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Cosa si diranno Kim e Moon al vertice tra le due Coree così atteso da Trump

La bandiera dell’unificazione (la penisola coreana dipinta di azzurro su sfondo bianco) sventola in diverse località della Corea del Sud, su iniziativa di amministrazioni locali e comitati civici, a poche ore dall’inizio del terzo summit inter-coreano.

Il 27 aprile infatti si troveranno per la prima volta l’uno di fronte all’altro il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, e il leader nord-coreano, Kim Jong-un: per lo storico incontro, preparato con minuzia da settimane, è stato scelto il villaggio sul confine inter-coreano di Panmunjom, simbolo dell’armistizio del 1953, che pose fine alle ostilità della guerra di Corea.

I temi sul tavolo

La pace, la denuclearizzazione, e infine la riunificazione tra le due Coree saranno i temi sul tavolo di Moon e Kim, che non si sono mai incontrati prima faccia a faccia. Il summit vedrà di fronte – per la prima volta in territorio sud-coreano – due leader molto diversi, per storia personale e inclinazioni. Da un lato l’erede della dinastia al potere in Corea del Nord, destinato per nascita a guidare il Paese; dall’altro un avvocato a lungo impegnato sui temi dei diritti umani, figlio di una coppia di nord-coreani rifugiatisi al Sud durante la guerra di Corea del 1950-1953, che non si è mai conclusa con un trattato di pace.

La distensione tra le due Coree, cominciata con la partecipazione di una delegazione nord-coreana alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang, va avanti in maniera lenta ma costante. La settimana scorsa, è stata installata la linea di comunicazione diretta tra l’Ufficio della Commissione per gli Affari Statali, diretto da Kim, e la Casa Blu, l’ufficio presidenziale sud-coreano. I leader delle due Coree potranno parlarsi al telefono direttamente.

Lunedì, in un ulteriore segno di distensione, la Corea del Sud ha spento le postazioni di altoparlanti al confine con il Nord, sospendendo i messaggi propagandistici in vista del summit del 27 aprile prossimo, il terzo tra i leader delle due Coree, dopo quelli del 2000 e del 2007. E Pyongyang ha contribuito all’allentamento della tensione con l’annuncio, sabato scorso, dello stop ai test missilistici e nucleari e della chiusura del sito di Punggye-ri, dove gli scienziati nordcoreani hanno condotto gli ultimi test nucleari.

Il nodo denuclearizzazione

Il tema della denuclearizzazione rimane il più importante nodo da sciogliere. Kim non avrebbe fatto richieste impossibili da realizzare, come il ritiro dei soldati statunitensi dalla Corea del Sud, ma avrebbe solo chiesto la fine delle “politiche ostili” nei confronti della Corea del Nord, che oggi dice di puntare allo sviluppo economico. E dai risultati sulla denuclearizzazione dipende la possibilità di trasformare l’armistizio del 1953, con il quale si sono concluse le ostilità della guerra di Corea senza un vero trattato di pace.

Ma c’è anche l’obiettivo della riunificazione, anche se nel lungo periodo: il tema rimarrà molto probabilmente sullo sfondo dei colloqui, ma è condiviso da entrambi i Paesi separati dal trentottesimo parallelo, seppur con ottiche molto diverse. Secondo la visione del “leader eterno” della Corea del Nord, Kim Il-sung, fondatore del Paese, l’unificazione avrebbe portato a una Repubblica Democratica Federale di Koryo – l’antico nome del regno coreano da cui è derivato il nome attuale del Paese – con un unico organo legislativo per i due Paesi e una commissione che ne avrebbe gestito gli affari statali. La proposta sudcoreana è, invece, articolata in tre fasi: creare relazioni stabili dopo l’abbandono delle armi nucleari da parte del Nord; trasformare l’armistizio del 1953 in un trattato di pace e, infine, formare un mercato comune per creare una “comunità economica di co-esistenza e di prosperità inter-coreana”.

Il summit sarà seguito con attenzione a Washington, in vista dell’attesissimo incontro tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e lo stesso Kim; proprio per questo Moon e Trump si incontreranno entro metà maggio. Proprio quello storico summit, previsto per fine maggio, ha già generato i primi effetti: le esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud e Stati Uniti, che si tengono ogni anno in Corea del Sud, sono state prima rinviate, per non sovrapporsi alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang, e successivamente ridimensionate. E in coincidenza delle aperture di Kim è stata anche annullata dagli Usa la partecipazione della loro portaerei a propulsione nucleare “Carl Vinson”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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