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Cosa sarà del rapporto tra le due Coree adesso che le Olimpiadi sono finite

Si sono chiuse a Pyeongchang​, in Corea del Sud, le Olimpiadi del disgelo, così ribattezzate per l’apertura registrata verso la Corea del Nord che ha partecipato ai Giochi invernali, inviando atleti che hanno sfilato sotto la bandiera blu e bianca della riunificazione. Alla storica stretta di mano durante la cerimonia di apertura tra il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, e la sorella di Kim Jong-Un, Kim Yo-jong, primo membro della dinastia del regime comunista in visita al Sud dal 1953, è seguito un invito al leader di Seul a recarsi a Pyongyang per il primo vertice bilaterale dal 2007. Una visita che per Moon richiede però le giuste condizioni per concretizzarsi.

Inoltre, nonostante il nuovo round di durissime sanzioni economiche varate venerdì dagli Usa contro oltre 50 compagnie di trasporto navale legate alla Corea del Nord e società commerciali, definite dallo stesso presidente americano Donald Trump, “le più pesanti di sempre” e la reazione di Pyongyang che le ha condannate come un “atto di guerra”, la Corea del Nord ha fatto sapere di essere disposta a parlare con Washington.

È quanto è emerso oggi in occasione dell’incontro di Moon con Kim Yong-chol, il capo della delegazione nordcoreana, considerato un falco del regime e il mandante della distruzione della corvetta militare sudcoreana Cheonan nel 2010, in cui morirono 46 marinai. Pyongyang da tempo cerca un dialogo senza precondizioni con Washington, che da parte sua pone però l’accento su passi concreti che il regime nordcoreano deve intraprendere verso il disarmo prima che ciò avvenga.

Ammantate di attesa e interrogativi per mesi a causa delle minacce, insulti e test missilistici che hanno fatto schizzare alle stelle la tensione nella regione, le XXIII Olimpiadi invernali hanno fatto registrare passi avanti tra le due Coree, a cominciare dalla squadra femminile di hockey sul ghiaccio congiunta che ha gareggiato sotto un’unica bandiera. Scalpore, e proteste, aveva contrassegnato l’arrivo a Pyeongchang della delegazione nordcoreana, con 229 cheerleader, ventisei atleti, ventuno giornalisti e funzionari sportivi di Pyongyang, tra cui quattro membri del Comitato Olimpico nordcoreano, e il ministro dello Sport del regime di Kim Jong-unKim Il-guk.

Se alla cerimonia di apertura non c’era stato nessun segno di distensione tra Usa e Nord Corea, con anzi il vice presidente americano, Mike Pence, protagonista di alcuni sgarbi che avevano fatto infuriare Pyongyang, portandola a cancellare un previsto incontro tra le due delegazioni, alla chiusura Trump ha inviato la figlia Ivanka che sorridente ha assistito alla cerimonia a pochi metri dal generale Kim Yon-chol.

Nessun incontro però è previsto, hanno ribadito più volte Seul e Washington. Resta inoltre il fatto che nella cerimonia di chiusura, gli atleti sudcoreani e nordcoreani hanno sfilato ognuno sotto la propria bandiera, invece che sotto quella unificata usata all’apertura.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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