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Cosa hanno chiesto i partiti ai propri elettori in vista del referendum in Lombardia e Veneto

Fra 5 giorni i cittadini del Veneto si recheranno a votare per decidere se vogliono che “alla Regione vengano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. Il referendum nasce da una legge approvata nel 2014, che – a differenza da quella su un referendum sull’indipendenza, approvata contestualmente – ha passato il vaglio della Corte Costituzionale e il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha emanato lo scorso aprile il decreto di convocazione delle urne per il 22 ottobre. 

I partiti apertamente per il sì

Negli ultimi mesi, dunque, è stato un susseguirsi di prese di posizione in vista della consultazione autonomista, che assume particolare peso in una Regione che da anni chiede maggiori competenze. A favore del sì si è schierata compatta e incondizionatamente tutta la maggioranza che sostiene Zaia, ovvero il suo partito, la Lega Nord, e gli alleati di Forza Italia e Fratelli d’Italia

I partiti per il sì ‘critico’

Il maggior partito di opposizione in Veneto, ovvero il Pd, ha lasciato libertà ai suoi elettori e ai militanti: ufficialmente la linea scelta dalla direzione veneta è quella di un ‘sì critico’, che rivendichi come una maggior autonomia basata sull’articolo 116 della Costituzione sia una posizione storica del centrosinistra ma al tempo stesso stigmatizzi la scelta e i costi di un percorso referendario. A favore anche il Movimento 5 stelle, secondo cui “i soldi spesi per interpellare i cittadini non sono mai uno spreco”.

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Tosi dice che è ‘uno spot che non otterrà nulla’

 L’appuntamento del 22 ottobre è stato invece al centro di una rottura nel gruppo che in Consiglio regionale faceva capo a Flavio Tosi, che si è diviso fra chi è totalmente a favore del referendum e chi, come l’ex sindaco di Verona e leader di Fare!, dice “sì all’autonomia” ma al tempo stesso ritiene che la consultazione sia “solo di uno spot di Zaia che non otterrà risultati concreti”. 

I partiti per l’astensione, i sindacati, gli imprenditori

A spingere per l’astensione, fra i partiti politici, ci sono Mdp e i Socialisti. A favore del referendum si sono poi espresse diversi sindacati e associazioni di categoria: Confindustria, Coldiretti, Confartigianato e la Cisl hanno tutti detto sì. Non sono tuttavia mancati nomi di peso che si sono dissociati, specialmente nel mondo imprenditoriale: Matteo Marzotto, vice presidente di Ieg, la società nata dalla fusione fra le fiere di Vicenza e Rimini, ha manifestato le proprie perplessità, così come ha fatto Luciano Benetton, che ha detto chiaramente che non intende votare. 

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Sono sorti diversi comitati, di cui la maggior parte sostiene il voto: da segnalare l’esistenza di ‘Comitato veneti per l’astensione’ e ‘Comitato riscossa civica veneta contro il referendum farlocco’, che suggeriscono di non andare a votare. Per lo statuto regionale, infatti, è necessario che almeno il 50,1% dei cittadini si rechi alle urne perché il Consiglio regionale sia obbligato ad affrontare la questione. Sempre il 22 ottobre, poi, i cittadini bellunesi troveranno due schede: oltre al referendum sull’autonomia regionale, infatti, se ne terra’ uno sull’autonomia della provincia. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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