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Cosa sappiamo finora della strage alla moschea Sufi in Egitto

È una delle stragi più sanguinose della storia recente egiziana. L’attacco alla moschea di Rawda, un villaggio a 30 chilometri dalla città di Arish, nel nord del Sinai egiziano, che ha provocato almeno 235 morti e oltre 130 feriti è un atto di guerra da parte degli estremisti islamici che da diversi mesi lottano per strappare il Sinai al Cairo e farne una nuovo capoluogo del califfato dello Stato islamico.

Il luogo. La moschea scelta per la strage è considerata roccaforte dei sufi, il ramo spirituale della galassia islamica, ritenuto eretico da parte degli estremisti dell’Isis e quindi combattuto con ferocia. è simbolico anche il giorno: il venerdì è festa e le moschee di tutto il mondo sono affollate per la preghiera di mezzogiorno, l’unica che comprende un sermone durante la settimana. E sono giorni ancora più importanti per la dottrina sufi perché precedono l’anniversario della nascita del profeta Maometto (579) che sarà celebrato giovedì prossimo. Per i seguaci di Al Baghdadi è considerata una deviazione anche la celebrazione dell’anniversario. Nel febbraio scorso gli estremisti rapirono e decapitarono due esponenti del mondo sufi nel Sinai proprio con l’accusa di eresia.

La dinamica. Dai primi racconti dei testimoni, interpellato dal giornale egiziano Youm7, un commando di almeno quindici uomini arrivati a bordo di due auto sono entrati nella moschea durante la prima parte del sermone e hanno prima lanciato una bomba e poi hanno cominciato a sparare sulla folla in fuga. Nell’attacco sono state sterminate famiglie intere. Il commando ha poi incendiato le auto presenti affinché non venissero utilizzate per soccorrere i feriti e cercato anche di ostacolare l’arrivo delle ambulanze. Il responsabile del servizio di soccorso ha comunque assicurato che sul posto sono giunte almeno cinquanta ambulanze e che i feriti sono stati distribuiti su diversi ospedali della zona.

Le reazioni. Il presidente Abdel Fattah al Sisi ha convocato un Consiglio dei ministri d’urgenza e indetto tre giorni di lutto nazionale. Nel suo messaggio alla nazione ha promesso una risposta “brutale” e che “i martiri saranno vendicati”. Secondo il generale l’attacco definito “codardo e subdolo” è volto a “mettere in discussione la nostra capacità ma aumenta la nostra determinazione e unità per affrontare e respingere il terrorismo”. Ha assicurato infine che “la sicurezza tornerà”. Secondo Sky News Arabia le forze armate egiziane sono riuscite a uccidere, servendosi di alcuni droni, almeno 15 terroristi coinvolti nell’attacco terroristico. Il procuratore generale della repubblica egiziana Nabil Sadeq ha annunciato di aver aperto un’inchiesta incaricando una squadra interforze per portare avanti le indagini e individuare quanto prima i colpevoli.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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