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Cosa sta succedendo alle casette del terremoto di Amatrice e Accumoli?

Acqua gelata che si blocca nei tubi, corrente che salta impedendo il funzionamento di caldaie e riscaldamenti, impianti fognari che “sputano” acque nere fuori dai tombini, attraendo topi, mura domestiche che si trasformano, involontariamente, in uno schermo per ogni ricezione telefonica, isolando un territorio già isolato dalla tragedia del sisma del 2016. Ha le sembianze di un vaso di Pandora quello scoperchiato dai sopralluoghi avviati all’inizio dell’anno da Regione Lazio, Protezione Civile e ditte incaricate dei lavori di realizzazione delle Soluzioni Abitative d’Emergenza, le cosiddette “casette” che a più di un anno dal terremoto del 24 agosto, e con non poca fatica, hanno accolto gli sfollati di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, e degli altri comuni terremotati che ne hanno fatto richiesta. Una situazione ai limiti del paradossale, considerando che la maggior parte delle Sae non ha neppure un anno di vita. Eppure non si fermano le segnalazioni dei residenti, che lamentano disagi di ogni tipo, disagi che crescono con l’arrivo di un inverno che, alle latitudini dei Monti della Laga, è inverno vero.

Perché le Sae non sono attrezzate correttamente?

Secondo quanto affermato dal Dipartimento della Protezione Civile nel settembre del 2016, quando furono presentate le Sae destinate in Centro Italia, gli immobili avrebbero dovuto resistere a “qualsiasi condizione climatica”. Una caratteristica ribadita anche dal Consorzio Nazionale dei Servizi, fornitore ufficiale delle Sae in virtù di un accordo quadro stipulato con la stessa Protezione Civile in sede di aggiudicazione di un appalto risalente al 2014, periodo antecedente a quello che, nell’agosto del 2016, ha distrutto il Centro Italia. Che forse gli immobili immaginati per dare sostegno all’emergenza abitativa creatasi in Umbria, nelle Marche, nel Lazio e in Abruzzo siano stati in qualche modo ideati in maniera similare a quelli utilizzati per fronteggiare l’emergenza in Emilia Romagna, e non calcolando le asperità meteorologiche dei monti Sibillini e di quelli della Laga? Senza peraltro alcun collaudo “pratico” sul territorio? Difficile a dirsi.

Quel che è certo è che le tante segnalazioni dei cittadini di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto hanno fatto partire la richiesta di controlli urgenti inviata dal sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, a Regione Lazio e Protezione Civile, a cavallo tra Natale e Capodanno. Perché al netto di quanto i villaggetti mostrano dall’esterno, lo stato reale delle cose nei luoghi del sisma è ben diverso. E parla di disagi, disservizi, condizioni di vita ai limiti della tolleranza. Senza contare la necessità di quanti, nel tipico stile degli abitanti della Laga, abituati a risolversi da soli i problemi, sono dovuti intervenire in più di un’occasione di proprio pugno – e di propria tasca – per sistemare il sistemabile. Chiedere a Tonino, nel campo di Collemagrone, costretto a coibentare a proprie spese la caldaia della sua “casetta”, dal momento che “quella presente nell’armadietto non è adeguata alle nostre temperature. Quest’anno per fortuna le gelate non sono state continue, ma qui l’inverno dura fino ad aprile, e non possiamo farci cogliere impreparati”. Teresa invece racconta della spesa aggiuntiva (600 euro circa) per adeguare le antenne e rendere le televisioni visibili”.

Il racconto dei residenti

La situazione è la stessa un po’ ovunque, non soltanto ad Amatrice. Come dimenticare, appena qualche settimana fa, le foto di una porzione di tetto di una casetta di Accumoli letteralmente scoperchiato dal vento? Per non parlare poi del congestionamento delle tubazioni sotterranee, situazione al limite dell’incredibile, ma tra le più preoccupanti in quanto, per ammissione dello stesso Pirozzi, mette a repentaglio la tenuta igienico-sanitaria dei nuovi complessi abitativi. “Sono lì i problemi veri – aveva ribadito nelle ore scorsa il sindaco di Amatrice – a partire dalle fogne”. Da qui l’aut aut di queste ore, ancora una volta rivolto a Regione e Protezione Civile: “Se non si interviene immediatamente sarò costretto a disporre lo sgombero di tutte le casette del territorio, con il conseguente trasferimento a roma delle 515 famiglie ospitate nelle Sae”. Niente a che vedere con la campagna elettorale, assicura Pirozzi, candidato in corsa alla presidenza della Regione, ma solo rispetto del ruolo istituzionale di un sindaco, che nel suo territorio è anche massima autorità igienico-sanitaria. Lunedì prossimo è previsto un nuovo incontro, sempre ad Amatrice, con tecnici e responsabili della Regione Lazio, incontro al quale dovrebbe prendere parte anche il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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