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COSÌ LA GUERRA COLPISCE ANCHE IL MERCATO DELLE SIGARETTE

L’avanzata dello Stato Islamico e la creazione del Califfato hanno danneggiato le vendite dele Imperial Tobacco nel Medio Oriente. La multinazionale britannica di base a Bristol è la seconda produttrice di sigarette al mondo dopo China Tobacco, mentre la celeberrima Philip Morris americana è al terzo posto. Nel 2013 l’Imperial ha prodotto la bellezza di 320 miliardi di sigarette in 51 fabbriche di sua proprietà sparpagliate in 160 Paesi. Fino all’estate del 2014, il mercato iracheno e quello saudita appartenevano al gruppo di nazioni – tra cui alcuni Paesi asiatici e una manciata di Stati americani – dove maggiore era l’aumento delle vendite dei prodotti dell’Imperial. Il tasso di crescita annuo della domanda in queste nazioni era l’8 per cento. La guerra di conquista lanciata dall’esercito dello Stato Islamico lo scorso giugno ha cambiato però gli scenari commerciali facendo precipitare le vendite in Medio Oriente per una serie di motivi: il blocco delle tradizionali vie di comunicazione e distribuzione, il fiorente contrabbando e i furti. Risultato: l’Imperial ha dovuto assorbire una flessione negli introiti provenienti da questa regione. Altro mercato un tempo fiorente e colpito di recente dai problemi geopolitici è quello russo ed ucraino. Nel primo le vendite sono scese a causa delle sanzioni relative ai prodotti stranieri, tra cui il tabacco, nel secondo la guerra civile ha fatto contrarre i profitti per motivi analoghi a quelli del Medio Oriente. Risultato: nei primi nove mesi l’Imperial ha riportato un aumento dei profitti del solo 2 per cento, per un valore di 4,8 miliardi di sterline. Non male, date le circostanze, per un prodotto che danneggia la salute. (Il Venerdì 26 settembre, Loretta Napoleoni)

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