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Così i Bitcoin hanno fatto ricchi i suprematisti bianchi di Charlottesville

Cosa c’entrano i suprematisti bianchi con i Bitcoin? C’entrano eccome, perché proprio gli esponenti del movimento razzista e nazionalista americano sono tra coloro che si stanno arricchendo di più grazie all’exploit della criptovaluta che permette di effettuare transazioni economiche senza passare da intermediari bancari. Lo racconta il giornale web americano Mic. Quello che dopo i fatti di Charlottesville è sembrato l’inizio di un declino politico e mediatico (molti esponenti del movimento suprematista identificati e ritenuti responsabili degli scontri hanno perso il lavoro, o l’accesso a diverse piattaforme, Uber, per fare un esempio) si è rivelato invece l’inizio di una nuove era, se non altro sotto il profilo economico. E sì perché – rivela Mic – molti sono stati costretti per i loro affari a investire e a servirsi della criptovaluta, visto l’ostracismo di alcune banche.  

Bitcoin è un sistema di gestione e trasferimento di denaro dove invece di trattare con le banche centrali, gli individui scambiano le loro monete peer-to-peer, protetti da crittografia. Sul web, la criptovaluta ha guadagnato notorietà come mezzo per acquistare e vendere in modo anonimo beni illegali. A livello globale, il Bitcoin ha attirato l’interesse di paesi come il Venezuela e lo Zimbabwe, dove il futuro della valuta locale è incerto.

E proprio dopo le proteste di Charlottesville, molti nazionalisti bianchi hanno perso l’accesso ai servizi di trasferimento di denaro come Apple Pay e PayPal, e quindi si sono rivolti al bitcoin, raddoppiando il proprio investimento o creando portafogli per sperimentare la criptovaluta apolitica.

Negli ultimi mesi, il prezzo del bitcoin è salito a livelli record, raggiungendo un prezzo di negoziazione superiore a ai 14 mila euro per moneta. Durante questo boom, la ricchezza nazionalista bianca è cresciuta, con alcuni dei razzisti di celebrità più virulenti del Paese che spesso rastrellano in migliaia di dollari in un solo giorno.

Leggi qui il servizio completo di Mic

Bitcoin può essere usato in modo anonimo, ma per accettare donazioni, i nazionalisti bianchi hanno dovuto ‘de-anonimarsi’. Così John Bambenek, ricercatore di cyber security e analista di minacce, ha creato un bot di Twitter per seguire e raccogliere queste informazioni. È da quel bot, @NeoNaziWallets , che Mic ha raccolto e mostrato questo comportamento. Scoprendo appunto che tra gli utilizzatori neo-milionari di bitcoin c’erano i leader dei suprematisti bianchi.

“Il caso più chiaro di tale crescita è con Counter-Currents – scrive Mic – una casa editrice (La Guida nazionalista) o di film di Trevor Lynch (Verso la Repubblica Bianca). Da fine agosto a mercoledì scorso – il nostro periodo di osservazione per i dati – il portafoglio per l’editore di estrema destra tenuto a circa 7,7 bitcoin, inclusi alcuni piccoli contributi (possibilmente donazioni) lungo la strada. La sua ricchezza è più che raddoppiata, portandoli a circa 41.000 doillari tra il 2 settembre e il martedì. E poi entro mercoledì ha guadagnato 5.859 dollari in più”.

 

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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