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Cosa sappiamo finora della tragedia dell'hotel Rigopiano

Una struttura ai piedi del Gran Sasso, circa 30-40 persone fra clienti, personale e avventori casuali. Due persone tratte in salvo. Due morti accertati. Una struttura che è stata colpita dalla valanga ma non danneggiata dal terremoto: in questi casi possono formarsi vaste sacche d’aria in cui qualcuno può aver trovato salvezza.

18 gennaio

Neve e telefoni muti

Le prime difficoltà della giornata nell’ultimo post sulla pagina Facebook dell’hotel

Le scosse

Alle 10:25 la zona del Gran Sasso trema, magnitudo 5.1 Richter. Alle 11:14 magnitudo 5.5; alle 11:25, magnitudo 5.4. All’albergo non succede nulla, ma gli ospiti si spaventano e cominciano a organizzarsi per andarsene.

Aspettiamo lo spazzaneve

La strada però è bloccata dalla neve. Alle 14:33 l’altro colpo grosso, magnitudo 5. La scossa convince anche gli indecisi. L’appuntamento con lo spazzaneve è per le 15. Poi sarà rinviato alle 19.

L’allarme

“Alle 17,45, ricevo una telefonata via WhatsApp del mio cuoco che sta lì in vacanza con sua moglie e i suoi figli, uno di 6 e una di 8 anni. Mi dice: ‘aiuto professore, è arrivata una valanga. L’albergo non c’è più, e’ sparito, è sepolto. Noi siamo fuori, siamo in due, ma tu chiama i soccorsi”. A raccontarlo ai microfoni di SkyTg24 è Quintino Marcella, amico e datore di lavoro di uno dei due superstiti del disastro dell’hotel Rigopiano. “Riesco a mettermi in contatto con il Centro di coordinamento della prefettura – continua – ma mi sento rispondere ‘Abbiamo chiamato due ore fa l’albergo, era tutto a posto’. Non hanno voluto prendere per vera la mia versione” ma “io ho insistito: ho chiamato 115, 117, 118, 113, 112. Fino a quando alle 8 (di sera, ndr) si sono messe in moto le macchine”. L’uomo assicura pure di essere rimasto in contatto con il superstite, anche tramite sms: “‘Sono tutti morti’, mi ha detto”.

 

 

La fuga mancata

“Giampiero Parete (uno dei due superstiti, ndr) sta bene ma è preoccupato per i suoi due figli di 6 e 8 anni e per la moglie – spiega Quintino Marcella, ristoratore e datore di lavoro di Parete -. La moglie aveva mal di testa e aveva bisogno di una medicina che era in macchina. Giampiero è uscito dall’albergo ed è andato in auto. Mentre stava tornando verso l’hotel ha sentito rumori e scricchiolii e ha visto la montagna che cadeva”. Sempre secondo Marcella, “tutti gli ospiti dell’albergo avevano pagato e avevano raggiunto la hall pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve”. 

Notte fra il 18 e il 19 gennaio – La corsa dei soccorritori

Dopo l’allarme, ci sono volute ore alla colonna dei soccorsi ‘pesanti’ per arrivare nella zona coperta da metri di neve. I primi aiuti, quelli degli uomini del soccorso alpino del Cai e della Guardia di finanza, erano giunti sugli sci nella notte: due persone che si trovavano all’esterno della struttura erano state messe in salvo ma con la luce dell’alba la situazione è apparsa in tutta la sua drammaticità: “l’hotel – racconta Luca Cari, responsabile della comunicazione in emergenza dei vigili – è stato investito dalla valanga, che l’ha oltrepassato, seppellendolo”. Ci sono “tonnellate di neve, tronchi di albero e detriti ovunque. E materassi trascinati a centinaia di metri”. 

19 gennaio

L’albergo non c’è più

“L’albergo non esiste più, è completamente distrutto”. Le prime, sommarie descrizioni dei vigili del fuoco arrivati via terra rendono bene il senso della tragedia di Farindola, in provincia di Pescara, dove l’albergo Rigopiano è stato travolto da una valanga. I soccorritori hanno già estratto dalle macerie due cadaveri, ma alla conta mancherebbero una trentina tra clienti e dipendenti della struttura: le unità cinofile sin qui non hanno raccolto segnali, e con il passare del tempo la speranza di trovare dei superstiti diventa sempre più remota. 

“Un intervento ai limiti del possibile”

“L’intervento all’hotel Rigopiano è ai limiti del possibile. Abbiamo parlato con tutti gli operatori sul territorio e l’idea è supportare chi sta lavorando sul posto. E’ uno scenario critico, ci sono
criticità tecniche importanti e si sta lavorando per fare il possibile”. Lo ha detto il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, a margine della riunione operativa avvenuta nel Palazzetto dello Sport di Penne, in provincia di Pescara.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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