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Cosa prevede quell'articolo 50 che innescherà la Brexit

Il premier britannico, Theresa May, ha annunciato che attiverà la procedura per l’uscita dall’Unione Europea il 29 marzo, all’indomani del vertice di Roma per i 60 anni della Ue. Ecco cosa prevede l’articolo che verrà innescato per avviare il divorzio.

  • L’articolo 50 del trattato sull’Unione Europea prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un paese dall’Unione Europea.
  • Il paese dell’UE che decide di andarsene, deve notificarlo al Consiglio europeo, il quale presenta i suoi orientamenti per la conclusione di un accordo volto a definire le modalità dell’addio.
  • Tale accordo è concluso a nome dell’Unione europea dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.
  • I trattati cessano di essere applicabili al paese interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o due anni dopo la notifica del recesso. Il Consiglio può decidere di prolungare tale termine.

    La premier britannica Theresa May

  • Qualsiasi Stato uscito dall’Unione può chiedere di aderirvi nuovamente, presentando una nuova procedura di adesione.
  • I trattati cessano di essere applicabili a tale Stato a partire dalla data di entrata in vigore dell’accordo o, in mancanza, entro due anni dalla notifica, a meno che lo Stato e il Consiglio europeo siano d’accordo nel prorogare tale termine.
  • L’accordo è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio e stabilisce le modalità per l’uscita, tra cui un quadro di riferimento per future relazioni dello Stato interessato con l’Unione. L’accordo deve essere approvato dal Consiglio, che lo delibera a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento europeo.

Essere espulsi, invece, non è possibile

Se un ex Stato membro cercasse di rientrare sarebbe soggetto alle stesse condizioni di qualsiasi altro paese candidato. Ma uscire volontariamente dall’Unione è possibile, non lo è esserne espulsi. L‘articolo 7 del trattato sull’Unione europea prevede la sospensione di taluni diritti di uno Stato membro, se un utente (Stato) attua persistentemente violazioni circa i principi fondatori dell’UE (libertà, democrazia, diritti umani e così via). Il Consiglio europeo può votare per sospendere i diritti di appartenenza.

L’identificazione ufficiale di una violazione richiede l’unanimità (escluso lo Stato interessato), ma le sanzioni richiedono solo una maggioranza qualificata. Lo Stato in questione sarebbe ancora vincolato dagli obblighi dei trattati e il Consiglio, deliberando a maggioranza, potrebbe modificare o revocare tali sanzioni. Il trattato di Nizza ha incluso un meccanismo di prevenzione in base al quale il Consiglio, deliberando a maggioranza, può identificare una potenziale violazione e formulare raccomandazioni allo Stato per porvi rimedio prima che si intervenga contro di esso. Tuttavia i trattati non prevedono alcun meccanismo per espellere uno Stato membro a titolo definitivo.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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