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Cosa è il 'whistleblowing' e come funziona in Italia

Al malfunzionamento delle amministrazioni pubbliche si può rimediare, e il ‘whistleblowing’ può essere un utile alleato. Una parola che letteralmente significa ‘soffiare nel fischietto’ e deriva dall’inglese ‘to blow the whistle, con chiaro riferimento all’azione dell’arbitro nel segnalare un fallo o a quella di un poliziotto che tenta di fermare un’azione illegale. Dal 2014 anche la legge italiana ha fornito i dipendenti pubblici di questo strumento, mutuato dai Paesi anglosassoni, che permette di prevenire la corruzione, segnalando qualsiasi tipo di disfunzione, di irregolarità e anche di illegalità all’interno delle amministrazioni. Nasce così la figura del whistleblower.

Chi è il whistleblower

Il whistleblower è il soggetto che, a fronte di attività illecite o fraudolente all’interno di un’amministrazione pubblica, si fa carico di segnalare al proprio dirigente o alle autorità competenti la situazione irregolare. Il fine è quello di riportare le procedure amministrative e i comportamenti dei dipendenti pubblici sui binari della legalità. Si tratta in sintesi di un modo per aumentare la collaborazione tra amministrazione e dipendenti pubblici. “Il whistleblower è tale quando si fa carico di un interesse pubblico, collettivo – precisa Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, durante la conferenza stampa di presentazione del secondo monitoraggio nazionale sull’applicazione del whistleblowing – e non individuale, come invece spesso è accaduto in questi 4 anni”.

Cosa succede dopo la segnalazione

L’autorità amministrativa interpellata da un whistleblower si fa carico, grazie alla segnalazione di fronteggiare il rischio che quella situazione possa ripetersi in futuro, intervenendo dunque affinché l’amministrazione interessata adotti le giuste misure per prevenire la corruzione.

I quattro anni di whistleblowing italiani

Da un’analisi degli ultimi quattro anni, da quando è entrata in vigore la legge (settembre 2014) fino a maggio 2017, si può notare come il numero delle segnalazioni alle Autorità rispecchi un trend positivo. Si parte con 16 durante gli ultimi mesi del 2014 per arrivare a 200 nel 2015 e a 252 nel 2016. I primi cinque mesi del 2017 sono particolarmente significativi, perché le 263 segnalazioni hanno già superato il numero totale degli anni precedenti. Nel grafico (sotto) vengono riportati anche il numero di fascicoli che è derivato. Tra i due dati non c’è corrispondenza perché alcuni fascicoli contengono più segnalazioni accorpate per ragioni di connessione oggettiva e soggettiva. “L’aumento delle segnalazioni – spiega Raffaele Cantone – è positivo, sintomo che sta crescendo anche una coscienza civica all’interno delle amministrazioni pubbliche”.

In base alle segnalazioni che sono arrivate direttamente all’Anac – si legge sul rapporto che riguarda il monitoraggio del whistleblowing – nell’ultimo anno e mezzo si può notare come queste siano arrivate maggiormente dal Sud Italia, poi dal Nord e infine dal Centro.

Tra i soggetti che hanno fatto più segnalazioni troviamo sicuramente i dipendenti pubblici. Nel 2016 hanno pesato per il 75%, seguiti dai dirigenti con un 16%, gli RPCT (i responsabile della prevenzione della corruzione) con il 5% e poi con il 2% i militari e la polizia municipale. L’andamento è molto simile fino al 31 maggio del 2017.

 

Al primo posto tra le condotte illecite segnalate, sia nel 2016 che nel 2017, ci sono le irregolarità negli appalti, rispettivamente con il 20 e il 27%. Il dato è quindi cresciuto già molto negli ultimi mesi. Poi ci sono gli incarichi e le nomine, seguite dai concorsi. Le segnalazioni per questi ultimi hanno pesato per il 10% nel 2016 e sono arrivate già al 18% nel 2017.

 

Sempre prendendo in considerazione le segnalazioni degli ultimi 17 mesi, il rapporto evidenzia che i whistleblower più attivi sono quelli delle Regioni e degli Enti locali. La percentuale è del 44,83% nel 2016 e del 49,19% nel 2017. Poi ci sono le altre amministrazioni( i ministeri, gli Enti, le autorità portuali, etc), le aziende sanitarie ed ospedaliere e infine le istituzioni scolastiche.

Troppa diffidenza e scetticismo

Il whistleblowing in Italia è stato introdotto relativamente da poco e potrebbe concorrere a una vera e propria rivoluzione copernicana nei rapporti fra pubblica amministrazione e cittadino. Però a distanza di 4 anni “non posso non rilevare – commenta Raffaele Cantone – che verso questo strumento c’è ancora molta diffidenza: tanto nei vertici degli enti pubblici, quanto tra i dipendenti e l’opinione pubblica. Molte delle segnalazioni sono anonime e ciò accade perché c’è ancora molta difficoltà a dare una reale tutela ai whistleblower. Il rischio per il dipendente è che a fronte di una segnalazione ci siano delle ritorsioni o attività di mobbing. In questo caso la legge non è particolarmente efficace. Per questo chiediamo – conclude il presidente dell’Anac – che sia al più presto approvata una proposta di legge già esistente e all’esame del Senato che risolverebbe  tale problema”. Inoltre- si legge nel rapporto – spesso l’Anac ha ricevuto segnalazioni per le quali non era competente e che non rispecchiano le finalità del whistleblowing, forse ancora troppo poco conosciute e capite. Quindi le segnalazioni spesso non riescono ancora a generare tutta l’efficacia che potenzialmente l’istituto ha.

Cosa si potrebbe migliorare

“L’autorità sta provando strade utili – conclude Cantone – a ridurre il clima di diffidenza e di scetticismo che circonda il whistleblowing e a indirizzare i segnalanti lungo un percorso congruente con le finalità dell’istituto”.

Per raggiungere tali scopi è necessario:

  • Approvare la proposta di legge, in attesa al Senato, che contiene una disciplina più dettagliata e utile per concretare i principi stabiliti dalla ‘Legge Severino’ del 2012.
  • Intervenire sul fronte della formazione per far comprendere ai dipendenti pubblici quanto sia importante ricorrere al whistleblowing in maniera consapevole e conoscere le sue finalità, e alle pubbliche amministrazioni l’utilità di segnalazioni che le mettano in grado di porre riparo a condotte corruttive, prima dell’intervento della giustizia penale e amministrativa.

 

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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