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Cosa sappiamo della bambina morta per un'otite a Brescia

Commozione, rabbia e dolore per la morte di una bambina di quattro anni a Brescia per le gravi complicazioni cerebrali di un’otite la cui entità era probabilmente stata sottovalutata. 

La piccola Nicole viveva a Gottolengo, un paese della Bassa Bresciana, e i suoi genitori l’avevano portata in due occasioni, nelle scorse settimane, all’ospedale della vicina Manerbio e poi all’istituto ospedaliero Poliambulanza di Brescia, senza che i diversi medici ritenessero necessario il suo ricovero.

L’inizio della malattia

L’otite si era manifestata a metà marzo, ed era stata curata dal pediatra di famiglia. Nel tardo pomeriggio di sabato 31 marzo, però, i genitori, preoccupati da una cefalea persistente, avevano deciso di portarla all’ospedale di Brescia. In quella occasione, anche se “inizialmente ancora vigile e collaborante e con parametri vitali nella norma”, la bambina è stata ricoverata dopo che una Tac aveva mostrato “un grave ascesso cerebellare”.

Nella mattinata di domenica, la bambina “è stata sottoposta ad un intervento neurochirurgico di evacuazione dell’ascesso e posizionamento di derivazione ventricolare esterna”. Ma nei giorni seguenti il suo quadro neurologico è peggiorato, fino al decesso avvenuto ieri pomeriggio.

Donati gli organi

“Con un gesto di grande generosità, i genitori hanno deciso di donare gli organi della loro bimba a scopo di trapianto”, ha scritto l’Azienda ospedaliera, che ha segnalato la vicenda alla Procura. Il Pm di Brescia Claudia Moregola ha quindi deciso di avviare un’indagine contro ignoti, come riporta Brescia Oggi.

Intanto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha disposto l’invio di una “task force”, di cui fanno parte fra gli altri anche esperti dell’Agenas, carabinieri e ispettori del Ministero, presso le strutture coinvolte, per accertare quanto accaduto. E l’Ats di Brescia, su mandato dell’assessore regionale alla Salute Giulio Gallera e del direttore generale al Welfare, “ha già istituito una Commissione di verifica composta da esperti clinici e gestionali che dovrà accertare la correttezza delle procedure effettuate dal personale medico dal momento della presa in carico della piccola”.

“No alle psicosi”

“Se è vero che la bambina aveva da un mese e mezzo febbre e dolori al collo avrebbe dovuto essere ricoverata per accertamenti. Il dolore al collo infatti può essere indice di un’espansione dell’infezione, di un ascesso mastoideo o addirittura di un risentimento meningeo”, ha commentato parlando con l’Agi il professor Gaetano Paludetti, primario otorino del Policlinico Gemelli di Roma. “Non conosciamo il decorso della sua malattia e bisogna stare attenti a non creare allarmismi ingiustificati perché l’otite è una malattia molto comune – osserva -. Esistono anche forme fulminanti di otite che il giorno dopo provocano la meningite, ma non sembra questo il caso di Nicole”.

“Il messaggio da far passare – rassicura Paludetti – è che si devono valutare caso per caso i sintomi che accompagnano la malattia. Un’otite normale non deve creare particolari ansie, ma un’otite con rigidità del collo, febbre persistente e mal di testa deve far suonare il campanello d’allarme”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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