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Cosa sta causando la screscente violenza dei detenuti spagnoli

Cosa succede nelle prigioni spagnole? Si esacerba la violenza tra la popolazione carceraria, mentre la vita delle guardie penitenziarie – che hanno subìto anche tagli di organico – sembra farsi sempre più dura.

Dall’inizio dell’anno in Spagna si sono già registrati una trentina di episodi di violenza dei detenuti contro le guardie: si va dai colpi ai morsi fino addirittura a mosse di arti marziali. Una situazione denunciata dal sindacato, che punta il dito contro la carenza di organico.

Morsi, insulti e botte: le 19 carceri dove la vita è più dura

Come ha ricostruito il quotidiano El Pais , sono 19 le carceri più violente della Spagna, dove tra il 2011 e il 2016 si è registrato il 57,7% di tutti i 2.208 episodi a livello nazionale. A detenere il ‘primato’ è la prigione situata a Estremera, un sobborgo di Madrid, con 124 casi, seguita dall’istituto penitenziario di Soto del Real (98), sempre nella zona della capitale, dove si trova rinchiusa la maggior parte dei detenuti più ‘famosi’. Vengono poi quelli di Zuera (79), Valencia e Siviglia II, entrambe con 75 episodi, e Port I (68). A completare la lista ci sono Albolote (Granada), Botafuegos (Algeciras), Malaga, Cordoba, Puerto III, Villabona (Asturie), Palma de Mallorca, Las Palmas II, Dueñas (Palencia), A Lama (Pontevedra), Teixeiro (A Coruña), Madrid IV  e l’ospedale psichiatrico di Alicante.

L’ultimo caso ad attrarre l’attenzione dei media, e a suscitare le vive proteste del sindacato Acaip, è avvenuto nella prigione di Caceres: un detenuto ha cominciato a lanciare insulti e minacce alle guardie che hanno dovuto immobilizzarlo, ma una di loro è rimasta ferita. E’ un ulteriore esempio di quella “escalation” denunciata dalla rappresentanza dei lavoratori ma smentita dal ministro dell’Interno, Juan Ignacio Zoido, che nega l’esistenza di qualsiasi ondata di disordini.

Incidenti in ripresa nel 2016 a 360 casi

Il numero di aggressioni subite dalle guardie penitenziarie negli ultimi anni oscilla con cali e riprese, a fronte di una popolazione carceraria diminuita in modo significativo: dai circa 60mila detenuti nel 2011 a poco più di 51mila l’anno scorso.

Come mostrano i grafici del quotidiano spagnolo, sei anni fa si sono registrati 427 casi (di cui 10 gravi, 190 lievi e 227 senza lesioni), scesi a 406 l’anno seguente e a 314 nel 2013, quando è stato segnato il numero più basso di incidenti nel periodo considerato. Nel 2014 gli episodi sono tornati a crescere (359), con un lieve calo a 342 l’anno successivo ma una ripresa nel 2016 (360).

I tagli all’organico e il protocollo anti-aggressione

Secondo l’Acaip, tra le ragioni principali di questa situazione ci sono i tagli all’organico subiti dal personale carcerario durante la crisi, che hanno provocato un deficit di 2.100 posti di lavoro. Il numero di agenti di sorveglianza è sceso da 15.574 a 14.991, mentre il totale della forza lavoro è passato da 22.919 a 21.838. Un numero “chiaramente insufficiente”, ha sottolineato il portavoce del sindacato, Nacho Gutierrez: “Il nostro lavoro – ha ricordato – non è solo monitorare e contare, ma anche reinserire, e con l’attuale numero di persone a disposizione è impossibile”.

Per cercare di porre un freno, le autorità di recente hanno approvato un protocollo anti-aggressione che prevede anche un inasprimento delle pene ai detenuti. Ma il documento non ha ricevuto il plauso sperato, con solo due sindacati – Csif e Ugt – che l’hanno sostenuto. L’Acaip, insieme al CC OO, lo ha respinto sostenendo che “non risponde alle aspettative” e non tiene in considerazione “gli insulti, le vessazioni e i colpi che non lasciano traccia”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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