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Cos’è l’Apsa: “utilizzata per reciclare soldi dei vip”. Così funziona il tesoretto “segreto” del Vaticano che Papa Francesco ha attaccato

Mon. Scarano: «L’Apsa del Vaticano utilizzata per riciclare soldi dei vip» Da corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

Il sacerdote lavorava negli uffici dell’amministrazione del patrimonio della Santa Sede. E’ sotto processo a Roma e Salerno per corruzione e riciclaggio: «Così usciva il denaro»

L’Amministrazione per il Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa)«faceva quello che non doveva, perché è diventata una seconda banca del Vaticano concorrente dello Ior». Parola di monsignor Nunzio Scarano, ex dipendente Apsa ora imputato in due processi (a Roma per corruzione, a Salerno per riciclaggio). L’Apsa «è esente da tassazione e agisce in un altro Stato, per cui può entrare e uscire denaro dal Vaticano a suo nome». Quindi può servire anche a riciclare? «C’erano servigi e cortesie che non erano confacenti all’ufficio, a livello di operazioni finanziarie».*

La vicenda Nattino

Scarano (di cui Papa Francesco, al momento dell’arresto, disse: «Non era certo la beata Imelada»), ha commentato la vicenda di Giampietro Nattino, ora al centro di una indagine della giustizia vaticana: il suo caso, dice il monsignore salernitano, «lo segnalai prima degli altri. I correntisti laici sono nascosti dietro conti cifrati, fonazioni, rubriche, lettere dell’alfabeto». Scarano segnalò la vicenda «ai magistrati italiani – racconta – che mi stavano interrogando a Regina Coeli.Gli parlai di possibili operazioni di agiotaggio e spiegai che all’Apsa girava di tutto. Il tempo mi ha dato ragione». Scarano, in una intervista a Repubblica, ha poi aggiunto che Nattino «faceva parte del pacchetto di clienti dell’Apsa, con privilegi particolari perché essendo un uomo ricco e potente aveva tutto quello che voleva. Ma gli affari non erano chiari. Lui era amico di amici. Così si diventa correntisti, conoscendo i delegati che dirigono le due sezioni, o il cardinale preposto o il segretario. La dirigenza insomma. Ma di questo ne parlerò sotto confessione solo con il Santo Padre. C’erano nomi eccellenti, tra i correntisti. Non mi risulta però che ci fossero politici italiani».

L’incontro con Bertone

Scarano ribadisce di aver parlato con il cardinale tarcisio Bertone, allora segretario di Stato di Benedetto XVI. «Appena fu nominato segretario di Stato, lo incontrai alla Torre San Giovanni una prima volta, poi una seconda nel salotto della segreteria di Stato. Gli parlai degli abusi e delle anomali nella contabilità, per difendere la dignità della Santa Sede«. E lui «mi ascoltò, ma poi non ha fatto niente. No ho parlato anche ad altri superiori della Segreteria di Stato ma furono solo buchi nell’acqua. L’Apsa era diventata come una proprietà privata, che non portava più servigi alla Chiesa né opere di carità»

così funziona il tesoretto immobiliare del Vaticano nel cuore di Roma Da http://www.lastampa.it/

«Per respirare quell’atmosfera sensuale tipica delle abitazioni degli alti prelati della fastosa corte pontificia, tre suite di questa dimora nel cuore del centro storico rinascimentale a 100 metri da piazza Navona…». È l’intrigante messaggio pubblicitario sul sito web di una delle «antiche dimore» del «Burcardo», residenze romane di lusso. Il Vaticano non c’entra nulla con la loro gestione, ma ne è proprietario. Sono, infatti, tra gli immobili della Congregazione di Propaganda Fide, il cui cardinale prefetto è anche soprannominato «il Papa rosso» visti gli ingenti beni che amministra per ricavarne soldi da destinare alle missioni nel mondo. Uno dei capitoli della Vatileaks 2, basata sulle carte dell’accurata indagine interna voluta dalla stessa Santa Sede, riguarda proprio le «case del Vaticano».

IL TESORETTO DA QUATTRO MILIARDI DI EURO

Sotto la denominazione «case del Vaticano» ricadono, dunque, migliaia di appartamenti nella capitale, riconducibili a ben 26 diverse istituzioni – si legge in un report della commissione Cosea – «relazionate alla Santa Sede». Beni immobili per un valore contabile totale di un miliardo di euro alla fine del 2012, ma che in realtà, secondo mercato, potrebbero valere almeno quattro volte tanto e hanno raggiunto, nel 2013, un reddito totale da locazione di 88 milioni di euro.

Le cronache e le inchieste giudiziarie degli ultimi anni hanno portato alla ribalta i nomi di inquilini o ex inquilini vip, che hanno ottenuto in affitto o acquistato le residenze più belle e centralissime di Propaganda Fide, che possiede circa 500 appartamenti in una sessantina di palazzi e li gestisce in modo del tutto autonomo dall’amministrazione centrale della Santa Sede.

INQUILINI ECCELLENTI

Si tratta di appartamenti in piazza di Spagna, in via della Vite e via Sistina, in via Margutta e in via del Babuino. Le abitano politici, imprenditori e giornalisti, talvolta a canoni più bassi rispetto a quelli di mercato ottenuti in cambio di lavori di ristrutturazione degli immobili pagati a spese proprie, come nel caso di Bruno Vespa. Ma il vero forziere delle case è quello dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, che ha funzioni di «banca centrale» del Vaticano, che gestisce i suoi asset di beni mobili e immobili (un patrimonio complessivo di 2,7 miliardi) per «fornire fondi necessari all’adempimento delle funzioni della Curia romana».

Una parte consistente delle migliaia di appartamenti gestiti dall’Apsa si trova nei dintorni del Vaticano. «Le case dell’Apsa – spiega a La Stampa un presule che ha lavorato a lungo nella “Banca centrale” – vengono assegnate per il 70% a dipendenti della Santa Sede a un canone d’affitto inferiore del 40% al valore di mercato degli alloggi in affitto nelle stesse zone». Il canone ridotto rispetto al valore di mercato della casa «rappresenta un’integrazione del salario e un benefit per i dipendenti vaticani». Il rimanente 30% viene affittato «a esterni che ne fanno richiesta, a un canone mensile inferiore del 15% al valore di mercato dell’appartamento». Quindi cifre certamente convenienti, ma non convenientissime.

CORSA ALL’ASSEGNAZIONE

Sia per i dipendenti sia per gli aspiranti inquilini esterni, le liste d’attesa sono lunghissime. «Molti esterni – confida l’arcivescovo – si fanno raccomandare da prelati e personalità vaticane per ottenere l’abitazione». Conoscenze e amicizie sono dunque un canale privilegiato. Alcuni degli alloggi di via di Porta Angelica sono stati affittati a inquilini esterni e «si sta valutando la possibilità di fare lo stesso con gli appartamenti che si trovano in altri palazzi oggi occupati esclusivamente da cardinali e vescovi a piazza della Città Leonina e al Sant’Uffizio, accanto a piazza San Pietro». Ossia nel cuore di Roma.

Sono interessati all’affitto studi notarili, sedi di rappresentanza di istituzioni internazionali e ambasciate. Il Governatorato e l’Apsa hanno incaricato alcuni architetti di ottenere nuovi appartamenti più piccoli dividendo alloggi di grandi metrature. «Il compito si è rivelato complicato – spiega il prelato – perché in gran parte si tratta di case vecchie nelle quali è molto costoso o impossibile intervenire sulle tubature per allacci e impianti idrici. Si è riuscito a farlo solo in pochi casi, come per esempio in un appartamento al Palazzo del Sant’Uffizio nel quale in una casa di 400 metri quadri è stato ricavato un secondo alloggio più piccolo».

Cos’è l’Apsa: “utilizzata per reciclare soldi dei vip”. Così funziona il tesoretto “segreto” del Vaticano che Papa Francesco ha attaccato – Video

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