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Cosa sta succedendo agli adolescenti della Nuova Zelanda?

Con la sua natura incontaminata, gli spazi immensi e le onde perfette per il surf, la Nuova Zelanda è il paradiso che molti adolescenti sognano. Forse, ma non è così per i giovani che in quel Paese ci vivono e la cui disperazione fa sì che la Nuova Zelanda detenga il più triste tra i record: il più alto tasso di suicidi tra gli adolescenti. Lo registra l’ultimo rapporto Unicef, secondo il quale il Paese si piazza di gran lunga al primo posto tra tutte le nazioni sviluppate. Il dato è scioccante: con 15,5 suicidi per 100 mila persone è il doppio di quello statunitense e quasi cinque volte più alto rispetto a quello della Gran Bretagna. L’Italia è al penultimo posto In classifica con un tasso dell’1,9. 

Perché proprio la Nuova Zelanda? 

Alla base c’è un “mix di elementi nocivi, in cui l’estrema povertà, la violenza in famiglia, la mancanza di lavoro e l’alto tasso di bullismo nelle scuole rappresentano le cause principali”, spiega Shaun Robinson della Fondazione per l’igiene mentale della Nuova Zelanda.  Non solo: dalle statistiche è emerso che i più inclini a togliersi la vita sono i giovani maori e quelli delle isole disseminate nel Pacifico, e lo fanno 1,4 volte di più. “Ciò dimostra che il fenomeno nasconde anche un problema culturale legato alla colonizzazione”, ha commentato Prudence Stone, di Unicef Nuova Zelanda. “E’ allarmante e la dice lunga sul livello di razzismo della nostra società”, ha continuato.

Leggi il servizio della Bbc su questo tema

L’importanza di essere un ‘All Black’

A far impennare i numeri ci sarebbe, poi, un altro fattore: la convinzione che soffrire di depressione sia da deboli. Da anni i Paesi occidentali combattono contro questo stigma, ma in Nuova Zelanda questa concezione potrebbe essere più difficile da sradicare. “Esiste una lunga tradizione legata alla virilità che richiede all’uomo neozelandese di aderire a un particolare modello e ai giovani adolescenti di impegnarsi per diventare grandi bevitori di birra”, spiega la dottoressa Stone. E non è un caso se gli All Black – la nazionale di rugby del Paese composta da molti giocatori di etnia maori – siano il simbolo dell’uomo neozelandese. “Credo sia una questione di stoicismo e di attitudine a pensare ‘ce la faccio da solo'”, ha osservato Brianza Hill, portavoce di Youthline. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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