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Cosa rimane da chiarire dello sgombero degli sgomberati di Piazza Indipendenza

Ci era voluta una coppia che faceva sesso per strada per dirigere l’attenzione dell’opinione pubblica sul paradossale caso dell’ex sede di Federconsorzi di via Curtatone, a Roma. L’edificio era occupato da quattro anni da un migliaio di rifugiati etiopi ed eritrei, alla maggior parte dei quali era stato riconosciuto il diritto d’asilo. Nonostante ciò, non era mai stata trovata una soluzione alternativa per la loro sistemazione. Nè era stata trovata quando, la mattina del 19 agosto, la polizia aveva sgomberato lo stabile. Due giorni dopo chi non aveva avuto la fortuna di trovare chi lo ospitasse, si trovava ancora in strada. Per cinque notti centinaia di persone sono rimaste accampate a Piazza Indipendenza, a due passi dalla stazione Termini e dal Csm, senza avere la minima idea di dove andare. In una capitale dove le emergenze tendono sempre più a diventare permanenti, come dimostra il bivacco a cielo aperto di Colle Oppio

Il racconto di una giornata ad alta tensione

In mattinata è scattato il blitz di polizia e carabinieri per “sgomberare gli sgomberati”. Gli agenti vengono accolti da lanci di sassi e bottiglie e replicano con getti d’acqua da un idrante. Alcuni migranti, raccontano le forze dell’ordine, tirano bombole di gas aperte e spruzzano spray al peperoncino. Quattro di loro finiscono in stato di fermo. Medici Senza Frontiere riferisce di aver curato sul posto tredici persone, alcuni con fratture e lesioni prodotte dai manganelli. Immagini che hanno fatto il giro del mondo.

Ora la discussione infiamma la politica e le reti sociali, tra chi parla di iniqua violenza poliziesca e chi si schiera con la pubblica sicurezza senza se e senza ma. Una polemica che rischia di oscurare i numerosi punti oscuri della vicenda

È vero che i rifugiati avevano armi improprie?

La questura ha spiegato che “si è reso urgente e necessario dopo il rifiuto di ieri ad accettare una sistemazione alloggiativa offerta dal comune di Roma, ma soprattutto per le informazioni di alto rischio pervenute, inerenti il possesso da parte degli occupanti di bombole di gas e bottiglie incendiarie“. La polizia afferma che alcuni rifugiati stavano utilizzando realmente come armi bombole aperte, e che l’utilizzo degli idranti si era reso necessario soprattutto per eliminare subito il pericolo che esse rappresentavano. Al centro del dibattito è finito l’uomo, presumibilmente un funzionario di polizia, che pronuncia, durante il blitz, le parole “devono sparire, se tirano qualcosa spaccategli un braccio”. Le forze dell’ordine avevano davvero qualcosa da temere? Non lo sappiamo.

Perché i migranti non avevano accettato le soluzioni alternative?

La questura parla del rifiuto degli sgomberati di accettare la “soluzione abitativa offerta dal Comune di Roma”. Quale fosse in concreto questa soluzione e perché sia stata rifiutata non è noto. La Repubblica parla di un vertice in prefettura convocato durante la notte. Vengono offerti alloggi nelle zone di Boccea e Torre Maura e alcune ville nel reatino, immobili in parte messi a disposizione dalla ditta proprietaria dello stabile di via Curtatone. Alcuni di loro non vogliono allontanarsi perché hanno lasciato parenti e figli nello stabile sgomberato, dove ad alcuni bambini, donne e anziani è stato consentito rimanere. Secondo il portavoce di Unicef, a 80 persone erano invece state proposte delle sistemazioni negli Sprar, strutture che servono ad accogliere chi è in attesa di asilo, e non chi gode da anni dello status di rifugiato.

Sono #rifugiati. Le persone vanno trattate con dignità, non con gli idranti. Basta sgomberi senza nessuna alternativa! #PiazzaIndipendenza pic.twitter.com/AD3LJPll6b

— MediciSenzaFrontiere (@MSF_ITALIA) 24 agosto 2017

Quanti erano davvero i migranti sgomberati?

I numeri forniti dalle principali testate non coincidono. Quanti immigrati c’erano nel palazzo di Via Curtatone? C’è chi dice mille, c’è chi dice cinquecento. Dopo lo sgombero, si era parlato di trecento persone espulse dall’edificio e un centinaio al quale era stato permesso di restare in virtù della particolare vulnerabilità. Le persone in Piazza Indipendenza durante il blitz sarebbero state un altro centinaio. Alcuni degli altri avranno sicuramente trovato ospitalità da parenti e amici. Altri potrebbero essere spariti del tutto, inghiottiti dal dedalo di vie intorno alla stazione. Senza sapere di preciso quanta gente fosse in strada in attesa di una sistemazione è impossibile valutare la proposta del Comune. Della quale non sappiamo granché: la sindaca Virginia Raggi non si è ancora espressa in materia.

comunque sia è stata una giornata buia per #Roma #sgombero #piazzaindipendenza pic.twitter.com/rwmqNxeNUW

— MovArturoScienza (@ArturoScienza) 24 agosto 2017

I migranti erano stati infiltrati dai movimenti per la casa?

C’è una frase molto importante nel comunicato del prefetto di Roma, Paola Basilone, che ha parlato di “completa perfetta riuscita dell’operazione”, mirata al “ripristino di condizioni di legalità e di vivibilità, anche sotto l’aspetto igienico-sanitario, a piazza Indipendenza”. L’operazione, afferma Basilone, si è svolta “in condizioni di assoluta sicurezza, nonostante la prevedibile e decisa opposizione degli occupanti e l’azione di infiltrazione posta in essere dai Movimenti di Lotta per la Casa, che ha indotto gli occupanti accampatisi in piazza Indipendenza a rifiutare sistemazioni alloggiative alternative, determinati a rimanere in strada fino alla manifestazione con corteo indetta dagli stessi Movimenti per sabato prossimo”. È davvero questo il motivo per il quale i rifugiati hanno rifiutato gli alloggi proposti dal Comune? Alcuni di loro hanno sventolato uno striscione che recitava “Basta sgomberi, sfratti e pignoramenti”. E che quindi richiamava a una lotta politica di respiro più vasto. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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