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Così hanno ucciso Emanuele: la ricostruzione degli inquirenti

Ucciso da Mario Castagnacci e Paolo Palmisani a calci e pugni al culmine di una aggressione innescata da una banalissima lite. Nella richiesta di convalida del fermo per i due fratellastri di Alatri, il pm della Procura di Roma ricostruisce passo dopo passo le fasi che hanno portato all’omicidio di Emanuele Morganti di fronte al Miro Music Club di Alatri.

Ecco cosa è successo la notte del 26 marzo

  • Emanuele Morganti e la sua ragazza, Ketty Lisi, si avvicinano al bancone del ‘Miro Music Club’ per prendere le consumazioni
  • Mentre aspettavano di essere serviti vedono avvicinarsi un altro avventore, ubriaco, Domenico Paniccia, “che pretende di essere servito immediatamente e che sgomita con Emanuele per guadagnarsi il bancone.
  • Nasce un alterco che sfocia in uno scambio di spintoni e strattoni, durante i quali Paniccia colpisce Morganti con un portatovaglioli
  • Gli addetti al servizio di sicurezza Manuel Capoccetta, Michael Ciotoli, Damiano Bruni e Xhemal Pjetri allontanano Emanuele dal locale. 
  • Dal Mirò esce una calca di gente. Alla testa c’è Emanuele Morganti portato di peso Emanuele ha la maglia strappata ed un po’ di sangue che gli esce dalla bocca.Emanuele ai buttafuori perché allontanino lui, che non stava dando fastidio. 
  • Mentre Emanuele parla con Marco Morganti, suo cugino, Paolo Palmisani lo colpisce con uno schiaffo in faccia e Franco Castagnacci, padre di Mario, gliene dà un altro. Emanuele scappa verso la parte alta della piazza, inseguito da Palmisani, armato di una chiave tubolare del tipo usato per smontare i bulloni delle ruote, da Mario e Franco Castagnacci e da un membro della sicurezza del locale armato di manganello.  
  • All’altezza degli uffici del giudice di pace, Emanuele viene raggiunto da Paolo Palmisani e da Mario Castagnacci che lo prendono a pugni sulla testa. L’ultimo pugno, sferrato da Mario Castagnacci, fa perdere i sensi a Emanuele, ma l’aggressione continua mentre i suoi amici Marco Morganti, Gianmarco Ceccani, Lorenzo Fanella e Riccardo Milani cercano di soccorrerlo e difenderlo facendogli scudo 

“Una violenza feroce e immotivata”

“Non è possibile individuare con certezza il movente dell’aggressione” ai danni di Emanuele Morganti ma di sicuro Paolo Palmisani e Mario Castagnacci “hanno ripetutamente usato nei confronti della vittima una violenza feroce” come comprovato da “una serie di testimonianze univoche” afferma il pm di Roma, Stefano Rocco Fava, “la pericolosità dei due indagati è rilevantissima e dimostrata dal comportamento gravissimo, assolutamente sproporzionato al banale litigio che ha originato gli eventi e nel quale, per di più, non erano stati coinvolti”.

La richiesta al gip di emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere parte “proprio il carattere macroscopico della reazione violenta è sintomatico di un’estrema pericolosità e di una propensione per azioni violente che possono essere quindi poste in essere anche senza una valida giustificazione”. E se lasciati in libertà, i due indagati – sostiene il pm – “possono cercare di influire sulla genuinità delle dichiarazioni che verrano rese da chi è a conosceza dei fatti”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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