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Cosa sappiamo sulla Forza militare europea di cui l'Italia non fa (ancora) parte

Nove Paesi Ue formalizzeranno oggi la creazione di una Forza militare di intervento. L’intesa sarà firmata in Lussemburgo da Francia, Germania, Belgio, Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Estonia, Spagna, Portogallo. L’Italia aveva all’inizio mostrato interesse per la proposta, ma il nuovo Governo di Roma “non ha ancora preso la decisione finale”. Lo rende noto la ministra della Difesa francese, Florence Parly, in una intervista a ‘Le Figaro’.  “Questa iniziativa – aggiunge Parly – permetterà ovviamente l’associazione anche di altre forze extra Ue. Ad esempio la Gran Bretagna vuole mantenere una cooperazione con l’Europa”.

Lo scopo

La forza, denominata “European Intervention Initiative” e sostenuta in prima istanza dal presidente francese Emmanuel Macron, prevederà un lavoro di “pianificazione congiunta su scenari di crisi che potrebbero minacciare la sicurezza europea”. Tra questi, si legge sul Corriere della Sera, catastrofi naturali ed eventi che prevedano l’evacuazione dei cittadini. “Potranno prendervi parte anche alcuni Paesi non europei” sottolinea la ministra francese. A dicembre venticinque Paesi europei hanno firmato l’impegno a partecipare alla “Pesco”, la “Cooperazione permanente per la sicurezza”, prevista dal Trattato di Lisbona, nella direzione di un sistema integrato di difesa comune per i Paesi Ue. Ma perché la necessità di un esercito europeo e in cosa si differenzia da Pesco? La spiegazione del Telegraph in 5 punti.

1 – Perché un esercito dell’Ue?

L’integrazione strutturale delle forze armate dell’Unione europea rappresenta un’ambizione strategica di lunga data dell’Ue. L’ultima iniziativa (Pesco) affonda le radici nel trattato di Lisbona del 2009.

2 – Perché non prima?

Il Regno Unito, la principale potenza militare europea, lo aveva bloccato, temendo la creazione di un esercito di dimensioni europee. Tuttavia, dopo la Brexit Londra non ha più voce in capitolo e l’Ue ha proseguito con il piano che tuttavia offre alla Gran Bretagna l’opportunità di prenderne parte. A ciò si aggiungono una Russia in ripresa e l’elezione di Donald Trump, che potrebbero aver velocizzato il processo.

3 – Gli schieramenti

Secondo i piani iniziali, Paesi come Francia, Germania, Italia, Spagna e Polonia avevano il compito di creare strutture militari permanenti e di schierare gruppi di battaglia dell’UE e di 18 battaglioni nazionali. Il progetto potrebbe anche prevedere un quartier generale di pianificazione militare con sede a Bruxelles, in parallelo con la NATO.

4- Come verrà finanziato

Il piano è quello di aumentare la spesa per la difesa dell’Ue e risparmiare denaro unendo le risorse. Le misure escludono i produttori di equipaggiamenti militari dal pagamento dell’IVA e prevedono sovvenzioni Ue per la ricerca nel settore.

5 – Perché Pesco non basta

Pesco ha il sostegno di Nato. Tuttavia, Francia e Germania attualmente non sono d’accordo sull’obiettivo finale del progetto. La Francia vorrebbe una forza militare strettamente integrata, pronta a intervenire rapidamente sulle questioni critiche globali. La Germania vuole un’ampia coalizione in tutti gli Stati membri dell’Ue, costruendo un’unità difensiva contro un potenziale attacco.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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