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Così il Vaticano va verso la trasparenza finanziaria

Dal 2009 è iniziato un percorso che ha prodotto alcuni risultati significativi, tra cui l’introduzione di una normativa di contrasto al riciclaggio del denaro sporco e al finanziamento del terrorismo e l’istituzione di un organismo di vigilanza.

Pubblicato il 20/01/2017 –
giacomo galeazzi –
CITTA’ DEL VATICANO –

Il cammino della Santa Sede verso la piena trasparenza finanziaria va avanti. La requisitoria dei pm di Roma, Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci, con le richieste di condanna per gli ex dirigenti dello Ior accusati di violazioni della normativa antiriciclaggio, riaccende i riflettori sulle procedure internazionali per l’ammissione del Vaticano tra i paesi finanziariamente trasparenti. Del lavoro resta da fare, ma sono stati raggiunti importanti punti fermi. Dal 2009 è iniziato un percorso, non semplice e non privo di ostacoli interni alle mura leonine, che ha prodotto alcuni risultati significativi: l’introduzione di una normativa di contrasto al riciclaggio del denaro sporco e al finanziamento del terrorismo in linea con gli standard internazionali, l’istituzione di un organismo di vigilanza, l’Aif (autorità d’informazione finanziaria), in costante contatto con le stesse agenzie di vigilanza di numerosi Paesi del mondo (compresa l’Uif italiana, che ha sottoscritto un accordo di collaborazione con l’Aif), l’applicazione del principio di “vigilanza prudenziale” che in sostanza permette un costante controllo dell’Aif sullo Ior, la cancellazione di migliaia di conti e di clienti ma anche la definizione – circoscritta – di chi può avere un conto allo Ior (c’è sul sito), ecc.

L’arrivo di un management laico specializzato sia nella gestione finanziaria che nelle politiche e nella legislazione antiriciclaggio. Fino al 2015, nella black list degli Stati che non rispettano gli standard internazionali in materia di anti-riciclaggio., accanto a Lussemburgo e San Marino, compariva la Città del Vaticano. Il processo di adeguamento della Santa Sede non è ancora terminato. La riforma della finanza vaticana ha disegnato nuovi assetti istituzionali che si sono accompagnati a un adeguamento alle normative internazionali sulla trasparenza finanziaria. Nei vari rapporti di Moneyval, la struttura del Consiglio d’Europa che verifica l’adeguamento delle legislazioni antiriciclaggio degli Stati, è stato richiesto alla Santa Sede un rafforzamento nella struttura investigativa e nella capacità di produrre risultati. Su questo aspetto il lavoro è ancora molto da fare. Al 31 dicembre 2015 l’attivo di stato patrimoniale dello Ior ammontava a 3,2 miliardi di Euro (2014: 3,2 miliardi di Euro), con un patrimonio netto di 670,3 milioni di Euro (2014: 695,0 milioni di Euro).

In visita allo Ior il il 24 novembre del 2015, Francesco ha ribadito la necessità di rispettare i “principi etici che non sono negoziabili per la Chiesa, la Santa Sede e il Papa”. Per il Pontefice la banca vaticana “deve basare le sue attività su principi che siano compatibili con gli standard di moralità, efficienza coerente e pratiche che rispettano la specificità della natura dello Ior e l’esempio trasmesso dalle sue attività», così da «combinare armoniosamente, l’efficacia operativa e la natura pastorale essenziale di tutte le azioni”. Intanto Italia e Santa Sede hanno sottoscritto un’importante intesa di collaborazione sul piano fiscale; manca però un riconoscimento definitivo da parte del Ministero per l’Economia rispetto allostatus del Vaticano in ambito di transazioni finanziarie.

La riforma delle finanze vaticane, le novità introdotte sul piano della trasparenza, della gestione, del management, della comunicazione interna e della governance economica vaticana nel suo insieme, stanno portando lo Iora un dimagrimento finanziario, con una riduzione della clientela e dei valori complessivi gestiti dall’istituto. Quando cinque anni fa il Consiglio d’Europa fece osservare che 46 organizzazioni senza scopo di lucro operano all’interno della Città del Vaticano, la Santa Sede replicò che il Vaticano non è una piazza finanziaria. E che lo Ior o le altre strutture finanziarie della Santa Sede (Governatorato, Apsa, Propaganda Fide) canalizzano tutte le attività a fini di carità. Ma i numerosi scandali hanno accreditato l’immagine di un “Paradiso fiscale” con sede oltre le mura leonine, malgrado Moneyval abbia riconosciuto i passi avanti c ompiuti dalla Santa Sede verso la trasparenza e quindi verso l’ingresso nella “white list”. Da segnalare appunto la convenzione fiscale fra Italia e Santa Sede – segno di un netto miglioramento dei rapporti – e un analogo accordo con gli Usa (e questo è particolarmente importante, perché se dagli Stati Uniti arriva uno stop si ferma tutto).

E’ vero che manca il riconoscimento da parte dell’Italia del Vaticano come stato con una normativa antiriciclaggio equivalente (un passaggio più formale che sostanziale a questo punto), tuttavia la certificazione dei progressi da parte di Moneyval – l’ultimo “Progress report” è del dicembre 2015 – ha fatto sì che lo Ior potesse ricominciare ad operare progressivamente – dopo il momento critico del gennaio-febbraio 2013 in cui l’operatività dello Ior era ridotta al minimo – con decine di banche in tanti Paesi del mondo, e di fatto ora è pienamente attivo. Le accuse di questi ultimi due anni da parte della magistratura sono risultate talvolta imprecise tecnicamente. L’accordo con gli Usa– che è il primo accordo intergovernativo formale tra la Santa Sede e gli Stati Uniti – sottolinea l’impegno di entrambe le parti a “promuovere e ad assicurare un comportamento etico nel campo finanziario ed economico”. In particolare, l’accordo serve a p”revenire l’evasione fiscale e a facilitare l’adempienza dei doveri fiscali da parte dei cittadini statunitensi che svolgono attività finanziarie nello Stato Città del Vaticano”.

Assicurare il pagamento delle tasse e prevenire l’evasione fiscale, si riconosce, “hanno un’importanza economica fondamentale per ogni comunità, poiché un gettito fiscale e una spesa pubblica adeguati sono indispensabili perché i governi diventino strumenti di sviluppo e solidarietà, incoraggino la crescita dell’occupazione, sostengano le attività commerciali e caritative e forniscano sistemi di assicurazione sociale e assistenza volti a proteggere i membri più deboli della società”. E in un contesto di globalizzazione economica è considerato essenziale “rafforzare lo scambio di informazioni al fine di prevenire l’evasione fiscale”. Un percorso secondo “gli standard globali più aggiornati per ridurre l’evasione fiscale offshore attraverso lo scambio automatico di informazioni fiscali”.

http://www.lastampa.it/2017/01/20/italia/cronache/cos-il-vaticano-va-verso-la-trasparenza-finanziaria-4yG3E81WH2w3ufli1dMmSN/pagina.html

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