TwitterFacebookGoogle+

Cosa vuole fare Sergio Bramini ora che Di Maio lo ha chiamato al suo ministero

C’è una regola non scritta in sceneggiatura: per far tuo lo spettatore devi mettere nella storia un bambino o un cane. 

E quella di Sergio Bramini è una storia cinematograficamente perfetta, tanto che i primi a farla propria sono stati quelli delle Iene, che l’hanno seguita passo passo, fino al drammatico sfratto dalla casa che l’imprenditore non è riuscito a impedire.

E alla morte – per l’appunto – di uno dei suoi cani proprio un paio di giorni prima che Luigi Di Maio annunciasse di volere Bramini – fallito benché fosse creditore nei confronti della Pubblica amministrazione di ben 4 milioni di euro – al proprio fianco, al Ministero dello Sviluppo economico, per scrivere una legge sulle procedure fallimentari.

E’ il primo atto del leader 5 Stelle – sottolinea Il Giorno – che con Matteo Salvini aveva partecipato ai sit-in di protesta con oltre 300 persone davanti all’abitazione dell’imprenditore, a Monza.

“Non posso girarmi dall’altra parte, devo occuparmi dei tanti che come me si sono visti cacciare ingiustamente dalla propria casa” racconta ora Bramini. In una intervista al Corriere annuncia di voler “studiare, ascoltare le associazioni che rappresentano chi vive esperienze” come la sua, “radunarle tutte sotto un’unica sigla e proporre un pacchetto di norme” che porterà il suo nome.

Come in tutti i film, anche in questa storia profondamente drammatica e forse a lieto fine c’è una variegata galleria di personaggi, ognuno con il proprio ruolo.

Sergio Bramini, 71 anni, è l’imprenditore monzese che, nonostante il credito di 4 milioni di euro accumulato dalla sua società di raccolta dei rifiuti, si è visto portare via la villa ipotecata per scongiurare il fallimento e salvare la società e i suoi 32 dipendenti. 

Il governo di prima, racconta Bramini, gli voltò le spalle. Ricordo bene di aver chiesto aiuto, ma mi sono sentito rispondere che non poteva essere creato un precedente, che era troppo tardi”. 

Il governo di adesso, aggiunge Bramini, “ha tutta un’altra sensibilità. Hanno risposto al mio appello disperato. E credo che la politica debba fare questo, scendere tra la gente, ascoltare i problemi e far sentire vicinanza”. 

Le Iene, è merito loro se la storia dell’imprenditore è assurta alle cronache nazionali ed è diventata simbolo della battaglia del cittadino contro la burocrazia. Sono stati loro a documentare minuto per minuto le fasi dello sfratto, fissato prima per il 1 giugno e poi anticipato al 18 maggio. Sono stati loro a tampinare il curatore fallimentare prima e il giudice che seguiva il pignoramento della casa poi.

Il giudice e il curatore sono per l’appunto le persone sulle quali si è concentrata l’attenzione dei cittadini che sui social network hanno dato sfogo in modo a volte scomposto alla frustrazione. Ma c’è da specificare, come rileva Giornalettismo, che i due hanno ruoli ben diversi. Al curatore fallimentare, che segue la procedura della Icom, le Iene contestano di non aver chiesto la certificazione dei crediti che avrebbe dimostrato che – se le pubbliche amministrazioni avessero pagato – Bramini e la sua azienda sarebbero stati salvi. Il giudice del pignoramento della casa, invece, ha dato esecuzione allo sfratto dopo che l’imprenditore non è riuscito a ripagare il mutuo ipotecario contratto proprio per salvare la Icom e i suoi dipendenti.

I debitori: quello in cui Bramini si è trovato coinvolto è uno scaricabarile molto pirandelliano e non a caso si svolge in Sicilia. Il grosso dei crediti che la Icom vanta sono con l’Ato di Ragusa che a sua volta aveva crediti per 18 milioni di euro con i comuni della Provincia. Tutti, insomma, dovevano avere soldi, ma nessuno pagava. Nemmeno la Regione Siciliana cui l’imprenditore aveva scritto perché intervenisse.

La storia

Senza scomodare Pirandello e Heinrich von Kleist per spiegare quanto la lotta dell’uomo contro il potere e la burocrazia seguano da sempre le stesse strade, per capire la storia di Bramini è più semplice andare per punti:

  • 1995 – Tra i vari appalti che la Icom vince ci sono quelli con la Ato di Ragusa per la gestione delle discariche di Vittoria e Scicli (mezz’ora di macchina dalla casa di Montalbano, per intenderci)
  • 2007 – La pubblica amministrazione smette di pagare o lo fa molto lentamente, mettendo in crisi di liquidità la Icom che deve avere dalla Ato 2,5 milioni di euro. La chiusura delle due discariche di Vittoria e Scicli – per le quali la Icom ha dovuto anticipare le spese di gestione – la porta a non poter gestire finanziariamente altri appalti e non potersi garantire la sopravvivenza. 
  • 2011 – La Icom fallisce, il curatore contesta a Bramini di non aver chiuso prima i battenti impedendole di accumulare un milione di debiti: 500 mila euro di ipoteca sugli uffici e 500 mila sulla casa dell’imprenditore.
  • 2018 – Il Tribunale di Monza decreta che Bramini deve essere sfrattato e la sua villa deve passare alla banca creditrice. Lo sfratto viene eseguito il 18 maggio in diretta Facebook nonostante due parlmentari vi avessero eletto domicilio.  

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.