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Così i campi rom verranno smantellati

ROMA. Case famiglia. Alloggi popolari. Microaree attrezzate e cooperative di autocostruzioni. La road map per smantellare i campi rom è segnata. I prefetti gestiranno gli sgomberi, i sindaci troveranno le soluzioni abitative alternative, il Viminale metterà sul piatto i finanziamenti con un fondo unico. E i rom? Firmeranno un patto d’emersione, altrimenti (per i pochi non italiani, né comunitari) espulsione. Tutto sarà scritto nero su bianco entro i primi di luglio, quando l’Anci presenterà il suo “piano nomadi” al ministero dell’Interno: 30mila i rom interessati al trasloco.
La novità è frutto dell’incontro di mercoledì sera tra Viminale, regioni e comuni. Obiettivo: superare la perenne emergenza campi e alleggerire il peso sulle grandi città. A fine mese, l’Unar (Ufficio anti-discriminazioni della presidenza del Consiglio) e l’associazione dei comuni italiani presenteranno i risultati della prima indagine nazionale sui campi nomadi. Da quanto trapela, emergerà che gli «insediamenti precari sono più limitati di quanto si pensi e riguardano soprattutto i grandi centri urbani »: Torino, Milano, Roma, Napoli.
Su 150mila rom presenti nel nostro Paese solo il 20% vivrebbe in campi, insomma 30mila persone circa. A loro si rivolge il piano sgomberi. «Il progetto – spiega il direttore dell’Unar, Marco De Giorgi – è figlio della Strategia nazionale di inclusione dei rom, approvata nel febbraio 2012. Tra i punti, c’era la soluzione della questione abitativa. I campi sono un monumento all’esclusione sociale e vanno superati. I comuni non hanno risorse sufficienti per risolvere da soli il problema, per questo è stato importante l’incontro al Viminale ».
Ma attenzione: non c’entrano nulla le ruspe di Salvini. «Smantellare i campi da un giorno all’altro è impossibile – spiega De Giorgi – l’obiettivo è di medio periodo: abbandonare gradualmente questi insediamenti con una strategia inclusiva. Seguendo le buone prassi sul territorio: facilitare le autocostruzioni delle cooperative, con il comune che mette a disposizione il terreno o creare miniaree attrezzate, riducendo la dimensione dei campi, come chiede l’Europa».
A confermare alcuni punti del piano è il presidente dell’Anci, Piero Fassino, presente al vertice col ministro dell’Interno. «Siamo stati noi sindaci della grandi città, su cui grava la maggiore concentrazione di campi autorizzati o abusivi a chiedere di affrontare la questione. In questi insediamenti le condizioni di vita sono misere. Chiuderli e offrire soluzioni abitative più dignitose è un’operazione di civiltà. A patto che i rom coinvolti accettino un patto di legalità e rispetto delle regole. Oggi noi sindaci gestiamo da soli tre emergenze: l’afflusso di profughi, i campi rom e l’emergenza abitativa figlia della crisi di questi anni. Tre questioni che rischiano di entrare in collisione tra loro e il cui punto di contatto è la necessità comune di trovare un ricovero». Il piano rom non parte da zero. «Sia a Torino che a Milano – racconta Fassino – sono state avviate esperienze di superamento dei campi, proponendo la ricollocazione in situazioni abitative diverse, chiedendo in cambio un patto di emersione, basato sul riconoscimento e rispetto della legalità. A Torino, per esempio, stiamo svuotando il campo di lungo Stura Lazio, in cui vivevano 800 rom. Quasi metà sono stati ricollocati in comunità alloggio, case protette e in strutture gestite dalle associazione del Terzo settore».
Il problema qual è? «Dopo l’emergenza nomadi del 2008, i comuni sono stati investiti della titolarità della questione rom – risponde Fassino – ma non c’è stata continuità di finanziamenti. I costi sono alti, non solo per la ricollocazione delle persone, ma anche perché una volta sgombrati i campi, vanno bonificati i terreni occupati per anni. I comuni gestiscono la situazione assieme ai prefetti, ma servono risorse certe e continue».
Da qui, l’accordo stipulato con Viminale. «Il governo ci ha chiesto di predisporre un piano Anci volto a superare i campi. Lo presenteremo nelle prossime settimane. In cambio il governo si è impegnato a istituire un fondo stabile di risorse».
Vladimiro Polchi

I NUMERI


12 mln
IN EUROPA
Il totale di rom e sinti in Europa, 6 milioni nell’Unione europea

150mila
NEL NOSTRO PAESE
Rappresentano lo 0,25% della popolazione italiana

3%
NOMADI

Soltanto il 3 per cento l è effettivamente nomade

20%
NEI CAMPI
In Italia appena il 20% dei rom vive nei cosiddetti “campi”

15mila
MINORI A RISCHIO

Il 60% ha meno di 18 anni. E 15mila minori sono a rischio apolidia


(la Repubblica 19 giugno)

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