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Così gli scafisti usavano Facebook per reclutare migranti da portare in Italia

Il traffico di migranti nel Mediterraneo è un business in continua crescita e gli scafisti utilizzano anche Facebook per pubblicizzare i viaggi in mare. Il social network negli ultimi mesi ha eliminato molti post-offerta per dei viaggi confortevoli e sicuri per raggiungere l’Europa. Post scritti in arabo per la maggior parte e spesso erano accompagnati da video e testimonianze che mostravano il successo di questi viaggi nel Mediterraneo. I messaggi sembravano pubblicizzare una vera e propria crociera extra lusso, e tutto lasciava intendere che fosse molto facile raggiungere la Grecia dalla Turchia o l’Italia, partendo dall’Egitto. Non a caso le immagini ritraevano grandi imbarcazioni che attraversano tranquillamente il Mediterraneo.

In un video c’era anche la voce di uno scafista che si descriveva come un ‘eroe’  in grado di aiutare le persone ad accedere ad una vita migliore in Europa. Un altro parlava, invece, di sicurezza: “In molti – scrive su Facebook – sono preoccupati per la sicurezza, ma è nostro interesse arrivare a destinazione in modo da poter portare altre persone”.

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Un business da 35 miliardi di dollari l’anno

Il business degli scafisti ha raggiunto un giro d’affari di 35 miliardi di dollari l’anno e rappresenta una delle principali cause di morte per i migranti, spiega il capo dell’Organizzazione internazionale per la migrazione William Lacy Swing. Nell’ultimo anno 2.400 persone sono morte attraversando il Mediterraneo. Il traffico di migranti è un mercato in forte crescita e ciò ha scatenato una forte concorrenza tra gli scafisti che sono disposti a tutto pur di attirare nuovi migranti disperati.

“Segnalateci i post sospetti, così ci aiuterete a far diminuire il fenomeno”

“Abbiamo rimosso tutti i contenuti sospetti e tutti quelli che in qualche modo violavano i nostri standard”, ha spiegato al Guardian un portavoce di Facebook. “Incoraggiamo tutti a usare i nostri strumenti di reporting per segnalarci questi tipi di comportamento, così sarà per noi più facile individuarli e esaminare i contenuti. Sarà poi compito del nostro team di esperti rimuoverli qualora si riscontrino contenuti illegali”.

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Facebook è solo la punta dell’ iceberg

I post su Facebook “sono solo la punta dell’iceberg”, spiega al Guardian il criminologo all’università di Cambridge Paolo Campana. “Ci sono gruppi chiusi, cui non si può accedere e quelli sono più pericolosi perché completamente fuori controllo”.  Campana sta analizzando i post sui social network e gli atti giudiziari dei processi per cercare di individuare le reti degli scafisti e capire le scelte di chi decide di salire su quei gommoni della speranza. Un suo collaboratore, analizzando alcuni post su Facebook si è reso conto che alcuni scafisti offrono anche un’assicurazione di viaggio, con la quale i migranti avrebbero diritto ad un altro viaggio qualora la barca fosse bloccata dalle guardie costiere. I prezzi per un viaggio variano da 450 dollari per una piccola imbarcazione, a 1.500 per uno yacht privato ‘sicuro per famiglie’. “Non è possibile capire quanti viaggi sono stati organizzati su Internet”, spiega ancora Paolo Campana. “I social sono solo uno dei tanti mezzi che vengono utilizzati per questo commercio illegale. Negli ultimi cinque anni 2 milioni di persone hanno attraversato le frontiere illegalmente e più del 95% dei viaggi sono stati fatti via mare. Ecco come la figura dello scafista è diventata indispensabile”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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