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Cosa prevedono i dazi di Trump, e perché ora si rischia una guerra commerciale globale 

Gli Stati Uniti hanno deliberato dazi del 25% alle importazioni di acciaio e del 10% a quelle di alluminio, innescando la miccia per una guerra commerciale globale. “Ciò che avevo promesso, l’ho mantenuto”, ha detto Donald Trump, attorniato da diversi operai dei rispettivi settori che il presidente americano ha voluto con sé ue durante la cerimonia della firma del provvedimento.

Perché i dazi su acciaio e alluminio

Acciaio e alluminio, ha aggiunto Trump in un discorso successivo, “sono vitali per la nostra sicurezza nazionale, assolutamente vitali. Se non hai l’acciaio, il paese non è tuo” (La Repubblica). Il provvedimento non sarà applicato, per il momento, a Messico e Canada, che godranno di una deroga di 30 giorni: “Con loro stiamo negoziando il Nafta, se riusciamo ad avere un accordo che ponga fine al Nafta, non vi saranno dazi”. Quanto agli altri, Trump, che ieri aveva visto riguardo al tema dei dazi le dimissioni del suo consigliere economico Gary Cohn, ha promesso “molta flessibilità con i paesi amici”: i dazi e il presidente americano si è detto disponibile a modificarli o a revocarli per specifici paesi se i loro prodotti non minacceranno più la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

L’attacco alla Germania

“Dobbiamo proteggere e costruire le nostre industrie siderurgiche e di alluminio ha detto – mostrando allo stesso tempo una grande flessibilità e cooperazione nei confronti di coloro che sono veri amici e ci trattano equamente sia sul commercio che sul piano militare”. Trump se la è presa soprattutto con la Germania, parlando di Paesi che si sono “approfittati” degli Stati Uniti: l’ha accusato la Germania di comportarsi male contribuendo molto meno rispetto agli Stati Uniti nel finanziamento della NATO (Il Giornale). “Abbiamo alcuni amici e alcuni nemici”, “si è tratto vantaggio in maniera incredibile nel corso degli anni su commercio e spese militari”. “Se si guarda alla NATO, dove la Germania paga l’un per cento e noi paghiamo il 4,2 per cento di un PIL molto più grande, il che non è giusto”. “Se guardiamo a commercio e spese militari, in una certa misura, vanno di pari passo”.

La reazione di Bruxelles

La deroga ai dazi, però, ha ribattuto Bruxelles, non può riguardare un solo Stato membro dell’Ue. “Se cercano di fare un’eccezione per uno dei nostri Stati membri, ciò significa fare un’eccezione per l’intera Ue”, ha detto il vice presidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, spiegando che la politica commerciale è una politica comunitaria (Il Fatto Quotidiano). L’Ue, ha spiegato Katainen, “ha contattato le autorità Usa nel corso degli ultimi giorni in modo intenso per convincerle a non provocare guasti maggiori alla loro economia e a quella mondiale”. Meno pessimista è Mario Draghi. “La ricaduta immediata delle misure Usa sul commercio non sarà poi così grande – ha detto il presidente della Bce – ma siano convinti che la disputa dovrebbe essere discussa e risolta in una contesto multilaterale”.

La Cina promette una risposta legittima e necessaria

Le “azioni unilaterali” sul commercio estero, ha sottolineato, sono “pericolose”. Pechino, dal canto suo, è pronta (RaiNews): la Cina non rimarrà a guardare in caso di una guerra commerciale e avverte gli Stati Uniti che produrrà una “risposta legittima e necessaria” se uno scenario di questo tipo si dovesse verificare. Le guerra commerciali “non sono mai la giusta soluzione”, soprattutto “in un mondo globalizzato”, ha detto il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, durante una conferenza stampa a margine dei lavori dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese. La Cina, ha spiegato Wang, vuole un “dialogo costruttivo” con gli Stati Uniti, quello di “una lunga marcia verso la modernizzazione e non ha la volontà o il bisogno di rimpiazzare l’America” nel suo ruolo a livello globale. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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