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Cosa succede a Mosul

Quattro mesi dopo l’avvio della riconquista della città di Mosul, è cominciata la seconda e ultima fase della battaglia per strappare la ‘capitale’ irachena del Califfato alle forze dello Stato islamico. Una lotta che si preannuncia durissima e sanguinosa, combattuta casa per casa, con l’esercito di Baghdad che guadagna terreno lentamente, tra mine e cecchini, e il dramma dei civili intrappolati che suscita l’allarme delle organizzazioni internazionali.

Da antica capitale degli assiri a ‘cuore’ iracheno del Califfato

Nata sulle rovine della capitale assira Ninive, Mosul è il cuore dell’Isis in Iraq: è proprio da qui, dalla moschea al Nur, che il 14 giugno 2014 Abu Bakr al Baghdadi proclamò la nascita del ‘Califfato’ e da lì progressivamente estese la presenza jihadista verso sud, nelle regioni tribali sunnite dell’Anbar, e verso ovest, per cercare un collegamento e una continuità territoriale con la roccaforte in Siria, Raqqa. 

L’operazione per riconquistare Mosul, tappa per tappa

  • 17 ottobre: Viene lanciata la campagna ‘Qadimun ya Nineweh‘, che in arabo significa, ‘Stiamo arrivando, Ninive’. In campo, l’esercito iracheno, con l’appoggio dei miliziani curdi, milizie sciite e dell’aviazione straniera, soprattutto statunitense. Nelle fasi iniziali, viene dispiegato un contingente di circa 30.000 soldati (suddivisi tra forze speciali dell’esercito iracheno, peshmerga curdi, le forze al Quds iraniane, le milizie sciite, supportati dai raid aerei americani) contro circa 6mila miliziani dello Stato Islamico. L’accordo tra le forze prevede che sia solo l’esercito iracheno a entrare in città e non le milizie sciite, per evitare una resistenza o una mancata collaborazione da parte della popolazione sunnita
     
  • 19 novembre: Nonostante la forte resistenza dei miliziani dell’Isis, le forze dell’esercito iracheno avanzano e riprendono il controllo completo del sud di Mosul, liberando 10 mila famiglie. In un mese, le truppe di elite dell’anti-terrorismo riconquistano alcune zone nella parte est della città, ma tunnel, ostaggi usati come scudi umani e auto bomba, insieme a mine e cecchini, rendono molto difficile procedere. Le truppe irachene penetrano in città da est verso il centro di Mosul, i peshmerga e altre formazioni avanzavano a tenaglia da nord e da sud, mentre le milizie sciite si concentrano a sud ovest, tagliando il canale di rinforzi e rifornimento dei jihadisti con la Siria
     
  • 14 dicembre: Le forze irachene continuano ad avanzare. Sono oltre 950 i combattenti dell’Isis rimasti uccisi dall’inizio dell’operazione, per la maggior parte di nazionalità straniera. In base ai dati del ministero iracheno per l’Immigrazione, sono oltre 100mila i civili costretti a fuggire per sottrarsi ai combattimenti tra forze governative e milizie dello Stato Islamico. Mosul è accerchiata, i raid aerei fanno saltare in aria quattro dei cinque principali ponti cittadini e i miliziani si asserragliano nella parte ovest della città. A fine dicembre viene distrutto anche il Ponte vecchio, l’ultimo rimasto in piedi
     
  • 8 gennaio: I corpi d’elite iracheni raggiungono per la prima volta il Tigri, il fiume che divide in due la città. Nei giorni seguenti, le truppe riprendono il controllo della sede del governatorato della provincia di Ninive, il municipio e gli edifici che ospitano gli assessorati all’Agricoltura, alla Pianificazione Urbana e all’Edilizia Pubblica, più a est. Con una manovra a tenaglia le forze governative penetrano inoltre nel campus dell’università, riprendendone possesso
     
  • 18 gennaio: Dopo tre mesi di violenti combattimenti, le autorità annunciano la riconquista del controllo di Mosul est. Si calcola che siano circa 160.000 i civili evacuati, un migliaio quelli rimasti uccisi
     
  • 19 febbraio: Il premier iracheno Haider al-Abadi annuncia l’inizio dell’offensiva militare per riconquistare la parte occidentale di Mosul. “Le nostre forze hanno iniziato a liberare i cittadini dal terrore di Daesh”, assicura Abadi, “stiamo arrivando, provincia di Nineveh, a liberare il lato occidentale di Mosul”. Nel discorso, il premier cita anche il “rispetto dei diritti umani” che deve guidare le truppe nella battaglia. I militari e le forze di sicurezza puntano verso l’aeroporto, uno dei confini meridionali. Secondo fonti militari irachene, il piano prevede la conquista dello scalo per costringere i jihadisti a disperdere le forze concentrate sulla sponda destra del Tigri. 

Iraqi Forces captured Shaykh Yunis, Dabajah, Husayniyah, Ibrahimiyah and Zakah from ISIS – southwest of #Mosul

Map: https://t.co/QeXZATbIdy pic.twitter.com/qsw7qZ1P4B

— Syrian Civil War Map (@CivilWarMap) 19 febbraio 2017

 

L’allarme delle Ong, 750mila civili intrappolati

Anche se più piccola, la parte occidentale di Mosul è quella più densamente popolata, dove centinaia di migliaia di persone vivono da settimane praticamente in una situazione di assedio: poco cibo, scarseggiano i medicinali, chiusi in casa e usati come scudi umani. Tutti i ponti che collegano le due parti sul fiume Tigri, già danneggiati dai bombardamenti della coalizione, sono stati distrutti. Strade strette, abitazioni fitte, un impenetrabile reticolo di tunnel che disegna una situazione sul terreno difficilissima per i militari, che devono affrontare barriere di cemento, detriti, mine, cecchini e kamikaze. 

In questa situazione, sottoposti a terribili ritorsioni, di fatto ostaggi dei jihadisti sunniti, vivono nella zona tra i 650.000 e i 750.000 civili, di cui 350.000 bambini secondo Save the Children. 

 

350,000 children trapped and at risk in western #Mosul as offensive enters more dangerous phase: https://t.co/2UCIjtjmeY #Iraq

— Save the Children (@save_children) 30 gennaio 2017

 

L’organizzazione internazionale ha lanciato l’allarme. “Le forze irachene e i loro alleati, inclusi Usa e Gran Bretagna, devono fare qualsiasi cosa in loro potere per proteggere i bambini e le loro famiglie, evitare edifici pubblici come scuole e ospedali”, ha sottolineato il direttore per l’Iraq, Maurizio Crivallero. 

A Mosul est ancora insicurezza e paura

E se l’attenzione si è spostata sulla parte occidentale della città, nella zona orientale tornata sotto il controllo iracheno, in cui risiedono 400mila persone, la situazione è ancora difficile e la paura non è sparita. Le unità d’elite dell’anti-terrorismo hanno lasciato il controllo di questa parte all’esercito, mentre i jihadisti dell’ovest continuano a tirare colpi di mortaio e si temono cellule ‘dormienti’ dell’Isis che potrebbero costringere le truppe irachene a combattere su due fronti per riconquistare la città.

Video di violenze dei soldati sui civili, Baghdad annuncia indagini

Inoltre, rabbia e indignazione hanno suscitato dei video che mostrano uomini con l’uniforme delle forze di sicurezza pestare e uccidere civili inermi per le strade della città. Lo ha rivelato il Guardian, riprendendo le scene violente postate su pagine di social network vicine alle forze irachene che ricordano i filmati propagandistici diffusi dall’Isis. 

 

Torture videos cast shadow over Iraqi forces’ west Mosul offensive https://t.co/hCYGjqBaKB

— Guardian World (@guardianworld) 19 febbraio 2017

 

Gli abusi sui prigionieri hanno spesso macchiato l’operato delle forze di sicurezza irachene, come della polizia federale e dell’esercito regolare, dell’antiterrorismo e delle milizie delle Forze di mobilitazione popolare. L’ufficio del premier iracheno Haider al-Abadi ha avviato un’indagine, anche se ritiene che si tratti di materiale non autentico. “Se verrà provato che ci sono stati abusi, i responsabili saranno consegnati alla giustizia”, ha assicurato il portavoce, Saad al-Hadithi.

I video, postati a dicembre, nella seconda fase dell’offensiva sulla parte orientale di Mosul, sono in netto contrasto con i post dei profili Facebook delle forze di sicurezza che mostrano selfie tra civili liberati dall’Isis o soldati che distribuiscono acqua e alimenti e che danno persino da mangiare agli animali. “E’ estremamente importante che il governo prenda sul serio questi filmati”, ha avvertito Belkis Wille, che ha documentato per Human Rights Watch le violazioni dei diritti umani in Iraq. 

 

Per approfondire:

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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