazione civica. Siamo a scherzi a parte, una telenovela infinita”, ha detto.

Infine, dalla Lega arriva un avvertimento: “Se il Colle dicesse no a Savona per le sue idee avremmo un problema”, mette in guardia Claudio Borghi, riferendosi all’economista euro-scettico, voluto dal Carroccio per rivestire il ruolo di ministro dell’Economia. Ma Di Maio, che oggi ha nuovamente avuto un faccia a faccia con Salvini, getta acqua sul fuoco: “Nessuna polemica, i ministri li sceglie il presidente della Repubblica, non c’è nessuna discussione in atto” (Corriere della Sera). 

Il clima si surriscalda, scrive La Stampa, e “lascia intravedere cosa potrebbe essere una campagna elettorale del Movimento al grido di ‘ci hanno impedito di governare’, magari gridando ‘golpe contro di noi!'”. Nel frattempo le quotazioni del professor Conte sono stabili, dopo essere affondate nel pomeriggio di ieri, in serata erano risalite abbastanza, e resta in pista, sia pure ammaccato. Ma nel M5S c’è una certa confusione, e dichiarazioni sparse. Esclude che Conte possa saltare? “Non escludo questo, perché non sappiamo cosa succederà oggi”, ha detto l’esponente M5s Emilio Carelli in tv. A proposito, invece, dell’eventualità che con Paolo Savona all’Economia il governo M5s-Lega potrebbe lavorare all’uscita dell’Italia dall’euro, il deputato M5s – a sua volta dato tra i papabili per un dicastero nel “governo del cambiamento” – dice “lo escludo”. Sempre ad Agorà Carelli rileva, anzi, che «se le cose vanno come abbiamo previsto, non c’è alcuna necessità”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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