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Cosa ricorderemo degli 88 giorni della “crisi più pazza della storia della Repubblica”

Una crisi durata 87 giorni, la più lunga nella storia della Repubblica. Con, alla fine, un esecutivo retto da una coalizione anch’essa inedita. E caratterizzata da polemiche senza precedenti sui poteri di intervento del Quirinale nella fase di formazione dei governi. Probabilmente sarà ricordata e commentata nei libri di storia contemporanea e diritto costituzionale. Questi i fatti.

5 marzo

L’Italia si sveglia sotto shock: alle elezioni ha vinto il fronte sovranista. L’M5S è il primo partito con il 32 percento. Il centrodestra unito vale però il 37. Crollo del Pd: 18 percento, Cancellati gli alleati di centro dei due schieramenti, a sinistra Leu supera a gran fatica il 3 percento. Di Maio annuncia: “è iniziata la Terza Repubblica. Ora tutti dovranno passare da noi”. Si dimette Matteo Renzi, viene nominato per la reggenza Maurizio Martina. È impressione comune che formare il nuovo governo sarà molto difficile.

4 aprile

Dopo l’avvio della legislatura con l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, Sergio Mattarella dà avvio al primo giro di consultazioni. Nel frattempo pare emergere una possibile formula politica che veda l’intesa tra i due partiti populisti usciti rafforzati dalle urne: i 5 Stelle e la Lega, che da sola sopravanza Forza Italia nella conta interna al centrodestra. Di Maio e Salvini insieme fanno il 51 percento in Parlamento. Quanto basta per il governo. Ma il cammino si dimostra essere ben più impervio di quanto non ci si aspettasse.

18 aprile

Sergio Mattarella, dopo due giri di consultazioni, conferisce l’incarico esplorativo per la formazione del governo alla neoeletta presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Dovrà verificare le possibilità di un governo tra Movimento 5 Stelle e le forze del centrodestra.

23 aprile

Di fronte al fallimento della missione esplorativa di Elisabetta Casellati, Mattarella tenta la carta uguale ed opposta: affida al presidente della Camera Roberto Fico un incarico per vagliare la possibilità di un governo tra Pd e grillini. Il tentativo viene silurati nel giro di un paio di giorni da Matteo Renzi, che pur essendosi dimesso dall’incarico di segretario non attende di trovare una risposta comune con Martina e boccia l’idea in un’intervista televisiva. Fico deve rinunciare.

 

18 maggio

Lega e 5 Stelle annunciano il varo definitivo del contratto per il governo. Contiene i punti programmatici da realizzare, la creazione di una camera di compensazione superiore allo stesso Consiglio dei Ministri per la risoluzione delle controversie politiche tra le parti, la linea sull’euro che appare ammorbidita rispetto alle prime versioni.  

23 maggio

Sergio Mattarella affida al giurista Giuseppe Conte l’incarico per formare un governo che si regga sulla coalizione gialloverde. Davanti ai giornalisti per il suo primo discorso Conte cerca di tranquillizzare i partner europei, assicura che la guida d’azione sarà il contratto di governo Lega-M5S e si offre come “avvocato difensore del popolo italiano”. 

 

27 maggio

A sorpresa, dopo quattro giorni di lavoro per stilare la lista dei ministri, Giuseppe Conte rinuncia all’incarico. Sergio Mattarella ha fatto muro e non ha accettato il nome dell’economista Paolo Savona a ministro dell’economia. Savona, una vita in Bankitalia e già al governo con l’esecutivo di Carlo Azeglio Ciampi nel 1993 (quello che imbastì l’ingresso dell’Italia nell’euro) è divenuto col tempo uno dei principali assertori della necessità di abbandonare la divisa unica. Esplode l’ira di Di Maio, che chiede addirittura l’impeachment per il Capo dello Stato. Ne scaturisce una querelle politica e tra i giuristi sulla natura e i limiti del potere del Presidente della Repubblica.

28 maggio

Mattarella, che scuro in volto è comparso di fronte alle telecamere per dare il suo punto di vista sul perché del no a Savona, conferisce l’incarico a Carlo Cottarelli, esperto di spending review, per dar vita ad un governo di tecnici per fare almeno la legge di bilancio e allontanare lo spettro dell’esercizio provvisorio, dell’aumento dell’Iva e del commissariamento di fatto dell’economia italiana. Ma i partiti fanno sapere che non concederanno la fiducia.

29 maggio

L’Italia trema, l’Europa è più che preoccupata: l’incertezza politica fa schizzare lo spread con i bund tedeschi a 320 punti: mai era successo dai tempi dell’ultimo governo Berlusconi, nel 2011. La borsa cede e cede, si diffondono timori per un effetto contagio in tutto il Continente, e anche oltre.  Mattarella fa sapere che, in mancanza di un accordo vero per un governo politico, partirà comunque il governo Cottarelli, non foss’altro per portare il paese alle elezioni. Quando? Anche ad agosto, se necessario. La prospettiva non entusiasma nessuno, nemmeno quei partiti che sono dati in crescita nei sondaggi.

30 maggio

Cottarelli sale una prima volta al Quirinale. Poi sale Di Maio, e successivamente dice che Paolo Savona in fondo potrebbe anche rinunciare, e salvare la situazione. Poi ancora Cottarelli. Alla fine il colpo di scena: tutti si aspettano che sciolga la riserva e proceda con il suo governo tecnico, e invece se ne va da un ingresso secondario senza dire nulla ai giornalisti. Si sparge la voce: rinuncia anche lui, ma non è vero: il Colle fa sapere che ci sono movimenti interessanti per la nascita di un governo tecnico, e che altre 24 ore sono state concesse a Lega e 5 Stelle per ripensarci, e trovare una soluzione che sblocchi il loro esecutivo. Seconda sorpresa: anche Salvini sembra pronto a cedere qualcosa sul nome di Savona.

31 maggio

Vertice fiume tra Salvini e Di Maio. Poi l’annuncio della svolta: Savona spostato alle politiche comunitarie, Moavero Milanesi agli esteri, l’economista Giovanni Tria all’economia. Salvini all’interno, Di Maio al welfare. Cottarelli rinuncia prontamente, come da accordo con Mattarella. “Un governo politico è la migliore soluzione per il Paese, anche perché evita le elezioni”, commenta di fronte ai giornalisti. Dai quali si alza – cosa del tutti senza precedenti, anche questa – un applauso liberatorio. La crisi sembra finita. I mercati riposino, domani è un altro giorno. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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